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giovedì 21 maggio 2026

Gli F-35B italiani atterrano sulle strade: in Finlandia l’Aeronautica Militare prova la guerra senza basi (Difesaonline)

"In una guerra moderna, il primo bersaglio non è necessariamente l’aereo. È la pista. Lo sanno bene i finlandesi, che da decenni addestrano i propri piloti a operare lontano dalle basi principali, utilizzando tratti stradali preparati come piste d’emergenza. Lo sta imparando anche la NATO, dopo l’esperienza ucraina e dopo anni in cui la superiorità aerea occidentale è stata spesso data per scontata. Lo ha dimostrato ora anche l’Aeronautica Militare, portando i propri F-35B all’esercitazione Imminent Field 26, in Finlandia.(...)"

https://www.difesaonline.it/2026/05/21/gli-f-35b-italiani-atterrano-sulle-strade-in-finlandia-laeronautica-militare-prova-la-guerra-senza-basi/

venerdì 10 aprile 2026

“Abbiamo riscoperto la guerra in Europa” (infodifesa)

"(...) Nel suo intervento, il ministro ha sottolineato che l’Europa si trova di nuovo a fare i conti con la guerra. Crosetto ha affermato che “abbiamo riscoperto la guerra all’interno dell’Europa”, aggiungendo che il contesto attuale è segnato dal ritorno di una logica in cui contano le potenze più che i valori democratici e di libertà che avevano orientato il percorso europeo negli anni precedenti.

Da qui la valutazione di una difesa impreparata, non solo in Italia ma più in generale in Europa, rispetto a minacce che si sono evolute rapidamente.(...)"

https://infodifesa.it/crosetto-question-time-senato-difesa-italia-piano-riforma/

giovedì 19 marzo 2026

Joint statement from the leaders of the United Kingdom, France, Germany, Italy, the Netherlands and Japan on the Strait of Hormuz

 "We condemn in the strongest terms recent attacks by Iran on unarmed commercial vessels in the Gulf, attacks on civilian infrastructure including oil and gas installations, and the de facto closure of the Strait of Hormuz by Iranian forces. 

We express our deep concern about the escalating conflict. We call on Iran to cease immediately its threats, laying of mines, drone and missile attacks and other attempts to block the Strait to commercial shipping, and to comply with UN Security Council Resolution 2817.

Freedom of navigation is a fundamental principle of international law, including under the United Nations Convention on the Law of the Sea.

The effects of Iran’s actions will be felt by people in all parts of the world, especially the most vulnerable. 

Consistent with UNSC Resolution 2817, we emphasise that such interference with international shipping and the disruption of global energy supply chains constitute a threat to international peace and security. In this regard, we call for an immediate comprehensive moratorium on attacks on civilian infrastructure, including oil and gas installations.

We express our readiness to contribute to appropriate efforts to ensure safe passage through the Strait. We welcome the commitment of nations who are engaging in preparatory planning.

We welcome the International Energy Agency decision to authorise a coordinated release of strategic petroleum reserves. We will take other steps to stabilise energy markets, including working with certain producing nations to increase output.

We will also work to provide support for the most affected nations, including through the United Nations and the IFIs.

Maritime security and freedom of navigation benefit all countries. We call on all states to respect international law and uphold the fundamental principles of international prosperity and security."

https://www.governo.it/it/articolo/joint-statement-leaders-united-kingdom-france-germany-italy-netherlands-and-japan-strait


martedì 17 agosto 2021

Afghanistan. Non arrendersi all'oggi

È una sconfitta gravissima. 

Ma non è la "fine" del (cosiddetto) Occidente. 

Non intrappoliamoci in continue Apocalissi. 

