giovedì 14 maggio 2026

Mario Draghi riceve il premio Carlo Magno (discorso)

Estratti dal testo dell’intervento dell’ex premier e presidente della Banca Centrale, ad Aquisgrana, pubblicato integralmente su laStampa

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"14 Maggio 2026

Aggiornato alle 13:13

(...) La crescita è quindi la precondizione per tutto ciò che l’Europa dice oggi di dover fare: finanziare la transizione energetica, difendere il proprio continente, costruire le industrie dell’era digitale e sostenere società che invecchiano. E il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista.

Al di là dell’Atlantico, non possiamo più dare per scontato che i custodi dell’ordine postbellico restino impegnati a preservarlo. Decisioni dalle profonde conseguenze per le economie europee vengono prese sempre più unilateralmente, ignorando le regole delle quali gli Stati Uniti un tempo si facevano paladini. E per la prima volta dal 1949, gli europei devono fare i conti con la possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate. (...)

Il progetto europeo è stato costruito, deliberatamente e saggiamente, per impedire la concentrazione del potere. Dopo le catastrofi della prima metà del Novecento, gli europei stabilirono che nessuno Stato membro avrebbe dominato sugli altri.

Crearono invece un modello di governance diverso, condiviso e diffuso. Ci si affidò ad agenzie indipendenti, processi basati su regole e mercati finanziari per svolgere un lavoro che, altrove, avrebbe richiesto una scelta politica aperta. Laddove occorreva trovare accordi tra i governi, la governance europea li avvolgeva in strati di procedura che li privavano della loro carica politica. Decisioni che in un altro contesto sarebbero state divisive hanno finito per apparire amministrative.

I risultati di quel sistema sono stati straordinari. La pace su un continente un tempo definito dalla guerra. Il ritorno di nazioni che avevano trascorso generazioni dietro la Cortina di Ferro in una comunità di popoli liberi. Il mercato unico. L’euro. La libertà di muoversi attraverso confini che per secoli avevano diviso gli europei gli uni dagli altri.

Per settant’anni, questa architettura ha portato avanti l’Europa. (...)

Nulla rende tutto questo più visibile delle contraddizioni del modello economico europeo.

All’esterno, abbiamo smantellato le barriere commerciali, accolto le catene di approvvigionamento globali e costruito la più aperta delle grandi economie mondiali. All’interno, però, non abbiamo mai praticato pienamente l’apertura che predicavamo: abbiamo lasciato incompiuto il mercato unico, frammentati i mercati dei capitali, i sistemi energetici insufficientemente connessi e ampie parti della nostra economia avviluppate in strati di regolamentazione.

C’è dell’ironia in tutto questo. L’Europa si è affidata ai mercati per svolgere un lavoro che l’autorità politica comune non era stata messa in condizione di compiere. A quei mercati, però, abbiamo negato la scala continentale di cui avevano bisogno per avere successo. Il risultato è stato non una vera economia di mercato, ma un’economia asimmetrica. E da questa asimmetria derivano molte delle vulnerabilità che l’Europa si trova oggi ad affrontare. (...)

Più l’Europa si riforma, meno dovrà affidarsi al debito, nazionale o comune, per compensare la propria frammentazione. Ecco perché il mercato unico e la politica industriale non dovrebbero essere trattati come filosofie rivali. Se correttamente concepiti, l’uno rafforza l’altra.

Ma quanto più l’Europa si addentra nella politica industriale e nelle tecnologie strategiche, tanto più è difficile evitare il fatto esterno centrale della nostra epoca: il nostro rapporto con gli Stati Uniti è cambiato. (...)

Ecco perché il cambiamento di atteggiamento americano sulla sicurezza europea non dovrebbe essere visto solo come un pericolo. È anche un necessario risveglio. Se gli Stati Uniti chiedono all’Europa di assumersi maggiori responsabilità per la difesa del nostro continente e dei nostri vicini, allora l’Europa deve anche acquisire maggiore autonomia nel modo in cui quella difesa è organizzata, e con quell’autonomia verrà una maggiore forza nelle sue relazioni commerciali ed energetiche.

Questo non deve indebolire la relazione transatlantica o la NATO. Al contrario, porrebbe entrambe su basi più solide. (...)

