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domenica 27 ottobre 2013

Memoria A Scuola (David Bidussa)


La discussione sulla bontà o meno di una legge contro il negazionismo mi pare testimoni di un malessere profondo che non si risolve scegliendo uno dei due campi. Personalmente non sono a favore di una legge in tal senso, ho aderito all'appello uscito oggi sul "Sole 24 ore", ma questo è un dato che non modifica la realtà.
Altre mi sembrano le considerazioni che ciascuno di noi dovrebbe fare. Una mi pare questa.
I nati del 1994 (quelli che hanno fatto la maturità nel luglio di quest’anno) sono i primi ad aver vissuto tutta la propria carriera scolastica con un calendario segnato dal "Giorno della Memoria". Dunque si è chiuso un ciclo. Prima di discutere se sia opportuna o meno una legge sul negazionismo mi piacerebbe che ci prendessimo sul serio e ci chiedessimo: I risultati sono quelli attesi? i percorsi didattici e formativi che abbiamo battuto in questi tredici anni funzionano? Sono adatti e consoni ai nativi digitali? Altrimenti: come si ripensano? Come si organizza un “viaggio della memoria” per la generazione “3.0”? Il pacchetto di parole, di concetti, di immagini che abbiamo utilizzato in questi tredici anni funziona ancora? Il kit didattico è ancora valido? Abbiamo bisogno delle stesse competenze? Oppure: questi tredici anni sono stati un esercizio inutile, uno spreco di tempo, una parentesi che forse si può anche chiudere in silenzio?

sabato 19 ottobre 2013

Contro il negazionismo, per la libertà della ricerca storica (2007)

[riproposto sul sito di Wu Ming foundation]
Il Ministro della Giustizia Mastella, secondo quanto anticipato dai media, proporrà un disegno di legge che dovrebbe prevedere la condanna, e anche la reclusione, per chi neghi l’esistenza storica della Shoah. Il governo Prodi dovrebbe presentare questo progetto di legge il giorno della memoria.
Come storici e come cittadini siamo sinceramente preoccupati che si cerchi di affrontare e risolvere un problema culturale e sociale certamente rilevante (il negazionismo e il suo possibile diffondersi soprattutto tra i giovani) attraverso la pratica giudiziaria e la minaccia di reclusione e condanna. Proprio negli ultimi tempi, il negazionismo è stato troppo spesso al centro dell’attenzione dei media, moltiplicandone inevitabilmente e in modo controproducente l’eco.
Sostituire a una necessaria battaglia culturale, a una pratica educativa, e alla tensione morale necessarie per fare diventare coscienza comune e consapevolezza etica introiettata la verità storica della Shoah, una soluzione basata sulla minaccia della legge, ci sembra particolarmente pericoloso per diversi ordini di motivi:
1) si offre ai negazionisti, com’è già avvenuto, la possibilità di ergersi a difensori della libertà d’espressione, le cui posizioni ci si rifiuterebbe di contestare e smontare sanzionandole penalmente.
2) si stabilisce una verità di Stato in fatto di passato storico, che rischia di delegittimare quella stessa verità storica, invece di ottenere il risultato opposto sperato. Ogni verità imposta dall’autorità statale (l’“antifascismo” nella DDR, il socialismo nei regimi comunisti, il negazionismo del genocidio armeno in Turchia, l’inesistenza di piazza Tiananmen in Cina) non può che minare la fiducia nel libero confronto di posizioni e nella libera ricerca storiografica e intellettuale.
3) si accentua l’idea, assai discussa anche tra gli storici, della “unicità della Shoah”, non in quanto evento singolare, ma in quanto incommensurabile e non confrontabile con ogni altro evento storico, ponendolo di fatto al di fuori della storia o al vertice di una presunta classifica dei mali assoluti del mondo contemporaneo.(...)

mercoledì 16 ottobre 2013

Contro Il Negazionismo, No Al Reato Di Negazionismo

No, il reato di negazionismo non serve. Non serve alla memoria, e rischia di far apparire verità storiche come "verità di Stato", da non discutere. Verità "eccessivamente tutelate", in un certo senso, tolte al dibattito fra storici e cittadini per essere poste in uno "spazio sacro", che non può esistere - in realtà - in una società che si vorrebbe laica (e che forse lo è sempre meno, ma per strade molto "imprevedibili"). Verità che quindi appariranno - anche (e forse soprattutto) ai giovani - più fragili, non più forti. 

Come si può essere credibili difensori della libertà, se si costruiscono "tabù storici" attraverso la legge?

Inoltre, il reato di negazionismo, per quanto comprensibile qui e ora, può essere un pericoloso "precedente" a cui in futuro potrebbero appellarsi gruppi di pressione che volessero tutelare le loro "verità storiche" attraverso lo strumento della legge. Il rischio di una storia "lottizzata" è forte (e forse lo vediamo già con le diverse ricorrenze della memoria che abbiamo istituito nel nostro paese).

Combattere il negazionismo della Shoah è un dovere democratico. Ma la battaglia deve essere giocata nel campo delle opinioni e del dibattito storico, con le armi proprie del libero confronto democratico. 

Francesco Maria Mariotti

domenica 1 gennaio 2012

Il vero, il falso, il finto: la deontologia dello storico (David Bidussa)


La recente legge approvata in Francia contro la negazione del genocidio armeno, ha fatto riaprire la discussione, anche in Italia, sull’efficacia, e sulla necessità di una legge sul negazionismo. Non sono favorevole, ma questo potrebbe essere considerato un fatto privato. Io invece lo ritengo parte di una deontologia professionale. Una convinzione che non è una prurigine da “politicamente corretto” contrapposta a una “sana” politica muscolare. Considero l’eventualità di una legge contro il negazionismo, prima ancora che inefficace, un palliativo. In breve inutile e alla fine segno ed effetto di una pigrizia. E mi spiego. L’obiettivo di chi si preoccupa dell’insorgenza e della diffusione di convinzioni negazioniste è quello che non si costruisca una convinzione basata sul falso. E’ un obiettivo che condivido. Io penso che non lo si raggiunge  né lo si consolida con una legge, bensì con una didattica e una pedagogia che aiuta a distinguere e porre le differenze tra vero, falso e finto. (...) Penso che noi storici, una volta ribadita la libertà della ricerca storica, non possiamo sottrarci dal misurarci con  il tema del falso e della sua diffusione, delle retoriche che i suoi diffusori adottano. Con la consapevolezza, di tutti, che una volta aperta la partita sulla verità dei fatti, si avvia una discussione su ciò che diamo per certo e per vero che non è né tranquilla né pacifica, ma anzi presume rimettere in discussione molte cose intorno a ciò che diamo “per scontato”.