La politica continua 

#Afghanistan

lunedì 26 agosto 2019

Un percorso europeo per le riforme italiane (Maurizio Ferrera, Corriere della Sera)


"(...) La nuova Commissione avrà infatti il sostegno dei partiti tradizionalmente europeisti: popolari, socialisti e democratici, liberali. Sarebbe sbagliato però dire che la Ue è rimasta quella di sempre. La nuova legislatura sarà sicuramente meno «austera» delle due precedenti (Juncker e Barroso), meno orientata alla stabilità fiscale in quanto tale e più aperta verso i temi della crescita, dell’occupazione, della sostenibilità ambientale e sociale. Lo testimoniano innanzitutto i programmi dei partiti che ora formano la maggioranza a Strasburgo. Rispetto alle elezioni del 2014, essi hanno formulato proposte precise su tutti questi fronti (si vedano le analisi su www.euvisions.eu). Il segnale più forte viene tuttavia dall’«Agenda per l’Europa» preparata dalla neopresidente Ursula von der Leyen per il prossimo quinquennio. Una lettura attenta di questo documento sarebbe molto utile a chi sta lavorando per risolvere la crisi di governo. Vi si trovano infatti idee e proposte molto calzanti per l’Italia. In primo luogo, von der Leyen richiama l’attenzione sui temi ambientali e sulla necessità di un vero e proprio «Patto verde» europeo. Non solo per affrontare la sfida oggi più dirompente per l’intero pianeta — il cambiamento climatico — ma anche per stimolare la crescita. Economia circolare, risanamento ambientale, rilancio delle aree e delle attività rurali, investimenti massicci in sostenibilità: preso seriamente, il perseguimento di questi obiettivi avrebbe enormi ricadute in termini di Pil e occupazione. Sul versante del lavoro, la neopresidente propone un salario minimo Ue e la regolazione della cosiddetta gig economy (i lavori tramite piattaforma, che interessano un numero crescente di giovani europei). In tema di welfare, l’obiettivo prioritario è il rafforzamento della garanzia giovani, nonché di una nuova «garanzia minori» (reddito, asili, formazione primaria, salute per tutti i bambini/ragazzi in condizioni disagiate). Dato il suo successo come ministra per gli affari sociali e la famiglia in Germania, von der Leyen propone poi un piano ambizioso per le donne (conciliazione, pari opportunità, protezione contro violenze e femminicidi) e la piena realizzazione del nuovo Pilastro europeo dei diritti sociali. Inoltre, la sua Agenda insiste moltissimo sugli investimenti digitali e in capitale umano: istruzione, ricerca e sviluppo. Nel documento c’è molto altro (compresa la revisione del Regolamento di Dublino sull’immigrazione). Ma i punti menzionati sono tutti rilevantissimi anche per l’Agenda Italia. Se un nuovo governo li includesse nel programma, si tratterebbe (questa volta sì) di un cambiamento epocale rispetto agli approcci del passato, prevalentemente basati sulla difesa a oltranza dell’esistente (settori economici tradizionali, previdenza pensionistica) piuttosto che investimenti per il futuro e per l’inclusione attiva delle persone più svantaggiate. Oltre che per i contenuti, la svolta di von der Leyen merita attenzione anche per altri motivi. In vari Paesi membri non vi sono oggi i margini fiscali per muovere nelle direzioni indicate dalla neopresidente. Certo, con incisive riqualificazioni della spesa pubblica e una lotta a tutto campo contro l’evasione, un po’ di margini si potrebbero (e dovrebbero) trovare. Ma difficilmente basterebbero, almeno nel breve periodo. In Italia abbiamo una complicazione in più. Le clausole sull’Iva introdotte dal governo giallo-verde ci obbligano a trovare 23 miliardi per il 2020 e 29 per il 2021. Se non le disinneschiamo, si rischia di tarpare ancor di più le ali a una crescita già intorno allo zero. E senza crescita il debito non scende. C’è un modo per uscire da questo circolo vizioso? Immaginiamo il seguente scenario. Il nuovo governo elabora (preferibilmente con l’assistenza tecnica della Commissione) un ambizioso piano di riforme in linea con l’Agenda Ursula, indicandone anche i costi. Poi lo presenta come Nota aggiuntiva al programma di Stabilità che tutti i Paesi devono sottoporre a Bruxelles nel mese di ottobre. Come reagirebbe la Commissione? È difficile che ci risponda con un no secco. Vorrà sicuramente essere sicura che non si tratti di una richiesta opportunistica, come è già avvenuto in passato. Chiederà assicurazioni su contenuti e tempi delle riforme, forse vorrà essere coinvolta nel monitoraggio e nella valutazione in corso d’opera. Inoltre si aspetterà che la legge di Stabilità per il 2020 si allinei alle raccomandazioni di politica economica e sociale ricevute dall’Italia lo scorso giugno (ad esempio rivedere quota 100 e il reddito di cittadinanza, per renderlo più efficace). (...)"

