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sabato 21 marzo 2026

La mafia non ha vinto

In questi anni, in giornate come oggi, mi è capitato di sentire discorsi che - magari con l'intenzione corretta di tenere desta l'attenzione sulle varie facce del fenomeno mafioso - davano l'impressione però di non vedere che dai tempi della terribile stagione degli attentati a Falcone e Borsellino in realtà di strada se ne è fatta. 

L'accusa variamente modulata che ci sia stata una "trattativa Stato-Mafia" è un po' parte di questa visione "pessimista". 

Per questo mi pare importante consigliare oggi il libro di Lupo e Fiandaca, che sto leggendo in questi giorni, e che aiuta a vedere le cose in una prospettiva più complessa.

#giornatavittimemafie




lunedì 9 marzo 2026

Dal blog Libertà e Impero: Rese incondizionate

 "(...) La resa senza condizioni poggia sul presupposto che questo mezzo non possa contemplare esito intermedio alcuno tra la capitolazione totale dell’avversario e il fallimento. Di fatti, rappresenta quindi la morte della politica, ché ogni guerra – anche la più terribile – dovrebbe essere sempre accompagnata da un’interazione tra gli attori coinvolti: da forme di comunicazione indispensabili alla gestione del conflitto e alla preparazione di quel che ne seguirà; dalla disponibilità al compromesso. Nella resa incondizionata scompare la dialettica, che rimane l’essenza della politica e della diplomazia: l’avversario, in quanto illegittimo, può solo piegarsi e cessare di esistere. E questo, secondo punto, spinge ovviamente tale avversario a ritardare sino all’ultimo la sua capitolazione. (...)

Le parole di Trump (...) riflettono però tutti i limiti dell’operazione militare lanciata contro l’Iran. Nella quale la retorica della “resa incondizionata” lungi dal conferire credibilità e contenuti all’offensiva ne evidenzia l’inconsistenza strategica, la mancata individuazione di obiettivi precisi e realistici, e, infine, l’incapacità di definire una fine (o una via d’uscita, in caso di difficoltà) che non sia appunto la totale capitolazione dell’avversario. Al quale, quindi, basta in teoria sopravvivere per vincere; non perdere per prevalere. (...)"

https://united-states-world.com/2026/03/08/rese-incondizionate/ 

martedì 6 maggio 2014

Sicurezza Non E' Giustizia (su stadi, ordine pubblico, presunte trattative e simili)

Probabilmente ho già utilizzato questa citazione, tanto mi piace la scena del film. Ne "Le Invasioni barbariche", fortunato film di qualche anno fa, uno dei figli del protagonista tenta di procurarsi della droga per aiutare il padre morente a sopportare il dolore; viene raggiunto in macchina dal poliziotto che aveva contattato per avere informazioni e hanno un interessante colloquio sul mondo che si dipana davanti a loro. Cito un paio di battute a memoria, sicuramente sbagliando qualche dettaglio, ma spero mantenendo il senso.

Dopo aver visto una persona in cerca di droga, Il figlio dice al poliziotto: "Ma non li arrestate", e il poliziotto: "Ma la sua è una mania"... segue descrizione da parte del poliziotto dei "passaggi" di ruolo fra le varie etnie nel traffico di droga. E a questo punto il figlio: "Ma scusi, lei cosa fa in tutto questo?" E il poliziotto: "Faccio il mio mestiere, il guardiano della pace".

In questo scambio sembra ben tratteggiato la tensione fra una visione - passatemi l'aggettivo - "ingenua" della funzione degli operatori della sicurezza, e una che può apparire disincantata, forse addirittura cinica.

Eppure, a ben vedere, la visione del poliziotto risponde - come deve - a una logica di sicurezza, che - e qui forse è il nodo da osservare con più attenzione - non è la logica della giustizia.

Nell'idea di giustizia vogliamo vedere il "dare a ognuno il suo", il premio per chi fa bene, la punizione contro chi fa il male. Per la giustizia abbiamo i tribunali, abbiamo i giudici, abbiamo le sentenze. Qualcosa che inevitabilmente "astrae" anche dal contesto (almeno in parte), perché deve assicurare il diritto, in un certo senso - almeno idealmente - al di là di qualsiasi altra considerazione.

Non è possibile tutto ciò, nella logica della sicurezza e in particolare della sicurezza vista con la lente dell'ordine pubblico.