Ma importanti cambiamenti sono già in corso.

L’Europa ha compiuto la sua scelta strategica più significativa degli ultimi decenni: investire nella propria difesa. Entro la fine di questo decennio, la sola Germania spenderà pressappoco quanto la Russia spende ora per la sua economia di guerra pienamente mobilitata.

E l’Ucraina sta guidando una forma di integrazione pratica della difesa che l’Europa ha a lungo faticato a realizzare per disegno. I paesi stanno ordinando le stesse attrezzature perché non possono permettersi di aspettare varianti nazionali su misura. Le imprese europee producono in territorio alleato sistemi progettati dall’Ucraina.

La cooperazione in materia di difesa si sta allargando rapidamente: un recente esercizio di mappatura ha identificato più di 160 accordi di difesa bilaterali e plurilaterali tra Stati europei, il Regno Unito e l’Ucraina, la maggior parte dei quali firmati dopo l’invasione russa. Sei partnership recano una clausola di difesa reciproca.

Il compito ora è trasformare questo mosaico in impegni chiari e vincolanti. Se uno Stato membro viene attaccato, la risposta dell’Europa dovrebbe essere inequivocabile anche prima che la crisi abbia inizio. Ci sono due percorsi per dare sostanza a quell’impegno, e non devono necessariamente escludersi a vicenda. 

Uno passa attraverso coalizioni più ridotte di paesi accomunati già oggi da capacità e percezioni della minaccia affini. In pratica, gran parte della risposta militare europea è già sostenuta da un gruppo centrale: Germania, Polonia, Francia e Regno Unito, insieme agli Stati nordici e baltici che sono più vicini alla minaccia.

Non tutti i paesi devono contribuire nello stesso modo. L’Ucraina ha dimostrato che la difesa moderna non si esaurisce più in carri armati, aerei e artiglieria. Dipende anche da batterie, sensori, software e dalla capacità di adattare rapidamente le tecnologie civili. Alcuni paesi forniranno forze; altri forniranno componenti di droni, capacità cyber o logistica; altri ancora aiuteranno finanziariamente.

L’altro percorso è dare sostanza operativa all’articolo 42, paragrafo 7, la clausola di difesa reciproca dell’UE, che, sebbene giuridicamente definita e una volta invocata, non è ancora stata tradotta in piani concreti, capacità e strutture di comando.

Molto dipenderà da chi si unirà a questo sforzo comune.(...)

L’Europa è costretta a prendere decisioni finora evitate. E per la prima volta da molti anni, le condizioni per fare quelle scelte stanno cominciando a esistere.

C’è un’unità di diagnosi che è autenticamente nuova. La natura della difficile situazione dell’Europa è ora ampiamente compresa da governi e cittadini. La tabella di marcia per l’azione esiste e, in alcune aree, la Commissione europea sta già agendo.

Sotto la pressione di questi anni, agli europei vengono riportati alla mente valori che avevano cominciato a dare per scontati: solidarietà, democrazia, stato di diritto, protezione delle minoranze. Questa è l’eredità dell’Europa del dopoguerra. E stanno tornando visibili perché vengono messi alla prova. (...) 

paesi che sentono il peso di questo momento in modo più acuto, e capiscono che la finestra per l’azione non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di andare avanti. Questo è ciò che ho chiamato federalismo pragmatico.

La sua virtù è che può ricostruire insieme la capacità di realizzazione e la legittimità democratica. I paesi con la volontà di agire dovrebbero approfondire la cooperazione in aree concrete, attraverso strumenti che producano risultati che i cittadini possano vedere e misurare. E ciascuno dovrebbe entrare attraverso una scelta nazionale deliberata, approvata dal proprio elettorato, in modo che i cittadini sappiano a cosa si è impegnato il loro governo e possano chiederne conto.

La realizzazione costruisce legittimità. La legittimità rende possibile una cooperazione più profonda. E man mano che cresce l’abitudine di agire insieme, cresce anche il senso di scopo comune. (...)

Abbiamo raggiunto un punto in cui le decisioni che l’Europa deve prendere non possono più essere contenute nel quadro istituzionale che abbiamo ereditato. Alcune richiedono una scala che solo l’Europa può fornire. Altre richiedono un grado di legittimità democratica che va costruito dalle fondamenta.