sabato 3 agosto 2019

Allarghiamo Il Castello

Impressione mia, magari i sondaggi e simulazioni varie sono fatte meglio di quanto io pensi: si continua a fare calcoli di voti e proiezioni di consenso "rassegnandosi" a una base elettorale sempre più stretta.

Forse c'è un'Italia né "buonista" né "cattivista" (per semplificare al massimo) che attende di essere rappresentata.

Forse c'è un'Italia che sarebbe capace di affrontare le sfide del futuro senza paura (o governando gli inevitabili timori che sorgono di fronte alle incognite della vita), se trovasse interlocutori politici che siano capaci di coinvolgerla, senza cercare "rottamazioni", "ruspe", illusioni varie.

L'attuale "principe" sembra re perché il castello si è fatto piccolo. Allarghiamo i confini, ridisegniamo le mura e il fossato, e il trono vacillerà: le bande rumorose dei prepotenti, forse, torneranno al silenzio.

FMM

Testo originariamente pubblicato qui:

domenica 21 luglio 2019

Libia: battaglia finale?

Dal profilo Facebook di Guido Olimpio

"(AGI) - Tripoli, 20 lug. - Le forze del maresciallo Khalifa Haftar hanno dichiarato «l'ora zero» della propria offensiva volta alla conquista della capitale libica, Tripoli. Come riferisce Arab News, lo scrive lo stesso Esercito nazionale libico (Lna) sulla propria pagina Facebook, nella quale si lancia un appello ai giovani «unirsi alle nostre forze». Sull'altro fronte, già ieri il Governo di accordo nazionale libico di Fayez al Serraj aveva annunciato di aver raccolto informazioni che dimostrerebbero che Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti si preparano a potenziare le forze fedeli ad Haftar. Alcune informazioni pervenute all'esecutivo di Tripoli - l'unico riconosciuto dalla comunità internazionale - indicano che il nuovo attacco sarà effettuato con aeromobili e armi di alta qualità. Non solo: stando alle stesse fonti, l'offensiva sarebbe imminente."


venerdì 19 luglio 2019

Von der Leyen: “L'Europa dialoghi con la Russia ma da una posizione di forza” (laStampa)

Mi sembra intervista interessante, da molti punti di vista.

FMM

"(...) Dalla necessità di un “nuovo inizio” sul tema delle migrazioni alla volontà di «sfruttare meglio i margini offerti dalla flessibilità» per ciò che riguarda i criteri del patto di stabilità e di crescita, la presidente von der Leyen si annuncia come un’interlocutrice attenta alle preoccupazioni italiane. Non solo si oppone a qualsiasi forma di Ital-Exit, ma riconosce che «le differenze tra Sud e Nord dell’Europa, così come quelle tra Est e Ovest, vanno ricomposte evitando un’eccessiva emotività nel dibattito, che possa far sentire esclusi o respinti alcuni degli Stati membri».  Anche sul caso che ha contrapposto il vicepremier italiano Matteo Salvini a Carola Rackete si è mostrata attenta a pesare le parole: «In tutto il mondo il dovere è salvare le persone dall’angoscia di trovarsi in alto mare, ma questo non significa che tutti debbano venire in Europa».

Pur riconoscendo che su alcuni dossier non è ancora in grado di offrire soluzioni e proposte – prima su tutte la questione catalana, che «intende approfondire in tutti i suoi dettagli» – von der Leyen ha assicurato che ascolterà molto e cercherà un approccio comprensivo nella soluzione dei problemi. Vale anche per Brexit: «L’accordo non è morto, se ci sono buone ragioni che il governo britannico vuole offrire all’Ue per un’estensione dei suoi termini, sono pronta ad ascoltarle». Le maggiori cautele le ha espresse a proposito della Russia di Vladimir Putin: «La Russia è nostra vicina e resterà la nostra vicina – ha detto - ma l’esperienza degli ultimi anni ci dice che il Cremlino non perdona alcuna debolezza, quindi l’Europa deve essere disponibile al dialogo da una posizione di forza». Trasparenza e contrasto alle fake-news: «Questa è la forza dei paesi liberi con la stampa libera».