La logica della sicurezza e dell'ordine pubblico inevitabilmente è logica "politica", deve gestire alcune dinamiche collettive e deve quindi sempre fare un bilanciamento di costi e benefici; e non deve - appunto - ottenere il "giusto", ma un più banale "utile immediato", la tutela della tranquillità sociale.

Appunto, come si diceva nel film, gli operatori della sicurezza devono essere "guardiani della pace". Devono quindi arrestare tutti i criminali? ma questa è una mania, potremmo dire con il poliziotto del film...

E dunque, per andare alle cose di cui si discute in questi giorni, ammesso e non concesso che ci sia stata una qualche "trattativa" (io personalmente non credo ci sia stata, almeno intesa in un senso di deliberato accordo volontario, quando invece molto probabilmente c'è stato un "tira e molla" molto più banale, "improvvisato", legato a una situazione di tensione...); bene, ammesso e non concesso che ci sia stata questa "trattativa", cosa altro si doveva fare in quel momento?

Sottolineo "in quel momento", proprio perché prima ho specificato che oggetto della sicurezza è un "utile immediato" (i poliziotti in questo senso, in questo contesto di ordine pubblico, non sono come agenti dei servizi segreti che magari possono decidere di sacrificare un bene immediato per un bene superiore, o agenti che indagano su qualche reato, e che possono decidere di rinviare un arresto - o scelte simili - per motivi inerenti l'indagine, magari per arrivare a obiettivi più importanti; tutte queste sono situazioni che prevedono un lasso temporale disteso, situazioni che permettono - e richiedono - un ragionamento di medio o addirittura lungo periodo).

In quello stadio c'erano famiglie con bambini: era possibile non tenere in considerazione le richieste della tifoseria più accanita? Forse; ma con quali conseguenze immediate? era gestibile un'evacuazione dello stadio senza creare tensioni e coinvolgere i cittadini in una possibile guerriglia?

Lasciamo stare considerazioni sulle politiche che si potevano o si potrebbero adottare, o confronti con altri paesi. Questi sono discorsi "dall'alto". Stiamo "sul campo" (letteralmente, quasi, in questo caso), stiamo nella situazione concreta di quel momento

Oppure, se vogliamo fare un esperimento mentale per una situazione analoga, fate finta di essere a guida della polizia in una manifestazione in cui una parte del corteo comincia a rovesciare cassonetti e a danneggiare auto: è sempre consigliabile reagire? o non è inevitabile tener conto delle dinamiche del corteo, accettare qualche cassonetto rovesciato o bruciato, ma evitare scontri che possano coinvolgere più pesantemente anche altre persone nella "battaglia"?

Non so voi; io non ho una risposta secca e facile: se provate a darla, scommetto che non troverete la "risposta giusta", ma forse la "meno sbagliata possibile".

La sicurezza e l'ordine pubblico vivono di una perenne instabilità, di una totale "provvisorietà"; la scelta di un momento può essere sbagliata il momento successivo. Sorvegliare e garantire la pace non è un esercizio che possa accettare l'astrazione.

Prima di lasciarsi andare a retorica e vesti stracciate contro "la resa dello stato", perciò, pensiamo che molte famiglie sono tornate a casa incolumi, l'altra sera, nonostante l'aria grave che pesava sullo stadio. L'esito della serata poteva essere drammaticamente diverso. 

E' andata bene, forse, così. O almeno: è andata molto meno male di come si stava profilando all'inizio. Questa è la sicurezza, inevitabilmente cosa ingiusta e amara. Ma buona.

Francesco Maria Mariotti

domenica 10 novembre 2013

U.S. officials en route to Israel for urgent discussion on Iran (HaAretz)

A delegation of high-ranking U.S. officials is set to arrive in Jerusalem on Sunday to update the Netanyahu government on the weekend talks in Geneva about Iran’s nuclear program.

The delegation will be led by Wendy Sherman, the U.S. undersecretary for political affairs, who heads the U.S. negotiating team on the matter.

The talks between Iran and six world powers began Thursday and continued into Saturday, in an unscheduled extension.

Sherman is expected to brief her Israeli counterpart on the talks in Geneva and on the gaps that remain. The U.S. delegation is due to meet with Israel’s national security adviser, Yossi Cohen, and with intelligence officials as well as senior officials in the foreign affairs and defense ministries.