Insieme, richiedono che i leader europei facciano un passo in più. In tutto il nostro continente, gli europei stanno dimostrando di volere che l’Europa agisca. Vogliono che l’Unione europea difenda la loro libertà, prosperità e solidarietà. E continuano a sostenere, con passione, i valori che rendono l’Europa degna di essere costruita e che, oggi, la rendono unica.

Il compito ora è rispondere a quella fiducia con coraggio e dimostrare che l’Europa può di nuovo trasformare la crisi in unione."

https://www.lastampa.it/economia/2026/05/14/news/mario_draghi_al_premio_carlo_magno_il_discorso_integrale-15621558/

martedì 5 maggio 2026

Proteggiamo ciò che conta: la nostra democrazia (dal sito della Commissione europea)

"La democrazia merita di essere protetta

Che si tratti di scorrere le notizie online, guardare i tuoi programmi preferiti in streaming o discutere con gli amici al bar, la democrazia all'interno dell'UE ci garantisce la libertà nei gesti della vita di tutti i giorni.

È difficile immaginare una vita senza queste forme di libertà. Tuttavia, i diritti e le libertà che abbiamo oggi non sono sempre stati garantiti, ma sono stati costruiti e difesi di generazione in generazione.

Oggi i principi democratici sono messi sempre più a dura prova, anche in Europa. Insieme però possiamo arginare questo fenomeno.

Anche tu puoi aiutare a dare forma alla democrazia in Europa. Esprimendo il tuo voto nelle elezioni locali, regionali, nazionali ed europee, puoi difendere le tue idee e i tuoi valori. Puoi anche avviare un'iniziativa dei cittadini per far approvare nuove legislazioni, condividere le tue opinioni sulle politiche in atto, presentare petizioni all'UE su questioni che ti stanno a cuore o fare volontariato nella tua comunità. Il potere è nelle tue mani.

Proteggere la democrazia e rafforzare la resilienza democratica dei cittadini, delle società e delle istituzioni è uno sforzo collettivo urgente per proteggere ciò che conta per gli europei. Per proteggere i nostri valori democratici, le nostre libertà e il nostro stile di vita.  (...)"

https://commission.europa.eu/protect-what-matters-our-democracy_it?pk_campaign=democracy&pk_keyword=italy&pk_medium=display&pk_source=larepubblica&pk_content=press&dclid=CL2pncbOoZQDFX8wYwEdlu0fmA&gad_source=7&gad_campaignid=23734186038

lunedì 27 aprile 2026

Un Brutto 25 Aprile

(Testo originariamente pubblicato su Fb)

Sul brutto 25 aprile appena trascorso, appoggio un paio di note e poi richiamo in commento altri post, sicuramente più utili:

1) da tempo, forse anche per una diversa mia autocollocazione politica rispetto al passato, credo che la manifestazione di Milano (in particolare, ma anche altre manifestazioni) non rappresenti(no) più un evento centrale e realmente significativo per la celebrazione della Liberazione, in quanto troppo evidentemente "teatro" di "rappresentazioni altre" rispetto alla vicenda storica e politica del 1945;

2) in questi anni, inoltre, è proprio la centralità della Liberazione stessa che è (forse) venuta meno: per tante ragioni in parte concatenate, il disfarsi (rifarsi) dell'ordine mondiale non può che significare anche il ricombinarsi delle "memorie comuni" e il loro venir messe in discussione in modo radicale, e a tratti "violento"; il terremoto di questi anni è anche il risultato di "scosse" generate già fin dal 1989, almeno;

3) sta nascendo una Europa altra, su faglie diverse? Con nemici diversi? La guerra di "Resistenza" dell'Ucraina (se vogliamo chiamarla così, anche se forse è molto di più) potrà essere un nuovo evento "fondante", che integra - se non addirittura sostituisce - la memoria del 1945, che si vorrebbe così centrale ancora oggi?

Per quanto riguarda i gravi episodi di ieri, in questo senso "sintomi" di dinamiche ben più ampie, integro più tardi e più sotto- come accennato- con altri contributi.