La versione integrale dell’intervista concessa dalla Presidente Ursula von der Leyen alla Stampa e ad altri quotidiani europei (The Guardian, Le Monde, Sueddeutsche Zeitung e La Vanguardia) sarà disponibile nell’edizione di domani, 20 luglio."

https://www.lastampa.it/esteri/2019/07/18/news/von-der-leyen-l-europa-dialoghi-con-la-russia-ma-da-una-posizione-di-forza-1.37105568

domenica 14 luglio 2019

Sovranisti fra Trump e Putin

Segnalo un articolo di Alberto Negri. Al di là del ragionamento complessivo (su alcuni punti sarebbe da approfondire) mi pare sia importante notare la sottolineatura che Trump e Putin in qualche modo possono "simpatizzare" fra loro.

Forse è su questa possibile linea di sintonia (che mi pare sia presente nell'amministrazione americana come ipotesi di lavoro in versione anti-cinese, quasi a "rovescio" della tattica kissingeriana usata contro l'URSS a suo tempo) che i sovranisti si illudono di poter giocare su più tavoli tranquillamente.

Non capendo che in realtà senza una politica estera definita e un solido ancoraggio alle alleanze, si diventa vittime delle spinte e controspinte dei due (o più) attori principali.
Rendendo in realtà l'Italia più insicura, al di là della retorica "prima noi".

FMM

L'articolo di Negri è leggibile sul post del profilo Facebook del giornalista:

Se il sovranismo ci lascia indifesi (ilGiornale, A.Sallusti)

Non seguo molto Sallusti e ilGiornale, e quel poco che ho letto di suo - se ben ricordo - non mi è mai piaciuto. Finora. Mi sembra un interessante "segno dei tempi" che oggi mi trovi a condividere un suo articolo; perché il pericolo che corriamo in questo periodo è qui ben detto, in modo chiaro e sintetico. E non è una questione di corruzione (tutta da dimostrare, ed è questione che va lasciata alla magistratura e alle indagini), ma di una più evidente debolezza politica, a cui di fatto il cosddetto "sovranismo" rischia di condannarci. 

Indipendentemente da cosa si pensi di altre questioni politiche e dai diversi posizionamenti partitico-ideali, questa debolezza deve preoccuparci. 

Tutti.

FMM

"(...) Penso che stiamo sperimentando - ma è solo l'inizio - quanto sia pericoloso e stupido il sovranismo, per di più all'amatriciana come non può che essere quello italiano. Un Paese che non appartiene a nessuna alleanza, che non ha amici e avversari chiari, è destinato inevitabilmente a essere in balia degli interessi di tutti. Un gioco sporco e senza scrupoli, fatto di ricatti, misteri e intrighi che alla lunga non potranno che logorarci e tenerci costantemente in una sorta di limbo a tutto vantaggio dei vicini di casa. Con Putin ma anche con il suo rivale Trump; con Trump ma anche con la sua acerrima nemica Cina, alla quale abbiamo aperto la Via della seta; contro l'Europa ma anche con l'Europa quando si tratta di spartire le poltrone. (...)"

giovedì 4 luglio 2019

Haftar ha fallito? L'Italia può sfruttare la situazione?

"(...) L’offensiva di aprile di Haftar è insomma fallita?

Dire di sì, come dimostra il fatto che in questo momento Haftar sta persino perdendo la fiducia del suo stesso esercito. Bisogna ricordare che le sue forze, che all’inizio erano quelle meglio organizzate, sono composte prevalentemente da mercenari, i quali ora stanno defezionando in gran numero. Il generale ha perso anche il sostegno della popolazione: non dimentichiamo che in tutta la Libia, a Est come ad Ovest, la gente vuole la pace. Non può quindi che avversare chi sta mettendo in crisi una situazione già molto complessa. Haftar, infine, sta perdendo anche il sostegno internazionale, specialmente se verrà confermata la sua responsabilità nell’attacco di stanotte. A rimanergli fedele, probabilmente, resterà solo l’Egitto.

