martedì 1 maggio 2012

I meriti di Monti, le speranze facili, le speranze difficili

Molte voci sembrano ripetere che l'esperienza del governo Monti stia subendo una fase di declino; cominciano a essere troppe, e mi paiono francamente un po' frettolose. Non dobbiamo certo nasconderci i limiti di un'azione che ha dovuto  fare i conti con le tensioni del paese, e le idee non sempre coerenti che segnano le proposte che piovono da una parte all'altra dello schieramento dei sostenitori (e dei contrari al governo, che comunque suggeriscono in abbondanza). Anche su questo blog si è sottolineato che rivoluzioni troppo annunciate non potevano compiersi tanto facilmente.
Ma meglio ricordare che:
1. l'Italia oggi non può permettersi un altro governo, né le elezioni anticipate, perché siamo ancora in piena crisi economica
2. Questo governo ha il merito di restituire la parola alla politica; al di là della discussione piuttosto noiosa "tecnica o politica?", nei fatti questo governo ha determinato con nettezza alcuni obiettivi, ma si è posto anche in ascolto in primis dei partiti e del Parlamento; anche per quanto riguarda la riforma del lavoro, sotto alcuni aspetti è stato dato maggior peso alla richiesta di modifiche provenienti dalla forze politiche, piuttosto che al colloquio con le forze sociali, comunque ascoltate nelle settimane precedenti. Questo passaggio in particolare non poteva che creare forti tensioni: di fatto si è messa in discussione la costituzione materiale di questo paese che prevedeva una centralità sindacale nei passaggi legislativi di riforma del lavoro. Una "ferita" - perché comunque una ferita è stata - che va ripresa in futuro, rielaborata, e superata, perché forse superato è quel modello di concertazione. Forse non del tutto, ma certo in parte sì. I dubbi che in molti hanno espresso sulla posizione della Camusso contro l'intervento di Fornero in Alenia sono un segno che dovrebbe far capire ai sindacati confederali - che dal punto di vista della dinamica "classica" delle trattative potevano avere qualche ragione a lamentarsi dell'azione del Ministro che andava al di là dei luoghi deputati della concertazione - che quella concezione non sta più in piedi, che i rapporti classici di mediazione sociale sono saltati: non lo diciamo con piacere, perché la grande confusione sotto il cielo della politica e della società aumenta il disagio dei cittadini, e la sofferenza di lavoratori e imprese; abbattere vecchi riti politici è forse giusto (anche se a volte viene fatto con troppa facilità e con troppa disinvoltura, va detto), ma certo lascia scoperte molte domande di rappresentanza. Epperò è un dato di fatto che quelle forme non riescono più a rappresentare tutti. Anche per questo l'azione di Monti ridà parola alla politica: perché la pone di fronte all'ineluttabilità di nuove scelte.
3. Sull'IMU si potrebbero dire molte cose; e sicuramente vi sono storture pesanti che vanno corrette, assurdità che il Parlamento dovrà adoperarsi  a correggere. Diciamo però tutta la verità: l'Imu è nata anche come "patrimoniale non detta, non esplicita", di fronte a necessità di cassa urgenti, e contrarietà a una vera e propria patrimoniale che forse sarebbe stata - da un certo punto di vista - più "equa".
4. Prendere sul serio i cittadini. La piccola ma significativa rivoluzione è stata introdotta un po' in silenzio, ma rispetto alla retorica che spesso accompagna i "referendum-mai-messi-in-pratica" potrebbe essere una svolta significativa: l'idea di consultare i cittadini prima di affrontare un provvedimento può essere un approccio realmente riformatore, un ascolto sincero. Ovviamente dipende anche dall'uso che verrà fatto di questo strumento in futuro. Ma certo, in un paese in cui si fanno referendum per pura politica, sapendo magari che non verranno applicati (vd. finanziamento pubblico dei partiti e quelli recenti sull'acqua, o la raccolta di firme sull'abolizione della legge elettorale), mostrare un volto più serio può essere importante. Un governo non rinuncia alla propria potestà, ma ascolta. Se all'ascolto seguiranno fatti concreti, questa sarà una risposta importante, e in netto contrasto con il populismo paternalista ("ti faccio votare sì, perché ti faccio sentire più importante, tanto poi non cambia nulla") di molti referendari.
5. Credibilità. Questo il punto principale; con il governo Monti l'Italia riacquista credibilità e capacità di azione nei confronti degli altri paesi, in particolare nell'azione in Europa. In un momento di gravissima crisi economica generale, essenziale è che chi dice Crescita non sia attaccabile sul piano della serietà e dell'attenzione ai conti pubblici. E' vero, di fronte alle cifre della disoccupazione è facile riprendere soluzioni (presunte) keynesiane, ma tali ricette non sono affatto così semplici e risolutive come può sembrare, non solo per i vincoli economici che ci siamo dati (che vanno eventualmente corretti, ma non annullati), ma anche perché non funzionano esattamente come un tempo (si pensi al fattore "grandi opere" di cui a volte non si stima come sia molto relativa - visto il peso della specializzazione necessaria - la ricaduta in termini di occupazione). Naturalmente vanno pensate a livello europeo manovre nuove; ma non possiamo illuderci con "speranze facili"; dobbiamo sapere che la ripartenza dell'economia non sarà né semplice, né veloce.

Quindi dobbiamo ancora avere pazienza; è una situazione durissima, ed è bene che le forze politiche mettano in atto tutte le possibilità di mediazione di cui sono ancora capaci per aiutare da una parte questo governo a scegliere soluzioni eque per i drammatici problemi che ci troviamo ad affrontare, dall'altra i cittadini a capire e comprendere come in questo momento sia necessaria una "speranza difficile", che resista alle tentazioni di grandi mosse risolutive, ma che crei le condizioni per riformare a fondo il nostro sistema.

Va quindi rinnovata la fiducia a un Governo che  - pur con molti difetti e anche gravi errori (come ad esempio nella vicenda dei cosiddetti "esodati") - è stato capace di fare molto, e che può segnare una strada per il futuro dell'Italia. Purché su questa strada ci si incammini con decisione, tutti assieme.

Francesco Maria Mariotti

1 commento:

  1. Ciao Francesco,
    Le critiche in politica sono ovviamente legittime ma non dovrebbero prescindere dalla considerazione che Monti ha ereditato una difficilissima situazione,al limite del default, di un Paese ormai drammaticamente screditato sulla scena internazionale.Quello che,in molti casi, invece sembra prevalere è la preoccupazione di aderire alla ripetizione di ruoli codificati,dai toni comiziali dei leader sindacali,ai politici attenti più al proprio consenso elettorale che alla necessità di un rigore senza il quale dalla crisi non si potrebbe uscire, fino alle punte di comica demagogia della lega o di facile qualunquismo di Grillo.
    Insomma,criticare va bene perchè ci sono cose che il governo Monti avrebbe potuto e potrebbe realizzare meglio ma vediamo di farlo con una qualità che al nostro Paese fa difetto:la serietà.

    Ugo Grottoli

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