U.S. Secretary of State John Kerry will be flying to Abu Dhabi to meet with Sheikh Abudllah bin Zayed Al Nahyan, the foreign minister of the United Arab Emirates, to discuss the Iran negotiations. Along with Saudi Arabia and Bahrain, the UAE is a staunch opponent of an agreement between Iran and the world powers. According to foreign news reports, Israel has been working with the UAE on the Iran issue.(...)

domenica 4 marzo 2012

La realtà non corre alla velocità di un tweet (laStampa)


(...) La vicenda della rapita ha assunto così contorni simili alla campagna che fece tingere di verde il mondo di Twitter all’epoca delle proteste in Iran nel 2009 o alle mobilitazioni a favore di Julian Assange e del suo Wikileaks. Stavolta però non si tratta di rivolte di piazza o battaglie per la libertà d’informazione. In ballo c’è invece una vita a rischio in uno dei luoghi del mondo più complessi e meno «coperti» dai media. Nella vicenda Urru è già difficile capire chi siano realmente i sequestratori, figuriamoci verificare la credibilità di fonti che si muovono tra emissari di Al Qaeda e terroristi tuareg.

Solo la «France Press», tra gli organi d’informazione più autorevoli, dispone di una qualche presenza nelle regioni tra Algeria e Mali: tutti gli altri si affidano a canali poco affidabili. La diplomazia e le trattative d’intelligence in questi casi si muovono con tempi lunghissimi e comunicazioni minime. In uno scenario simile piattaforme come Facebook o Twitter, dove tutto è immediato, rischiano di trasformare subito in «fatti» quelle che sono solo labili informazioni da confermare. Il caso Urru ora diventa un’occasione per riflettere: la credibilità e la velocità spesso non vanno d’accordo e il vecchio metodo delle verifiche ha bisogno di pazienza. La realtà non viaggia necessariamente al ritmo di un «tweet» al secondo anche se non ci resta che sperare che l’entusiasmo sia stato solo prematuro.



mercoledì 29 febbraio 2012

Il Silenzio Necessario

Come ha ben scritto il parlamentare Andrea Sarubbi, non sempre il silenzio è inazione. Nella diplomazia, e soprattutto nelle trattative che hanno a che fare con ostaggi, il silenzio può essere lo sfondo necessario per poter agire con maggiore profondità. 

I tempi di una trattativa sono sempre lunghi, ma la pubblicità non aiuta e la retorica del "non dimentichiamoli" rischia di essere - appunto - retorica. Rapitori di questo tipo non sono generalmente "sordi" alle dinamiche pubbliche e percependo questo tipo di reazioni, possono vedere l'occasione di "alzare il prezzo", politico, simbolico, o in denaro che sia.

Forse un discorso analogo vale anche per la vicenda dei soldati trattenuti in India (anche se  - sia chiaro - naturalmente il caso non è minimamente paragonabile a un rapimento): l'informazione rischia di dare molti elementi che ai cittadini non sono per niente utili e che al tempo stesso disturbano le diplomazie al lavoro. 

In questi casi a una visione "astratta" della libertà di informazione va preferita una "disciplina" che porti gli operatori dei mass-media a coordinarsi fortemente con il governo in azione, al fine di arrivare alla soluzione della crisi, al più presto. Non è da escludersi, nelle trattative fra Stati, che sia lo stesso governo - in talune circostanze - a far capire agli operatori dell'informazione della eventuale necessità di pressione pubblica.

Queste situazioni non possono essere gestite con il 100% di liberalismo, per dirla con una formula facile. Prevale realmente la Ragion di Stato, che in questi casi coincide però con il portare a casa le persone, rapite o trattenute.

A volte il silenzio è buona cosa, anche per una democrazia.

Francesco Maria Mariotti


"(...)Più se ne parla – penserei, se fossi un diplomatico al lavoro su questo caso – peggio è, perché ogni attenzione mediatica sulla vicenda rafforza la posizione dei rapitori. E lo stesso direi se fossi un familiare di Rossella: quello che mi sta a cuore è la sua liberazione, non che diventi un simbolo, perché di fronte ai simboli – come ha dimostrato la vicenda del soldato israeliano Gilad Shalit, liberato dopo cinque anni di trattative che hanno coinvolto mezzo mondo – i negoziati si complicano all’ennesima potenza. L’incontro di Cagliari tra il presidente Napolitano e i familiari di Rossella testimonia che lo Stato è presente, ed è questa la cosa essenziale."
Free Rossella, di Andrea Sarubbi