Anche la Casa Bianca, che dopo la partenza dell’offensiva fece una significativa apertura di credito ad Haftar, pare si sia molto raffreddata nei suoi confronti. Una conferma dell’isolamento del generale?

Tutti, almeno a parole, stanno marginalizzando Haftar. Ma siccome questo è accaduto tante altre volte, ciò non ci garantisce che i vari attori internazionali, pur condannando Haftar, vorranno davvero sostenere il governo di Tripoli in un possibile processo di stabilizzazione post-conflitto. Per quanto riguarda gli americani, c’è da dire che Trump non ha mai avuto le idee molto chiare sulla Libia. In questo momento, nonostante l’endorsement del presidente, il governo Usa è di fatto più vicino a Sarraj.  Credo dunque che sia possibile, in prospettiva, un appoggio americano alla linea italiana di sostegno a Sarraj.

Linea che aveva però visto il nostro Paese in difficoltà, tanto che il nostro premier Conte ad aprile dichiarò che l’Italia non stava né con Sarraj né con Haftar.

In tutto questo bailamme, l’Italia è stata fermamente dalla parte di Sarraj, pur avendo dialogato con gli attori regionali che sostengono Haftar. Credo dunque che la nostra posizione potrà essere premiata in sede di trattative. Perché noi abbiamo avuto il coraggio di tenere aperta, nonostante tutto, la nostra ambasciata a Tripoli. Questo credo sia il nostro vantaggio competitivo."

https://www.startmag.it/mondo/haftar-sta-perdendo-la-testa-in-libia-ed-e-isolato-lanalisi-di-mercuri/

lunedì 10 giugno 2019

BCE: Draghi oltre Draghi (ilSole24Ore)

"(...) C’è dunque molto Draghi, e molto a lungo, nel dopo-Draghi. La transizione tra il vecchio e il nuovo presidente si preannuncia morbida, per non aumentare le incertezze già tante e «prolungate». Il condizionale resta però d’obbligo: i mercati sanno bene che molto, tutto, dipenderà dalla voglia del nuovo presidente di aprirla, quella cassetta degli attrezzi molto fornita, e del suo gradimento verso questo o quello strumento. (...)"

https://mobile.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-06-09/bce-draghi-oltre-draghi-cosa-restera-di-questi-8-anni-a-francoforte/AC5QC6O#Echobox=1560113697

domenica 9 giugno 2019

Riprendere in mano il dossier libico

"(...) Di Libia occorre tornare ad occuparsene, a rendere l’argomento nuovamente tra le priorità dell’agenda italiana. “Sono tanti i motivi per farlo – sottolinea Michela Mercuri – Il momento attuale impone un’iniziativa da parte nostra in grado di poter dare un impulso decisivo alla risoluzione della vicenda. In primo luogo c’è un’impasse da parte di tutti i principali attori internazionali, a partire dall’inviato Onu Ghassan Salamé, che nei mesi scorsi punta tutto sulla conferenza nazionale poi saltata per via della guerra”.

“L’Italia dovrebbe riprendere i contatti con le varie diplomazie – prosegue poi la docente – dalla Russia con cui abbiamo un buon rapporto e che sostiene Haftar, fino agli stessi Stati Uniti i quali formalmente appoggiano il governo di Al Sarraj ma dialogano con Haftar e sono partner dei sostenitori del generale. Noi, mancando un’azione comune di Nazioni Unite ed Europa, potremmo tornare ad essere promotori di un’iniziativa internazionale anche con il coinvolgimento francese. O si fa così oppure continuiamo ad aspettare alla finestra, ma questo non possiamo permettercelo”.