FMM

(Per vedere gli altri contributi si veda questo mio post su Fb https://www.facebook.com/share/p/1GCeGUBfyY/ )

lunedì 20 aprile 2026

Da AsiaNews: Yisca Harani: 'Aiutiamo un ospedale maronita dopo la profanazione del Cristo a Debel'

"(...) Sulla vicenda AsiaNews ha interpellato Yisca Harani, che attraverso l’ong Rfdc “monitora atti di qualsiasi natura, dalle molestie alle violenze, contro i cristiani” come spiega lei stessa. “In generale, qui [in Israele] non si verificano gravi persecuzioni contro i cristiani. La situazione - prosegue - è molto diversa rispetto alla Nigeria o ad altri luoghi”. Tuttavia, in quanto ebrea e appartenente a una “terra definita come Santa”, una vicenda come quella occorsa ieri risulta “intollerabile. Siamo impegnati nel profondo - aggiunge - a cambiare una realtà in cui alcune persone mostrano mancanza di rispetto e, come avete visto, commettono atti di vandalismo e profanazione” di simboli religiosi di primaria importanza per altre fedi. 

In risposta al gesto, l’attivista israeliana ha lanciato una campagna di raccolta fondi i cui proventi andranno a favore delle popolazioni dei villaggi cristiani in cui è avvenuta la profanazione. Il denaro raccolto verrà consegnato all’arcidiocesi maronita di Israele [l’arcieparchia di Haifa e Terra Santa, ndr] che convoglierà gli aiuti ai centri di Debel e delle zone circostanti, fra le più colpite dai raid dell’esercito in queste settimane contro obiettivi di Hezbollah. In particolare, spiega, verranno distribuiti medicinali urgenti e farmaci salvavita per malati di cancro. 

“Il motivo - sottolinea Yisca Harani - per cui ho lanciato questa raccolta fondi è un senso di solidarietà e responsabilità. Siamo responsabili del fatto che il sistema educativo nel settore religioso abbia permesso a tale estremismo di prevalere, anche se non incita attivamente le persone alla profanazione. È come se, in generale, si ignorasse tutto ciò che ha a che fare con gli altri”. Da qui la scelta di lanciare la raccolta fondi, prosegue, per la quale “molte persone mi hanno ringraziato” perché va oltre il gesto e rappresenta una “presa di posizione” forte.(...)"

https://www.asianews.it/notizie-it/Yisca-Harani%3A-'Aiutiamo-un-ospedale-maronita-dopo-la-profanazione-del-Cristo-a-Debel'-65279.html?fbclid=Iwb21leARTTitjbGNrBFNOI2V4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHhihczXz-uMMMG9ccZVzg2eCbM2Lhu3Qj0PxnmUy2OR02zmIMr3OneAttMBA_aem_hfzF9gdbTcObDEENaN0pGA

Mattarella vigila sull'incentivo agli avvocati per il rientro dei migranti

"(...) L’idea di prevedere un incentivo di 615 euro per gli avvocati i cui assistiti scelgono di tornare volontariamente nel proprio Paese ha sollevato un’ondata polemica. E la convinzione (...) che la trovata del governo (...) sia incostituzionale. Anche a Palazzo Chigi ovviamente sanno che il Colle è in allarme da giorni (...)"

https://roma.corriere.it/notizie/politica/26_aprile_20/decreto-sicurezza-quirinale-alta-attenzione-rimpatri-c20c9770-fe98-4e41-9089-ba710220cxlk.shtml

domenica 12 aprile 2026

Su gemellaggi, boicottaggi, e simili…

Condivido anche qui un ragionamento fatto da altre parti, con qualche leggero ritocco.

Il ragionamento è un "abbozzo" che magari integrerò più avanti 

FMM

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Provo a dire due cose forse in contraddizione, però così le sento:

- trovo assurdo revocare gemellaggio Milano con Tel Aviv, per tante ragioni, alcune delle quali sono state già dette;

- ciò detto, e pur stando in una posizione politica per cui probabilmente non voterò mai più qualcosa che abbia a che fare con qualche campo largo o larghissimo che sia, trovo "comprensibile" che la politica cerchi anche mezzi di testimonianza "inutile" per cercare di dar voce alla sensazione di impotenza rispetto a ciò che succede in Medio Oriente.

