"(...) La resa senza condizioni poggia sul presupposto che questo mezzo non possa contemplare esito intermedio alcuno tra la capitolazione totale dell’avversario e il fallimento. Di fatti, rappresenta quindi la morte della politica, ché ogni guerra – anche la più terribile – dovrebbe essere sempre accompagnata da un’interazione tra gli attori coinvolti: da forme di comunicazione indispensabili alla gestione del conflitto e alla preparazione di quel che ne seguirà; dalla disponibilità al compromesso. Nella resa incondizionata scompare la dialettica, che rimane l’essenza della politica e della diplomazia: l’avversario, in quanto illegittimo, può solo piegarsi e cessare di esistere. E questo, secondo punto, spinge ovviamente tale avversario a ritardare sino all’ultimo la sua capitolazione. (...)
Le parole di Trump (...) riflettono però tutti i limiti dell’operazione militare lanciata contro l’Iran. Nella quale la retorica della “resa incondizionata” lungi dal conferire credibilità e contenuti all’offensiva ne evidenzia l’inconsistenza strategica, la mancata individuazione di obiettivi precisi e realistici, e, infine, l’incapacità di definire una fine (o una via d’uscita, in caso di difficoltà) che non sia appunto la totale capitolazione dell’avversario. Al quale, quindi, basta in teoria sopravvivere per vincere; non perdere per prevalere. (...)"
https://united-states-world.com/2026/03/08/rese-incondizionate/