Visualizzazione post con etichetta disciplina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta disciplina. Mostra tutti i post

martedì 12 giugno 2012

Un piano per l'Unione politica (da AffarInternazionali)

(A parte i titoli, sottolineati, i grassetti sono miei, FMM)


(...)
Con Berlino
Questo risultato va ottenuto con e non contro Berlino. La cancelliera va messa alla prova. I tedeschi sanno che il loro futuro, economico e politico, è nell’Unione europea. Il raggiungimento della stabilità finanziaria non è un’invenzione tedesca. La causa scatenante della crisi deriva dall’entità del debito. È giusto pretendere dalla Germania solidarietà ma non una carta di credito illimitata. È realistico tenere presente che la Germania è tutt’altro che isolata nella difesa del rigore. Il consenso in Irlanda all’accordo sulla disciplina di bilancio dimostra fiducia nella stabilità come premessa della crescita. È tuttavia fondamentale che non rimanga avvitata dai propri incubi (l’inflazione degli anni 20), vinca l’ossessione giuridica e contabile che la tormenta, sia propositiva, contrasti i sentimenti nazionalistici latenti che si addensano contro Berlino.

mercoledì 29 febbraio 2012

Il Silenzio Necessario

Come ha ben scritto il parlamentare Andrea Sarubbi, non sempre il silenzio è inazione. Nella diplomazia, e soprattutto nelle trattative che hanno a che fare con ostaggi, il silenzio può essere lo sfondo necessario per poter agire con maggiore profondità. 

I tempi di una trattativa sono sempre lunghi, ma la pubblicità non aiuta e la retorica del "non dimentichiamoli" rischia di essere - appunto - retorica. Rapitori di questo tipo non sono generalmente "sordi" alle dinamiche pubbliche e percependo questo tipo di reazioni, possono vedere l'occasione di "alzare il prezzo", politico, simbolico, o in denaro che sia.

Forse un discorso analogo vale anche per la vicenda dei soldati trattenuti in India (anche se  - sia chiaro - naturalmente il caso non è minimamente paragonabile a un rapimento): l'informazione rischia di dare molti elementi che ai cittadini non sono per niente utili e che al tempo stesso disturbano le diplomazie al lavoro. 

In questi casi a una visione "astratta" della libertà di informazione va preferita una "disciplina" che porti gli operatori dei mass-media a coordinarsi fortemente con il governo in azione, al fine di arrivare alla soluzione della crisi, al più presto. Non è da escludersi, nelle trattative fra Stati, che sia lo stesso governo - in talune circostanze - a far capire agli operatori dell'informazione della eventuale necessità di pressione pubblica.

Queste situazioni non possono essere gestite con il 100% di liberalismo, per dirla con una formula facile. Prevale realmente la Ragion di Stato, che in questi casi coincide però con il portare a casa le persone, rapite o trattenute.

A volte il silenzio è buona cosa, anche per una democrazia.

Francesco Maria Mariotti


"(...)Più se ne parla – penserei, se fossi un diplomatico al lavoro su questo caso – peggio è, perché ogni attenzione mediatica sulla vicenda rafforza la posizione dei rapitori. E lo stesso direi se fossi un familiare di Rossella: quello che mi sta a cuore è la sua liberazione, non che diventi un simbolo, perché di fronte ai simboli – come ha dimostrato la vicenda del soldato israeliano Gilad Shalit, liberato dopo cinque anni di trattative che hanno coinvolto mezzo mondo – i negoziati si complicano all’ennesima potenza. L’incontro di Cagliari tra il presidente Napolitano e i familiari di Rossella testimonia che lo Stato è presente, ed è questa la cosa essenziale."
Free Rossella, di Andrea Sarubbi