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domenica 26 maggio 2019

L’intelligence deve monitorare il disagio sociale

Interessante, anche per relativizzare (senza cancellare) i timori sulle fake news

"(...) Monitorare il disagio sociale secondo me è fondamentale per l’intelligence e le forze di polizia, perché da questione di ordine pubblico potrebbe presto sfociare in problema di sicurezza nazionale. L’anno scorso un quinto dei nostri connazionali si è indebitato per acquistare le medicine, la stabilità economica viene conseguita in media a 44 anni, pletore di laureati si spostano in altri Paesi definitivamente, centinaia di migliaia di giovani non studiano e non lavorano, la distanza tra Nord e Sud si allarga, la presenza della criminalità nell’economia è alta, sopratutto in alcuni settori come l’edilizia e i lavori pubblici. A questo si aggiunga che il reddito di tante famiglie è integrato dalle pensioni dei nonni. E sullo sfondo, non tanto lontano, l’intelligenza artificiale ridurrà un numero imprecisato di posti di lavoro – sopratutto nella prima fase di transizione – e il potere di acquisto per i cittadini delle società occidentali sarà destinato a diminuire. Pertanto, nella mia opinione, il disagio sociale è inevitabilmente destinato ad aumentare, per cui sarebbe necessario adottare soluzioni strutturali e non a breve termine. Partire da questa consapevolezza significa porre le reali premesse per valorizzare le straordinarie risorse di un grande paese industriale che è anche la prima potenza culturale del pianeta.(...)"

https://formiche.net/2019/05/disagio-sociale-fake-news-elezioni-europee-sfida-politica-intelligence-caligiuri/

martedì 3 dicembre 2013

Perché gli accordi di Bali sono importanti (da ilPost.it)

(...) Dal 1990 a oggi, per effetto della vituperata globalizzazione, oltre un miliardo persone è uscito dalla povertà; nei paesi emergenti una classe media di centinaia di milioni di famiglie insegue i propri desideri e le proprie aspirazioni. Guardiamo da noi: oltre un terzo del nostro prodotto interno dipende dalle esportazioni. Non fosse stata per la loro crescita, costante, che dipende sia dalla bravura delle nostre aziende che dalla domanda internazionale, la crisi degli ultimi anni sarebbe stata molto più nera: dall’export dipendono anche le speranze di una vera ripresa.

Ecco perché la conferenza ministeriale del WTO che si apre oggi qui a Bali, in Indonesia, è così importante. Perché dalle evoluzioni delle regole del commercio internazionale dipendono sia gli equilibri geo-politici, sia le opportunità di crescita da noi, in patria. Il WTO funziona come un tribunale, 159 paesi aderiscono alle sue regole. Allo stesso tempo ha il compito di guidare negoziati per aumentare gli scambi, negoziati che da oltre dieci anni non compiono passi sostanziali a parte aumentare il numero dei membri. Nello stallo, sono iniziate trattative complementari tra gruppi più piccoli di paesi, tra cui spicca quella tra USA e UE. Se le conclusioni di Bali fossero modeste o irrisorie, questi nuovi negoziati da complementari diverrebbero alternativi, segnando nuovi equilibri geo-politici, oltre che economici.(...)

I numeri di uno studio del Peterson (autorevole think tank di Washington) parlano chiaro: un accordo a Bali vale oltre 34 milioni di posti di lavoro che corrispondono a reddito aggiuntivo per 2,4 migliaia di miliardi di dollari, di cui il 45 per cento per i paesi sviluppati e il 55 per cento per i paesi in via di sviluppo. Abbastanza per giustificare l’impegno di questi giorni.

mercoledì 19 dicembre 2012

Grecia, un paese in stato di shock (da PressEurop)


(...) Ma in questo modo ci sfugge la verità. Sulla Grecia, sulla Germania e sull’Europa. Pieper parla di “rimozione di massa” per spiegare ciò che sta accadendo, e i meccanismi di difesa dei politici, in particolare, funzionano a meraviglia. 

