venerdì 4 maggio 2012

W Hollande? Sì, Ma...

E' giusto oggi sperare in una vittoria di Hollande, in Francia, perché è necessario che ci sia un cambiamento, soprattutto in quel "direttorio" franco-tedesco, che troppo ha esercitato un potere che è parso a molti arrogante ed eccessivo

Al tempo stesso invito a non nutrire eccessivi sogni sulle possibilità del candidato socialista, laddove diventasse realmente Presidente, come mi auguro; non perché lui abbia particolari limiti personali; ma perché il contesto internazionale è molto complesso, e Hollande ha dato l'impressione in alcuni casi di cedere a qualche tentazione "nazionalista" (lo dico con tanto di virgolette, si badi). 

Hollande non potrà probabilmente mantenere tutte le promesse che ha fatte (d'altro canto, anche Mitterand dopo i primi entusiasmi, cambiò la sua politica...), e ho l'impressione che se il candidato socialista non corregge alcune dichiarazioni anti-finanza, i mercati potrebbero reagire non benissimo.

Certo, rimane assolutamente vero che l'attuale politica europea è da cambiare in profondità: dobbiamo attivare una proposta politica più ampia, eventualmente cambiare lo statuto della BCE (senza però scalfire la sua indipendenza, consiglio questo bell'articolo di Zingales prima di lasciarci andare a pericolose tentazioni); certo dobbiamo fare tutto il possibile per attivare la crescita.

Ma questo non possiamo farlo cedendo a una versione protezionistica dell'Europa, o peggio dei singoli Stati; né possiamo rinnegare le giuste cure di rigore che abbiamo cominciato a fare; rivederle sì, temperarle certo; rinnegarle no.

L'Europa eventualmente potrà prendere in considerazione misure di spesa- o meglio di investimento, ma gli Stati hanno già speso troppo. Troppo, comunque. Per questo il Fiscal Compact può non essere la pietra che ci affonda, ma la muraglia che ci difende. 

Speriamo che a Parigi vinca Hollande, ma io spero anche che non parli "solo francese", e non faccia scappare chi gli deve - e ci deve - prestare denaro.  Perché non possiamo costruire un'alternativa a un rapporto dialettico con i mercati: giusto non dipendere in toto da essi, ma sbagliato - e pericoloso! - immaginare una politica che si avventura in un'orgogliosa - ma alla fine poco liberale e poco democratica! - "autonomia".

Francesco Maria Mariotti

2 commenti:

  1. Vediamo. Intanto una Merkel un po' meno uberMerkel non mi dispiacerebbe

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    1. Su questo, Anna, sono perfettemante d'accordo. Diciamo che ho un po' di timore per una "piega" che il discorso pubblico sta prendendo, anche da noi. E per tentazioni che anche da noi possono venire a forze politiche, che sembrano già essersi dimenticate di quello che stavamo rischiando. E che stiamo anocra rischiando. E - inoltre - c'è il nodo Grecia, certo non piccolo, con un estrema destra molto pericolosa. Non vorrei che l'Europa come progetto "si perdesse per strada"...

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