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giovedì 28 novembre 2013

Penny Lane

WASHINGTON - Una base segreta a Guantanamo. Chiamata in codice «Penny Lane» e attiva almeno fino al 2006. Un centro d’addestramento protetto dai Marines e gestito dalla Cia finalizzato ad un’operazione ambiziosa: trasformare alcuni prigionieri di Guantanamo in infiltrati. Gli agenti doppi - secondo le rivelazioni dell’Associated Press - sono stati liberati, sono rientrati in Al Qaeda e avrebbero partecipato all’eliminazione di numerosi terroristi.

RICCO STIPENDIO E FAMIGLIE SALVE - Il programma ha riguardato un numero ristretto di detenuti, persone che hanno deciso per ragioni diverse di rompere con il passato jihadista. In cambio hanno ottenuto un ricco stipendio, il trasferimento delle famiglie in luoghi sicuri, nuove identità. La Cia li ha selezionati poco dopo il loro arrivo nel campo di prigionia cercando di capire chi potesse essere un buon candidato. Un’azione svolta con cautela perché il terrorista poteva sempre fingere e ingannare i «controllori».(...)

venerdì 9 novembre 2012

Cosa E' Successo In Afghanistan?


Propongo di seguito un articolo del Foglio e un'ulteriore riflessione del Sole24Ore a proposito della morte dell'alpino Chierotti. Personalmente sarei cauto, prima di definire il comportamento dei vertici dell'esercito e del governo come "reticente" o "scarsamente affidabile": sono molti gli elementi che possono aver fatto propendere per un atteggiamento di prudenza nel "racconto" di quanto avvenuto.

Come già scrivevo due anni fa (vd. post più sotto), il problema di fondo è la difficoltà politica di gestire una "sporca guerra" che non deve apparire troppo sporca, e che in teoria dovrebbe veder vicina la sua conclusione. Una "doppiezza" che accompagna la missione in Afghanistan fin dal suo sorgere, e che sembra essere una costante degli interventi "umanitari" - o analoghi - che hanno segnato lo stile della politica estera occidentale. 

Sarebbe urgente comunque - al di là di questo specifico episodio - riprendere in mano il dossier afghano e in generale l'impianto complessivo della nostra politica estera; se la crisi economica rischia di portarci da un lato a una "fuga" poco razionale dall'impegno all'estero, l'alternativa non può essere nel silenzio sui fatti (per evitare problemi) o nel farsi dirigere dall'emergenza di turno (per raccogliere un plauso momentaneo), ma in un discorso pubblico sempre più consapevole e maturo, il meno possibile "doppio" e "ambiguo". 

Il meno possibile, ho scritto: perché comunque sempre - per il bene degli stati e soprattutto delle democrazie - il discorso pubblico sulla guerra è ambivalente e in parte nascosto. Il peggior nemico della trasparenza democratica è l'idolatria del "nessun segreto", che nessuna comunità umana, in realtà, può sopportare.

Francesco Maria Mariotti