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lunedì 20 aprile 2026

Da AsiaNews: Yisca Harani: 'Aiutiamo un ospedale maronita dopo la profanazione del Cristo a Debel'

"(...) Sulla vicenda AsiaNews ha interpellato Yisca Harani, che attraverso l’ong Rfdc “monitora atti di qualsiasi natura, dalle molestie alle violenze, contro i cristiani” come spiega lei stessa. “In generale, qui [in Israele] non si verificano gravi persecuzioni contro i cristiani. La situazione - prosegue - è molto diversa rispetto alla Nigeria o ad altri luoghi”. Tuttavia, in quanto ebrea e appartenente a una “terra definita come Santa”, una vicenda come quella occorsa ieri risulta “intollerabile. Siamo impegnati nel profondo - aggiunge - a cambiare una realtà in cui alcune persone mostrano mancanza di rispetto e, come avete visto, commettono atti di vandalismo e profanazione” di simboli religiosi di primaria importanza per altre fedi. 

In risposta al gesto, l’attivista israeliana ha lanciato una campagna di raccolta fondi i cui proventi andranno a favore delle popolazioni dei villaggi cristiani in cui è avvenuta la profanazione. Il denaro raccolto verrà consegnato all’arcidiocesi maronita di Israele [l’arcieparchia di Haifa e Terra Santa, ndr] che convoglierà gli aiuti ai centri di Debel e delle zone circostanti, fra le più colpite dai raid dell’esercito in queste settimane contro obiettivi di Hezbollah. In particolare, spiega, verranno distribuiti medicinali urgenti e farmaci salvavita per malati di cancro. 

“Il motivo - sottolinea Yisca Harani - per cui ho lanciato questa raccolta fondi è un senso di solidarietà e responsabilità. Siamo responsabili del fatto che il sistema educativo nel settore religioso abbia permesso a tale estremismo di prevalere, anche se non incita attivamente le persone alla profanazione. È come se, in generale, si ignorasse tutto ciò che ha a che fare con gli altri”. Da qui la scelta di lanciare la raccolta fondi, prosegue, per la quale “molte persone mi hanno ringraziato” perché va oltre il gesto e rappresenta una “presa di posizione” forte.(...)"

https://www.asianews.it/notizie-it/Yisca-Harani%3A-'Aiutiamo-un-ospedale-maronita-dopo-la-profanazione-del-Cristo-a-Debel'-65279.html?fbclid=Iwb21leARTTitjbGNrBFNOI2V4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHhihczXz-uMMMG9ccZVzg2eCbM2Lhu3Qj0PxnmUy2OR02zmIMr3OneAttMBA_aem_hfzF9gdbTcObDEENaN0pGA

martedì 22 ottobre 2013

Apologia Disincantata (da ilfoglio.it)

Consiglio caldamente un bell'articolo comparso sul Foglio.it, e di cui riporto alcuni stralci. Dice bene, secondo me, molti dubbi che possono venire (alzo la mano per primo) seguendo papa Bergoglio. E risponde bene a queste perplessità, segnalando anche la confusione con cui spesso viene frainteso questo papa (forse un po' anche per responsabilità sua); si legga per esempio il brano sulla differenza - essenziale - fra solidarietà e carità cristiana, e l'ironia con il quale l'articolista sottolinea la "riabilitazione" della teologia della liberazione, ora che "non conta più nulla".
Una riflessione utile, e bella. 

Buona lettura!

Francesco Maria Mariotti

Non sono mai stato tanto inseguito da un Papa come negli ultimi sette mesi. E’ ovunque, in tutte le salse, in tutti i menu, cattolici e laici senza distinzione. Senza distinzione, purtroppo: noi cattolici – bestemmio in chiesa, mi rendo conto – dovremmo parlarne di meno, dovremmo sottrarci alla papolatria mediatica imperante, e in ogni caso non dovremmo ricondurre tutto a lui ma semmai fare di lui un punto di partenza per arrivare al nocciolo della questione, per dirla con quel vecchio cattolicastro di Graham Greene. (...)

