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martedì 5 maggio 2026

Proteggiamo ciò che conta: la nostra democrazia (dal sito della Commissione europea)

"La democrazia merita di essere protetta

Che si tratti di scorrere le notizie online, guardare i tuoi programmi preferiti in streaming o discutere con gli amici al bar, la democrazia all'interno dell'UE ci garantisce la libertà nei gesti della vita di tutti i giorni.

È difficile immaginare una vita senza queste forme di libertà. Tuttavia, i diritti e le libertà che abbiamo oggi non sono sempre stati garantiti, ma sono stati costruiti e difesi di generazione in generazione.

Oggi i principi democratici sono messi sempre più a dura prova, anche in Europa. Insieme però possiamo arginare questo fenomeno.

Anche tu puoi aiutare a dare forma alla democrazia in Europa. Esprimendo il tuo voto nelle elezioni locali, regionali, nazionali ed europee, puoi difendere le tue idee e i tuoi valori. Puoi anche avviare un'iniziativa dei cittadini per far approvare nuove legislazioni, condividere le tue opinioni sulle politiche in atto, presentare petizioni all'UE su questioni che ti stanno a cuore o fare volontariato nella tua comunità. Il potere è nelle tue mani.

Proteggere la democrazia e rafforzare la resilienza democratica dei cittadini, delle società e delle istituzioni è uno sforzo collettivo urgente per proteggere ciò che conta per gli europei. Per proteggere i nostri valori democratici, le nostre libertà e il nostro stile di vita.  (...)"

https://commission.europa.eu/protect-what-matters-our-democracy_it?pk_campaign=democracy&pk_keyword=italy&pk_medium=display&pk_source=larepubblica&pk_content=press&dclid=CL2pncbOoZQDFX8wYwEdlu0fmA&gad_source=7&gad_campaignid=23734186038

sabato 3 agosto 2019

Allarghiamo Il Castello

Impressione mia, magari i sondaggi e simulazioni varie sono fatte meglio di quanto io pensi: si continua a fare calcoli di voti e proiezioni di consenso "rassegnandosi" a una base elettorale sempre più stretta.

Forse c'è un'Italia né "buonista" né "cattivista" (per semplificare al massimo) che attende di essere rappresentata.

Forse c'è un'Italia che sarebbe capace di affrontare le sfide del futuro senza paura (o governando gli inevitabili timori che sorgono di fronte alle incognite della vita), se trovasse interlocutori politici che siano capaci di coinvolgerla, senza cercare "rottamazioni", "ruspe", illusioni varie.

L'attuale "principe" sembra re perché il castello si è fatto piccolo. Allarghiamo i confini, ridisegniamo le mura e il fossato, e il trono vacillerà: le bande rumorose dei prepotenti, forse, torneranno al silenzio.

FMM

Testo originariamente pubblicato qui:

Alcune Riflessioni

Riflessioni su cose successe in questi giorni.


1. Lasciamo le indagini a chi deve fare le indagini.


2. Grave bendare un arrestato e far girare le immagini, ma se - sottolineo se - la cosa è stata limitata a pochi minuti e se non ci sono state ulteriori forme di pressione, forse parlare di "gravissime lesioni dei diritti" o addirittura di "tortura" non appare totalmente congruo, anche se è inevitabile che appaiano timori in questo senso.
2.1. Comunque ottima cosa che l'Arma abbia immediatamente reagito a livello istituzionale per stigmatizzare un comportamento comunque sbagliato. Pessima cosa che il ministro e la forza politica di riferimento abbiano invece sottovalutato apertamente il fatto, e denigrato gli scrupoli garantisti; se da un lato è esagerato forse parlare di tortura, dall'altro è appunto necessario che le istituzioni reagiscano in maniera equilibrata e capace di rassicurare tutti i cittadini.

3. Benvenute tutte le visite dei parlamentari in carcere, nei confronti di chiunque; sarebbe bene che fossero fatte anche più di frequente e non solo nei casi più "eclatanti", con il rischio che appaiano gesti troppo legati a dinamiche politiche contingenti. Sono sicuro che ci sono già parlamentari che operano nel silenzio.
3.1. Tentiamo di parlare con più serenità e rigore delle pene detentive, del modo in cui vengono trattenute le persone anche quando non ancora condannate, e via così dicendo. Tentiamo di farlo tenendo conto dei diritti sacrosanti dei detenuti - in realtà di ognuno di noi -, ma facciamolo sapendo che l'argomento è difficilmente gestibile a livello di opinione pubblica, e per questo va presentato non in modo "spot" e senza soluzioni facili (come amnistie, indulti, etc)

4.Attendiamo esito indagini e processi

5. (a latere) W la prescrizione, che è clausola forse imperfetta, ma che appunto ci tutela anche da una giustizia più che imperfetta e troppo lunga, e che rende evidente anche dal punto di vista simbolico che la nostra giustizia è giustizia umana, non divina.