E poi c’è anche la questione, anche questa finita nel dimenticatoio, del consolato di Bengasi: “Lo chiedono gli stessi cittadini della Cirenaica – prosegue Michela Mercuri – Dovremmo aprire una sede diplomatica anche nell’est del paese, il consolato doveva essere operativo già ad aprile ma poi è saltato tutto ed ora non si sa molto sulle iniziative future. L’Italia è già presente nell’ovest della Libia, con una sede diretta dal bravo ambasciatore Giuseppe Buccino Grimaldi ed è l’unica occidentale a Tripoli. Adesso dobbiamo fare la stessa iniziativa anche a Bengasi, è fondamentale per il nostro ruolo in Libia”.(...)"

https://it.insideover.com/politica/litalia-riprenda-in-mano-il-dossier-libico-il-nostro-paese-rischia-grosso.html

domenica 2 giugno 2019

Festa della Repubblica: il discorso di Mattarella

Buona festa della Repubblica, di seguito un estratto del discorso di ieri del Presidente Mattarella.

"(...) Abbiamo appena celebrato in ventotto Paesi d’Europa un grande esercizio di democrazia: la elezione dei deputati al Parlamento Europeo, a conferma delle radici solide di una esperienza che stiamo, gradualmente, costruendo da ormai sessantadue anni. In realtà sessantotto dal momento dell’avvio del primo organismo comunitario, la Comunità del carbone e dell’acciaio.

L’Italia è stata guidata, in questo percorso, dalle indicazioni della sua Costituzione; dalla consapevolezza di una sempre più accentuata interdipendenza tra i popoli; dalla amara lezione dei sanguinosi conflitti del ventesimo secolo. Soltanto la via della collaborazione e del dialogo permette di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale.

La Repubblica italiana, con l'assunzione di responsabilità nel contesto globale, ha contribuito, per la sua parte, alla definizione di modelli multilaterali e di equilibri diretti a garantire universalmente pace, sviluppo, promozione dei diritti umani.

Anche per questo non possiamo sottovalutare le tensioni che si sono manifestate, e si manifestano, provocando conflitti e mettendo pesantemente a rischio la pace in tanti luoghi del mondo.

Va ricordato che – in ogni ambito - libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo.

I valori delle civiltà e delle culture di ogni popolo contrastano in modo radicale con quella deriva e fanno, invece, appello a salde fondamenta di umanità, per confidare nel progresso. (...)"

https://www.quirinale.it/elementi/30111

lunedì 27 maggio 2019

Considerazioni sul voto europeo

Poche considerazioni volanti:

1.Europa più confusa e meno coerente, visti alcuni risultati (Italia e Francia).
1a. Possibile riapertura di distanze interne all'Europa stessa, con tensione che può portare a integrazione a più velocità (ma senza Francia sarebbe possibile?)
1b. Europa che - attenzione: forse con ok Washington in funzione anticinese - dialoga più apertamente con Russia? Più Eurasia e in senso non necessariamente alternativo al legame atlantico?

2. In Italia voto che non sorprende. Sul lato PD, non illudersi che il modello milanese funzioni sul resto del territorio nazionale; anzi, rischio che PD sia già percepito come partito da supermetropoli, che funziona solo "qui"
2a. Non è detto che il consenso in un momento così e su queste elezioni si riproduca a livello locale o comunque in altri livelli.

3. Le ragioni dell'europeismo non sono ben rappresentate se manca un riferimento all'economia sociale di mercato: con tutti i limiti di una formula vaga, Europa è e deve essere luogo liberale e sociale, non solo libero mercato e antitrust
3a. Europa non alternativa a nazioni, federalismo spinto non funziona con la nostra storia. Mix difficile da pensare, ma da produrre sul campo, con inevitabili  contraddizioni.

Francesco Maria Mariotti

(pubblicato stamani su Fb https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10219792887714030&id=1274444055)

domenica 26 maggio 2019

L’intelligence deve monitorare il disagio sociale

Interessante, anche per relativizzare (senza cancellare) i timori sulle fake news