Rispunterebbe così, con Bergoglio, lo spettro del “soggettivismo modernista”, la “morale dell’intenzione”, insomma un cristianesimo dove “la fede è tutto, la dottrina niente”, “una posizione del cuore, un flatus evangelico in presa diretta con il Signore”.
Certo, se il cuore di cui parla Bergoglio fosse quello dei romantici e dei loro epigoni sanremesi; se l’amore che ci raccomanda fosse quello cantato prima dai trovatori e poi su su fino a Wagner, cioè una figura narcisistica e fondamentalmente gnostica (De Rougemont docet); se la misericordia con cui ci martella un giorno sì e l’altro pure fosse un affare puramente sentimentale, emotivo, Ferrara avrebbe ragione. Credo però che il lessico bergogliano sia schiettamente biblico. E la Scrittura ha giocato e gioca un ruolo fondamentale nella vita di quest’uomo non perché sia un prete, e quindi fa parte del corredo, ma perché c’è stato un momento in cui l’ha ripresa in mano e in controluce vi ha riletto la sua vita (succede in tutte le grandi storie di fede, da Francesco d’Assisi a Ignazio di Loyola).
Ebbene, per la Scrittura cuore è sinonimo di libertà, è il luogo della scelta, dei ricordi e anche delle idee  (...)
Anche su “soggettivismo” e “protestantizzazione”, che pure qualche membro del Sacro collegio gli imputa sottovoce, ci andrei piano. Mi pare che il ruolo della chiesa nell’esperienza credente non venga affatto sminuita nella sua predicazione, tutt’altro. Basterebbe rileggere, anzi riguardare e risentire perché mimica e timbrica sono fondamentali, le sue ultime catechesi del mercoledì in Piazza San Pietro in cui ha commentato gli articoli del Credo che riguardano la chiesa “una, santa, cattolica e apostolica”. Altro che “presa diretta con il Signore”: extra ecclesia nulla salus! Con Bergoglio la dottrina non è in discussione – o meglio lo è come sempre perché, con buona pace di qualche giapponese ancora asserragliato nella foresta, lo sviluppo del dogma è un dogma – e tantomeno è in pericolo la tradizione. Diciamolo una buona volta: tradizione non è l’enorme monolite sospeso nell’aria che dipingono ossessivamente certi cattolici un po’ surrealisti e molto lefebvriani, un’entità fuori dal tempo, ma una cosa viva che passa di mano in mano, “quasi per manus traditae” come recita il Concilio di Trento (Trento, dico), di generazione in generazione.
Insomma, il lessico bergogliano non va preso sotto gamba né frainteso. Certo, a volte è lui che non aiuta. Quando lo sento parlare di solidarietà mi viene il prurito perché è una parola totalmente sputtanata. Lui invece la usa in continuazione, il 22 settembre a Cagliari ha sostenuto che solidarietà “rischia di essere cancellata dal dizionario perché è una parola che dà fastidio, dà fastidio!”. A me pare esattamente il contrario: è un termine innocuo, a buon mercato, sulla bocca e nel portafoglio di tutti. Chi è così iena da rifiutare l’obolo per una buona causa? Chi oggi non fa solidarietà? Persino quando ricarichi il cellulare c’è un’opzione per devolvere automaticamente un euro in beneficenza! Un’aberrazione, a pensarci bene: il farsi prossimo del buon samaritano di evangelica memoria, gesto personale e concreto, si perverte in tic anonimo e irriflesso, si istituzionalizza e perde sapore. Ecco perché non mi è piaciuto quando ha raccomandato ai suoi di accontentarsi di un’auto piccola, cosa intelligente peraltro, pensando a “quanti bambini muoiono di fame”. Ma come, già non riesco a farmi carico di chi ho intorno e devo pure sentirmi in colpa per chi non ho mai visto e mai conoscerò? Sindrome di Lampedusa: rispondere sempre e di chiunque. Invece no. A meno che io non sia pazzo, posso essere responsabile soltanto di ciò per cui posso fare qualcosa davvero, concretamente, qui e oggi. Non è affatto la solidarietà che rischia di scomparire ma il farsi prossimo, la carità di evangelica memoria. Ci è rimasto il surrogato, ma non è la stessa cosa. (...)
Il problema è che, come scrive Paolo Prodi, la chiesa ha smarrito da un pezzo la vocazione profetica e ha preferito buttarsi sulla mistica, le visioni, le apparizioni. “Dopo il Concilio Vaticano II non abbiamo avuto, salvo alcune eccezioni, lo sviluppo della profezia che pure sembrava implicito nelle grandi intuizioni di Papa Giovanni XXIII e nelle deliberazioni conciliari sulla chiesa e il mondo moderno”. Si è scelta un’altra strada, quella dell’utopia, la via orizzontale dei movimenti ecclesiali di base e della Teologia della liberazione che ben presto “si trasformò in ideologia della rivoluzione”. E adesso si danno pure la pena di riabilitarla, quando non conta più nulla: la solita operazione di recupero fuori tempo massimo di cui sono specialisti i Sacri palazzi. (...)
 Il vero discrimine è questo, tra fraternità e confraternite; tra chi cerca il Signore, etero gay o trans che sia, e chi si trastulla col potere. Colui che giudica i cuori, in ogni caso, abita al piano di sopra. Bergoglio non ha bisogno di atteggiarsi a “omofilo” perché non è mai stato omofobo. E’ un uomo risolto, che sta bene nella sua pelle, è evidente. Ci sta tanto bene che si prende il lusso di dialogare con chi vuole, anche con i patriarchi dell’opinione pubblica. (...)