6. Non amo il giornalismo che sta al seguito dei potenti anche nei momenti quotidiani, credo ci debba essere un momento di "stacco" anche per queste figure (che forse se lo vogliono possono anche trovare luoghi più appartati, per evitare di essere seguiti)
6.1. Sono però inaccettabili le reazioni di ministro e di alcuni uomini al suo seguito (non mi è chiaro se facenti parte delle forze dell'ordine) atte a "bloccare" un giornalista, o a denigrare o addirittura intimidire la stampa.

7. Inaccettabile il linguaggio volgare e razzista in bocca a persone che rappresentano le istituzioni di uno Stato. C'è il gravissimo rischio di legittimare atteggiamenti violenti da parte delle persone, e comunque si crea un clima non sereno e pesante nel Paese. Il "principe" non può provocare disordine, altrimenti viene meno al suo primo dovere, e autodistrugge la sua stessa legittimità.

8. Speriamo di non dover di nuovo vedere "guerra" e "guerriglia" fra noi. Abbiamo già visto momenti terribili in questo paese, è necessario evitare a qualsiasi costo la degenerazione dei rapporti civili e politici.

FMM

mercoledì 19 febbraio 2014

Internet Europeo? (da laStampa)

Come già accennato, infatti, per motivi che sono quasi sempre banalmente economici - ovvero, di minimizzazione dei costi - il traffico Internet tra due destinazioni europee passa non infrequentemente per l’estero, e in particolare passa per gli Stati Uniti che, anche per aver inventato e sviluppato Internet, hanno una infrastruttura di trasmissione dati molto competitiva. Tenere il più possibile in Europa i flussi dati intra-europei è un obiettivo ampiamente condivisibile. Paesi come Usa, Cina e Russia sono probabilmente da sempre attenti alle traiettorie fisiche dei propri dati web, ed è un bene che anche l’Europa si ponga finalmente il problema. L’effettiva implementazione, però, non sarà semplice. Da una parte, infatti, bisognerà mettere da parte il dogma che la mano invisibile del mercato sia la risposta, sempre e comunque, a qualsiasi problema. Dall’altra, bisognerà accuratamente evitare di «balcanizzare» la Rete, ovvero, di spezzare l’attuale Rete globale in sotto-reti nazionali o macro-regionali. A mio avviso è possibile farlo adottando un appropriato mix di «moral suasion», incentivi e regole, ma, ripeto, non sarà semplice: occorrerà molta accortezza, anche tecnica, e un acuto senso per le possibili conseguenze inattese di scelte in apparenza innocue.

lunedì 3 dicembre 2012

La conferenza per cambiare Internet (ilPost)


Oggi a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, inizia la 2012 World Conference on International Telecommunications (WCIT), un’importante conferenza voluta dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) delle Nazioni Unite, che secondo diversi osservatori potrebbe cambiare il modo in cui è organizzata e gestita Internet. L’incontro servirà per fare il punto su un dibattito che va avanti da anni su come debba essere riorganizzato il controllo da parte dei governi mondiali sulla Rete. L’obiettivo dell’ITU è di arrivare a qualcosa di concreto in questi giorni, anche se pare già evidente che il confronto continuerà nei mesi prossimi. L’iniziativa è fortemente contestata dalle principali società attive su Internet, a partire da Google, che temono l’approvazione di nuove norme che potrebbero limitare il libero accesso alla Rete e rendere marginale il peso delle aziende private nella sua gestione.
Che cos’è l’ITU
L’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) fu fondata il 17 maggio del 1865 a Parigi. Chiamata inizialmente International Telegraph Union, aveva il compito di stabilire regole comuni e standard per le comunicazioni. Nel 1947 divenne una agenzia specializzata delle Nazioni Unite e stabilì la propria sede a Ginevra. Gli stati che fanno parte dell’ITU sono 193, cui si aggiungono centinaia di altre società e istituti di ricerca. Come un secolo e mezzo fa, l’agenzia ha il compito di stabilire e promuovere gli standard per le telecomunicazioni, ponendo anche obiettivi per la realizzazione delle nuove infrastrutture a livello internazionale. (...)