Alla base di tutto mi sembra comunque di poter dire ci sia un sentimento di questo genere: per quanto importante sia lo straordinario movimento di opposizione israeliana a Netanyahu, per l'Europa e l'occidente - che vede anche la "catastrofe" della presidenza Trump - questo movimento è insufficiente. 

E non può più cancellare, temo, la sensazione che Israele stia passando il segno sotto vari punti di vista, in particolare nel rapporto sempre complicato con la legalità internazionale.

Forse dobbiamo fare i conti con il fatto che Israele e Usa da un lato ed Europa dall'altro stanno prendendo vie diverse? Avranno in futuro interessi diversi? Israele e gli Usa potrebbero essere anche nostri "nemici" in termini politici?

La guerra contro l’Iran (e di fatto anche contro il Libano...) fatta così rischia di trasformarsi in un pesantissimo boomerang. 

E l'Europa forse è "costretta" a tracciare un percorso diverso.

Allora è giusto "boicottare" Israele? No, ma cosa fare, altrimenti?

Manifestazioni con i laburisti e i pacifisti israeliani? Temo non bastino...

Un'Europa più forte forse l'unica speranza: ma per storia, per forte presenza migratoria di musulmani, per una postura israeliana sempre "difficile" diplomaticamente parlando, forse non potrà essere un'Europa "filoisraeliana"...

Francesco Maria Mariotti

(Continua, forse...)

venerdì 10 aprile 2026

“Abbiamo riscoperto la guerra in Europa” (infodifesa)

"(...) Nel suo intervento, il ministro ha sottolineato che l’Europa si trova di nuovo a fare i conti con la guerra. Crosetto ha affermato che “abbiamo riscoperto la guerra all’interno dell’Europa”, aggiungendo che il contesto attuale è segnato dal ritorno di una logica in cui contano le potenze più che i valori democratici e di libertà che avevano orientato il percorso europeo negli anni precedenti.

Da qui la valutazione di una difesa impreparata, non solo in Italia ma più in generale in Europa, rispetto a minacce che si sono evolute rapidamente.(...)"

https://infodifesa.it/crosetto-question-time-senato-difesa-italia-piano-riforma/

martedì 7 aprile 2026

Medio Oriente: nota del Governo italiano

 "Il Governo italiano continua a seguire con estrema attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente e il rischio di un’ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l’intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili. L’Italia ribadisce la propria ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran (...) Tuttavia, è fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti. (...)"

https://www.governo.it/it/articolo/crisi-medio-oriente-nota-di-palazzo-chigi/31462 

L’Europa è già dentro la guerra, ma continua a non riconoscerla (formiche.net)

 "L’Europa continua a leggere la guerra come una parentesi, mentre ormai è diventata una condizione stabile del sistema internazionale. Dall’Ucraina al Medio Oriente, passando per energia, tecnologia e dominio cognitivo, il conflitto agisce su più piani e mette alla prova la tenuta delle democrazie. In questo scenario la sicurezza non può più essere vista come un settore separato, ma come l’architettura che tiene insieme autonomia, resilienza e capacità di reggere una competizione permanente"

https://formiche.net/2026/04/difesa-europa-iran-ucraina-preziosa/ 

domenica 29 marzo 2026

Un Incidente Che Poteva Essere Evitato

Prima le scuse del Presidente Isaac Herzog, poi un comunicato del cardinale Pizzaballa che parla di "fraintendimenti": un 1-2 diplomatico probabilmente teso a sgonfiare un incidente che poteva essere evitato (a Gerusalemme vige una sorta di coprifuoco che riguarda tutti i luoghi di culto, compreso il Muro del Pianto, ed è noto da tempo: forse anche una messa solitaria poteva essere evitata senza polemiche) e che stava sfuggendo di mano. 

Al di là dei torti di Israele su altri versanti, compreso il pessimo stato delle istituzioni democratiche sotto il "peso" del governo Netanyahu, i pericoli veri e concreti per i luoghi santi ora sono i missili iraniani che cadono. 

A latere: abituiamoci agli allarmi, ai coprifuoco, e non lamentiamoci delle regole per evitare morti: chissà che presto o tardi la cosa non riguardi anche noi.

FMM