"(...) Monitorare il disagio sociale secondo me è fondamentale per l’intelligence e le forze di polizia, perché da questione di ordine pubblico potrebbe presto sfociare in problema di sicurezza nazionale. L’anno scorso un quinto dei nostri connazionali si è indebitato per acquistare le medicine, la stabilità economica viene conseguita in media a 44 anni, pletore di laureati si spostano in altri Paesi definitivamente, centinaia di migliaia di giovani non studiano e non lavorano, la distanza tra Nord e Sud si allarga, la presenza della criminalità nell’economia è alta, sopratutto in alcuni settori come l’edilizia e i lavori pubblici. A questo si aggiunga che il reddito di tante famiglie è integrato dalle pensioni dei nonni. E sullo sfondo, non tanto lontano, l’intelligenza artificiale ridurrà un numero imprecisato di posti di lavoro – sopratutto nella prima fase di transizione – e il potere di acquisto per i cittadini delle società occidentali sarà destinato a diminuire. Pertanto, nella mia opinione, il disagio sociale è inevitabilmente destinato ad aumentare, per cui sarebbe necessario adottare soluzioni strutturali e non a breve termine. Partire da questa consapevolezza significa porre le reali premesse per valorizzare le straordinarie risorse di un grande paese industriale che è anche la prima potenza culturale del pianeta.(...)"

https://formiche.net/2019/05/disagio-sociale-fake-news-elezioni-europee-sfida-politica-intelligence-caligiuri/

venerdì 24 maggio 2019

Manca poco alla conquista di Tripoli da parte di Haftar?

Manca poco alla conquista di Tripoli da parte di Haftar? O sono colpi di "creazione stato di fatto ante-accordi"? Comunque un'eventuale "pace" sarebbe fragilissima. Prepararci al peggio, sperando che l'Europa che viene in qualche modo sia più protagonista (ma dobbiamo esserlo noi, innanzitutto)

FMM

Haftar a Parigi
https://specialelibia.it/2019/05/23/haftar-a-parigi-e-lingresso-delllna-a-tripoli-potrebbe-essere-questione-di-ore/

Il bombardamento di poche ore fa
http://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/2019/05/24/libia-raid-aereo-di-haftar-su-parlamento-dellest-_ddcc3598-ea55-4519-9768-d4942a30dddb.html

mercoledì 22 maggio 2019

Haftar a Macron: “In Libia non ci sono le condizioni per un cessate il fuoco”

«Al momento non sussistono le condizioni per un cessate il fuoco in Libia». Lo ha detto il generale libico Khalifa Haftar al presidente francese Emmanuel Macron durante l’incontro avvenuto a Parigi mentre è ancora in corso l’offensiva delle sue truppe sulla capitale Tripoli. Quando la questione del cessate il fuoco è stata messa sul tavolo, pare che il generale libico abbia detto: «Con chi devo negoziare il cessate il fuoco, oggi?» riferendosi al fatto che il governo di concordia nazionale guidato da Serraj sarebbe «completamente fagocitato dalle milizie e che non debba negoziare con i rappresentanti di queste milizie». I fucili non smetteranno di sparare, ma per il generale «è necessaria una ripresa del dialogo politico per uscire dalla crisi». (...)"

https://www.lastampa.it/2019/05/22/esteri/haftar-a-macron-in-libia-non-ci-sono-le-condizioni-per-un-cessate-il-fuoco-eXhT9yKiFh0jdzdJJsmvtN/amphtml/pagina.amp.html

domenica 19 maggio 2019

Haftar a Roma rilancia le opzioni italiane nella crisi libica (AnalisiDifesa)

