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venerdì 10 aprile 2026

“Abbiamo riscoperto la guerra in Europa” (infodifesa)

"(...) Nel suo intervento, il ministro ha sottolineato che l’Europa si trova di nuovo a fare i conti con la guerra. Crosetto ha affermato che “abbiamo riscoperto la guerra all’interno dell’Europa”, aggiungendo che il contesto attuale è segnato dal ritorno di una logica in cui contano le potenze più che i valori democratici e di libertà che avevano orientato il percorso europeo negli anni precedenti.

Da qui la valutazione di una difesa impreparata, non solo in Italia ma più in generale in Europa, rispetto a minacce che si sono evolute rapidamente.(...)"

https://infodifesa.it/crosetto-question-time-senato-difesa-italia-piano-riforma/

giovedì 29 maggio 2014

La Golden Rule dei sogni (da Phastidio.net)

Pare che il premier Matteo Renzi proverà nuovamente, in sede europea, a chiedere l’esclusione degli investimenti pubblici dal computo del rapporto deficit-Pil. Si tratta di una antica aspirazione dei politici italiani, sinora sistematicamente frustrata perché più che altro rimasta nel libro dei sogni, essendo stata sempre ignorata a livello comunutario. Cambierà qualcosa, oggi?
L’idea di Renzi sarebbe quella di escludere dal calcolo gli investimenti pubblici, inclusi quelli per scuola e ricerca. Inoltre, il premier italiano vorrebbe escludere dal calcolo del deficit-Pil anche il cofinanziamento nazionale ai fondi strutturali europei. Questi ultimi si svolgono in regime di matching funds, cioè per ogni euro erogato dalla Ue vi è un euro di spesa pubblica da parte del paese destinatario. All’Italia arriveranno, tra il 2014 ed il 2020, fondi comunitari pari a 43 miliardi di euro, ed altrettanti dovranno essere messi dal nostro governo. Metterli a deficit potrebbe dare un aiutino, ma solo se tali fondi avranno impatto elevato in termini di efficacia di sistema sulla crescita.
Il problema di queste iniziative politiche è sempre quello: la definizione di ciò che è “investimento”, ed i relativi margini per giochetti contabili nazionali. L’occasione fa il governo ladro (letteralmente), e ci vuole davvero poco per camuffare spesa corrente in spesa per investimenti. Quindi, ammesso e non concesso che il paese sia in grado di spendere in modo efficace ed efficiente i fondi comunitari (la vera rivoluzione di cui avremmo bisogno), servirebbe comunque una supervisione molto stretta da parte della Ue, ad evitare abusi e frodi contabili. Per ottenere ciò si potrebbe pensare quindi a mettere in campo lo strumento degli accordi di partnership bilaterale, già vagheggiato dalla Merkel.
Solo che la declinazione tedesca di questi accordi era quella di una camicia di forza e di una sorta di “nuovo memorandum”, per niente light, per paesi che non sono in assistenza della Troika, mentre Renzi non si spinge a dettagliare le modalità di controllo ma vuole solo ottenere “flessibilità contro riforme”. (...)

sabato 7 dicembre 2013

L'eredità di Mandela. Quel neo-capitalismo cauto (da ilSole24Ore.it)

(...) Le cose cambiarono alla fine di gennaio 1992, quando Mandela e F.W.de Klerk furono invitati al World Economic Forum di Davos, accolti come rock star dal capitalismo occidentale. «Ragazzi, dobbiamo scegliere - disse Mandela al vertice dell'Anc una volta tornato a Johannesburg -. O ci teniamo le nazionalizzazioni e non otteniamo gli investimenti. O rinunciamo al nostro atteggiamento e ci teniamo gli investimenti». Passarono altri quattro mesi. Poi l'Anc diffuse un opuscolo di 45 pagine: «Pronti a governare», era il titolo. Per la prima volta sparivano le nazionalizzazioni. L'alleanza con il Partito comunista e il Cosatu, il grande sindacato, restavano e sono ancora oggi fondamentali. Ma l'African National Congress entrava con cautela nel capitalismo. (...)
 
Da quando ha lasciato la presidenza, Madiba non ha mai usato la sua credibilità per interferire nel lavoro dei successori. Ma ora la sua morte lascia un vuoto morale in cui la gestione di Zuma risplende per mediocrità. Il personaggio più diffuso di questa stagione è il "tenderpreneur", il funzionario pubblico Anc che offre contratti e appalti solo all'imprenditore iscritto all'Anc o suo importante finanziatore. Quest'assenza di distinzione fra politica e affari, una specie di socialismo di ritorno malato, mina l'economia più delle illusioni della Nazione Arcobaleno (...)
 
con articoli di Ugo Tramballi e Stefano Biolchini - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/4hYug

martedì 19 novembre 2013

Germania, la preoccupante fuga dagli investimenti (da Linkiesta.it)

(...) Quasi a conferma delle preoccupazioni espresse poche giorni fa dalla Commissione europea, che ha aperto una procedura per l’eccessivo surplus delle partite correnti (bilancia commerciale in testa) di Berlino – chiedendo proprio più investimenti e misure per aumentare i consumi interni - questo lunedì è giunta una indagine dell’Institut für deutsche Wirtschaft (istituto per l’economia tedesca, IW, di Colonia) che ha lanciato un non tanto velato allarme per il 2014.
L’IW ha condotto un’indagine su 3.300 imprese tedesche, traendone un quadro non troppo rassicurante. Certo, il 28% ha in programma nuove assunzioni, cifra che farebbe stappare champagne in Italia, non però in Germania, che è in tutt’altra situazione economica. Al tempo stesso, però, solo poco meno di un terzo delle imprese ha intenzione di aumentare gli investimenti il prossimo anno – esattamente lo stesso valore della primavera 2013. Investimenti, insomma, in piena stagnazione, e questo nonostante il clima economico nettamente migliorato. A questo si aggiunge che una impresa su sei vuole addirittura ridurli. (...) Keynesiamente, molti esperti ritengono che gli investimenti delle imprese potrebbero essere stimolati, come accennava Hüther, da quelli di Stato. Che invece sono – ormai a detta di tutti gli esperti – drammaticamente in ristagno, come dimostrano le infrastrutture sempre più fatiscenti in molte parti del paese. «Il governo – ha dichiarato Charles Wyplosz, un noto economista, a Die Welt – dovrebbe utilizzare i propri margini finanziari (i conti pubblici tedeschi sono in ottima forma, con un aumentato gettito fiscale e tassi di interesse sui titoli germanici ai minimi termini, ndr) per stimolare la domanda interna. Questo potrebbe incoraggiare le imprese a investire facendo così diminuire l’elevato surplus delle partite correnti tedesche». Più o meno lo stesso messaggio di Bruxelles.(...)