Ecco come si è presentata la Grecia agli occhi di Pieper nell’ottobre del 2012: donne in avanzato stato di gravidanza supplicano gli ospedali di farle entrare, e se non hanno un’assicurazione o denaro a sufficienza nessuno le aiuta a mettere al mondo i loro figli. Persone che fino a poco tempo fa facevano ancora parte della classe media raccolgono resti di frutta e legumi per le strade della periferia di Atene. 

Un vecchio racconta che non può più pagare le medicine per il cuore perché la sua pensione è stata dimezzata. Dopo aver lavorato per più di quarant’anni pensava di aver fatto il suo dovere, ma oggi non capisce più come funziona il mondo. Le persone che vanno in ospedale sono invitate a portarsi da casa lenzuola e cibo. Da quando le imprese di manutenzione sono state congedate sono i medici, gli infermieri e gli aiuto-infermieri (senza stipendio da mesi) che si incaricano della gestione delle strutture. In ospedale mancano guanti e cateteri. L’Unione europea parla di un rischio di propagazione di malattie infettive. (...) 

Non serve essere una Cassandra o un esperto per immaginare l’impatto che tutto questo può avere sulle relazioni sociali tra gli individui e sul clima della società greca. Il risentimento nei confronti di un sistema corrotto e di una politica internazionale i cui aiuti finiscono nelle casse delle banche anziché nelle tasche dei bisognosi è enorme. E se possibile sta aumentando. Gli uomini portano questo odio a casa, in famiglia, e i loro figli lo riportano in strada. I gruppi violenti che attaccano le minoranze si moltiplicano rapidamente. 
A novembre gli Stati Uniti hanno emanato un avviso per chi aveva intenzione di recarsi in Grecia, sottolineando la pericolosità del paese, in particolare per i neri. Per la Grecia, da sempre considerata un luogo ospitale, è qualcosa di sconvolgente. 

In tempi normali anche il più terribile degli eventi non è sufficiente a mettere l’individuo in ginocchio, spiega Pieper, perché tutti noi siamo dotati di un istinto di sopravvivenza estremamente sviluppato. E questa è una buona notizia. La cattiva notizia è che questo istinto funziona soltanto in una società in salute, capace di ammortizzare lo shock. La tragedia di Utøya ha mostrato la forza che una società di questo tipo è in grado di sprigionare. Tutta la Norvegia ha sostenuto le vittime dopo il massacro, come se qualcuno avesse coperto il paese con una campana di solidarietà. 

In Grecia le fondamenta della società sono state erose fino a farla affondare. La crisi ha annientato lo stato sociale. “L’uomo – scrive Geog Pieper – si trasforma in un essere selvaggio in questo tipo di situazioni drammatiche”. La necessità lo allontana dalla ragione, e l’egoismo prende il posto della solidarietà. (...)


sabato 25 febbraio 2012

Una diversità virtuosa (Mario Deaglio, la Stampa)

(...) Gli italiani non sembrano resistere con tagli «orizzontali» che toccano ogni tipo di prodotti, ma reagiscono, modellando i consumi sul reddito. Sembra così di intravedere un comportamento «attivo», quasi un riappropriarsi di facoltà di scelta, di decisioni che per vari decenni gli italiani, come i cittadini degli altri Paesi ricchi, avevano delegato di fatto ai pubblicitari. Il termine «frugalità», reintrodotto nel vocabolario americano quattro anni fa per indicare un atteggiamento responsabile rispetto ai beni, ha forse trovato la sua strada anche in Italia. Tale atteggiamento sembra far capolino anche nelle scelte lavorative, con casi recenti, da seguire con attenzione, di ritorno degli italiani verso occupazioni e mestieri fino a pochissimo tempo fa «snobbati» e lasciati agli immigrati.

L’Italia che uscirà dalla crisi - che ha probabilmente toccato il picco a gennaio e febbraio, anche per motivi meteorologici, con il freddo che limitava l’offerta degli alimentari freschi e teneva i consumatori lontani dai luoghi dell’acquisto - sarà probabilmente diversa, più responsabile, più reattiva dell’Italia che vi è entrata, quasi senza accorgersene e dopo averne negato a lungo l’esistenza. Potrà sembrare una piccola cosa, ma è proprio su questa diversità di atteggiamento che occorre costruire, se questo Paese vuole avere un futuro.