venerdì 2 marzo 2012

TAV (Infografica de laStampa)

Un'ottima infografica per capire gli elementi principali del progetto

Il tema non è più solo la TAV (E.Fiano)

Posto un intervento di Emanuele Fiano, parlamentare e responsabile del Forum nazionale sulla Sicurezza del Partito Democratico. Mi sembra dica cose molto giuste, sottolineo in particolare il passaggio "Il tema non è più solo la Tav, è il concetto stesso di democrazia". 
Di mio aggiungo solo che l'atto di fermare alcuni giornalisti e controllare i documenti è già un pericoloso segnale, quasi una "secessione simbolica", come a dire "su questi territori, la polizia siamo noi". 
Proprio per questo il tema non è più la TAV, ma il monopolio della forza; oggi il tema è il dovere di sancire con nettezza che siamo una comunità politica una e indivisa e che quindi - indipendentemente dalle ragioni dei NoTav - non possiamo tollerare "autodeterminazioni".
Il Governo deve reagire.

Francesco Maria Mariotti


Io oggi ci ho provato, veramente, ho provato a parlare ai ragazzi No Tav che hanno occupato la nostra sede PD a Roma, ho provato a dirgli parliamoci, ho provato a nome del Pd a dire, se siete qui per un incontro, noi siamo disponibili. Certo abbiamo come voi le nostre convinzioni, noi siamo favorevoli alla Tav e voi no, ma anche crediamo nel dialogo, salvo una precondizione assoluta. No alla violenza. Noi gli ho detto, non cederemo a nessun ricatto di chi vuole anteporre la sua opinione, per legittima che sia, alle decisioni assunte in tutti gli ambiti democratici possibili, non cederemo all'idea che ci possa essere un sistema alternativo alla Democrazia rappresentativa, dove cioè il popolo vota, elegge rappresentanti, e poi questi nelle sedi opportune, provincie, regioni o parlamenti che siano prendono le decisioni. La discussione che ho avuto con i No Tav insomma è arrivata al centro del nostro dissenso, il concetto stesso di democrazia, della legge della maggioranza e della minoranza. Ma su questo non ho avuto risposta, sono io che ho fatto domande a loro su questo, sono loro che non potevano rispondere, sono io che ho chiesto quale fosse un sistema alternativo alla sistema della arappresentanza, in che mondo insomma avrebbero in realtà avrebbero voluto vivere, in un mondo in cui decide chi ? Perché ho detto loro, questa volta è la Tav, ma un'altra volta potrebbe essere un caso diverso, per esempio una legge che a voi e anche a noi piace, che so la reintroduzione del reato di falso in bilancio, e allora ? E se in quel caso, una valle, una provincia, un paese, una città si ribellasse, o una parte di essa si ribellasse ? Che fareste voi, ho detto, sareste contenti ? Approvereste ? Accettereste la non applicazione di quella legge per un territorio ? No, io sono sicuro di no. I ragazzi non mi hanno risposto, loro si concentravano su Si Tav/No Tav

Se a questo aggiungo l'aggressione questa sera di un cameraman del Tg3, i blocchi stradali, i numerosi feriti, la lunga scia di feriti tra le forze dell'ordine, che una parte violenta del movimento ha cercato e provocato in questi anni io confermo e fortifico la mia opinione.

Il tema non è più solo la Tav, è il concetto stesso di democrazia. Sul terreno fertile di una difficile situazione economica, di un contesto di rabbia, di una fiducia ormai inesistente nei partiti e nelle istituzioni, si sta innescando ormai da tempo una protesta antagonista di massa, giovane, giovanissima e non solo, e dentro questa la presenza di gruppi, come quelli anarco insurrezionalisti che hanno ormai fatto il salto di scala, verso la scelta della violenza programmatica e strutturale. Ma nessun tipo di simpatia per i movimenti, o di sensibilità ambientalista o anche di antagonismo sociale può permettersi di non capire il pericolo della violenza. La democrazia prevede scelte fatte a maggioranza, la violenza prevede scelte dettate da minoranze.
Democrazia e violenza sono antitetiche, e quando va in crisi o quando si nega la democrazia si apre la strada alla seconda. Tutti devono evitare all'Italia di ricadere in quella spirale di violenza che abbiamo già conosciuto in altri anni, drammatici e inutili.