"(...) “La situazione è complessa, confidiamo nella via politica come unica soluzione” ha detto Conte ai cronisti senza sbilanciarsi su quanto espresso da Haftar. Anche se il generale non ha offerto spazio all’ipotesi di tregua (esclusa il 13 maggio dal ministro degli Esteri di Tobruk, Abdulhadi Ibrahim Iahweej) la sua visita a Roma  conferma che il successo militare non è attualmente un’opzione credibile. Benché il suo Esercito Nazionale Libico abbia aperto un nuovo fronte vicino a Sirte con l’obiettivo di deviare da Tripoli alcune brigate di Misurata oggi schierate a difesa della capitale, è evidente che il blitz contro Tripoli scatenato a inizio aprile è fallito e la guerra di logoramento in atto ora non sembra risolvibile sul piano militare.Sembrano essersene accorti anche gli sponsor principali di Haftar. La Russia, fin da subito scettica circa le possibilità di successo dell’attacco a Tripoli, sostiene con Roma la necessità di cercare soluzioni politiche mentre anche Egitto e soprattutto Emirati Arabi Uniti sembrano voler assumere un profilo più defilato. Proprio gli emirati, con le forniture di armi e munizioni e probabilmente anche con il sospetto impiego dei loro droni di costruzione cinese schierati in Cirenaica e impiegati per colpire di notte a Tripoli le postazioni delle milizie fedeli ad al-Sarraj, hanno offerto un contributo determinante all’attacco alla capitale. Il generale ha dimostrato di tenere inconsiderazione il ruolo dell’Italia, confermatasi partner indispensabile per tutti i protagonisti della crisi libica al punto che secondo alcune fonti Conte avrebbe fatto notare al suo interlocutore che il sostegno di molti Paesi stranieri potrebbe non essere eterno. Non a caso lo stesso giorno in cui Conte ha visto Haftar l’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino ha incontrato a Tripoli il ministro dell’Interno del GNA, Fathi Bashaga. Buccino, a cui, ha espresso l’appoggio dell’Italia al governo di Accordo nazionale. Il 14 maggio il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato che il presidente Emmanuel Macron vuole incontrare il maresciallo Khalifa Haftar per premere verso un cessate-il-fuoco e riprendere i colloqui di pace in Libia. (...)"

sabato 18 maggio 2019

CAOS LIBIA/ Così Onu, Nato e Ue la regalano allo stato islamico (Michela Mercuri, ilSussidiario.Net)

"(...) Se l’Europa brancola nel buio, la Nato è decisamente in un vicolo cieco. L’alleanza atlantica che nel 2011, in un solo mese, aveva trovato un accordo per bombardare Gheddafi ora non riesce neppure ad emanare una dichiarazione d’intenti. Nel già menzionato vertice di Bruxelles l’inviato Onu Ghassan Salamé e Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, hanno convenuto sulla necessità di aiutare la Libia a “costruire istituzioni di sicurezza efficaci se il governo lo richiederà”. Qualcuno, forse, dovrebbe ricordare agli alleati atlantici che a Tripoli, sede del Governo di accordo nazionale, voluto e  riconosciuto, nel 2015, dalle Nazioni Unite è in corso una guerra tra Haftar e le milizie fedeli a Serraj, l’uomo che, a scanso di equivoci, proprio l’Onu aveva messo alla guida di questo governo e l’uomo che in questi giorni ha provato, con un tour europeo, a chiedere una maggiore collaborazione per una de-escalation del conflitto ai più che riluttanti “amici dell’Europa”. È evidente che sostenere Serraj vorrebbe dire, per i più, perdere gli amici sauditi, emiratini ed egiziani. Troppi sono gli interessi dei singoli per sacrificarli per una linea comune.
In questo scenario desolante trovano spazio i jihadisti delle più disparate sigle. Alcuni si sono mescolati tra i combattenti, altri invece hanno colto l’occasione per tentare di rinsaldare la propria immagine. Lo stato islamico ha rivendicato un attentato nei dintorni di Sebha, nella regione meridionale del Fezzan, contro forze dell’Esercito nazionale libico di Haftar. Secondo quanto riportato dal Daily Express – che cita fonti dell’intelligence britannica – al Baghdadi, in fuga dalla Siria, sarebbe in Libia per tentare di farne la nuova roccaforte dell’Isis. Notizia non confermata ma che quantomeno insinua un dubbio.
Né questo allarme né il numero crescente di morti e sfollati pare, però, smuovere più di tanto le cancellerie mondiali. Se da un lato è vero che la partita si gioca nel Golfo, è anche vero che le istituzioni internazionali, con un maggiore impegno, potrebbero quantomeno tentare un dialogo tra le parti, in primo luogo con i vari sponsor regionali fin qui lasciati ai margini. Viceversa la Libia, dopo la Siria, sarà l’ennesimo fallimento dell’Europa e della Nato e più in generale di quel sistema multilaterale di alleanze che dal ’45 in poi abbiamo pretenziosamente chiamato “Occidente”.