https://formiche.net/2022/03/ucraina-minaccia-sud-graziano/
"Una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari." (Carta Atlantica, 14 agosto 1941)
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giovedì 17 marzo 2022
Rischio sul fianco Sud (Formiche.net)
"Il rischio è quello di una grande operazione distrazione. Mentre la guerra russa in Ucraina scuote l’Europa sul fianco Est, i riflettori del mondo si spengono sul fianco Sud. E invece anche a Sud, nel Mediterraneo allargato, il bacino strategico che va da Gibilterra all’Iran, l’onda lunga della guerra si fa sentire. A suonare un campanello d’allarme è il generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare europeo (...)"
giovedì 8 novembre 2012
Non solo Washington (Rassegna stampa)
Non c'è solo Washington, nel mondo; è sempre stato così, naturalmente; ma oggi lo è ancora di più, e la palese "freddezza" dei mercati nei confronti della rielezione di Obama è segno tangibile dei nuovi limiti con cui gli Stati Uniti si muovono nel mondo. Non c'è più solo Washington, e oggi dobbiamo guardare naturalmente a Pechino, con il cambio della guardia ai vertici del Partito Comunista, avvicendamento per molti aspetti pieno di incognite; ma anche al Giappone (peraltro coinvolto in dispute con il Dragone) in crisi, e che troppo spesso viene facilmente preso a modello come economia in grado di "autosoreggersi"; tanti altri scenari - Turchia, Siria, Libano, Iran - si presentano in un mondo sempre meno "ordinato" e sempre più apparentemente "policentrico".
E in questa situazione, per noi oggi rimane aperta la ferita della Grecia, segno di un'Europa che da un lato sembra diventare consapevole degli errori che si sono fatti sul corpo vivo di Atene, ma al tempo stesso è ancora incapace di vedere una strada diversa, probabilmente impossibile fino a che Europa non sarà il nome di una nazione unita.
Tutto questo in una rassegna stampa speciale, i cui capitoli leggete nei link qui sotto.
Francesco Maria Mariotti
sulle elezioni americane leggi anche:
Terrore Qaedista in Mali
AL ABAMAKO (Mali)- Bulldozer, mazze e picconi. Sono le armi con cui gli integralisti islamici, che occupano Timbuctu dal marzo scorso, stanno distruggendo l’immenso patrimonio artistico della «Perla del deserto». Ultimo bersaglio, il monumento all’Indipendenza che sorge al centro della città, preso di mira sabato dai qaedisti del Mali. Una statua di Al Faruk, leggendario protettore della «città dei 333 santi», incorniciata da una costruzione triangolare in muratura.
CONFLITTO INTERRELIGIOSO - Nell’oscurantismo praticato con sistematica violenza dai gruppi terroristici che hanno imposto la sharia su quasi due terzi del territorio del Mali, soltanto Allah può essere venerato. Così come in Tunisia e Libia distruggono mausolei sacri al sufismo (corrente spirituale dell’islam) e luoghi di culto musulmani e cristiani patrimoni dell’umanità “protetti” dall’Unesco. Tutto quello che è prova di culti più antichi e radicati del loro bieco salafismo o integralismo islamico, anche all’interno dello stesso islam, viene distrutto.
domenica 4 marzo 2012
La realtà non corre alla velocità di un tweet (laStampa)
(...) La vicenda della rapita ha assunto così contorni simili alla campagna che fece tingere di verde il mondo di Twitter all’epoca delle proteste in Iran nel 2009 o alle mobilitazioni a favore di Julian Assange e del suo Wikileaks. Stavolta però non si tratta di rivolte di piazza o battaglie per la libertà d’informazione. In ballo c’è invece una vita a rischio in uno dei luoghi del mondo più complessi e meno «coperti» dai media. Nella vicenda Urru è già difficile capire chi siano realmente i sequestratori, figuriamoci verificare la credibilità di fonti che si muovono tra emissari di Al Qaeda e terroristi tuareg.
Solo la «France Press», tra gli organi d’informazione più autorevoli, dispone di una qualche presenza nelle regioni tra Algeria e Mali: tutti gli altri si affidano a canali poco affidabili. La diplomazia e le trattative d’intelligence in questi casi si muovono con tempi lunghissimi e comunicazioni minime. In uno scenario simile piattaforme come Facebook o Twitter, dove tutto è immediato, rischiano di trasformare subito in «fatti» quelle che sono solo labili informazioni da confermare. Il caso Urru ora diventa un’occasione per riflettere: la credibilità e la velocità spesso non vanno d’accordo e il vecchio metodo delle verifiche ha bisogno di pazienza. La realtà non viaggia necessariamente al ritmo di un «tweet» al secondo anche se non ci resta che sperare che l’entusiasmo sia stato solo prematuro.
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