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mercoledì 13 novembre 2013

Egitto: Stato d'Emergenza Revocato

(ASCA) – Roma, 12 nov – L’Egitto ha revocato lo stato di emergenza e il coprifuoco nel Paese “tre giorni prima del previsto”. Lo ha reso noto una fonte del governo egiziano ai media locali.
L’Egitto aveva annunciato lo stato di emergenza il 14 agosto scorso, nell’ambito degli scontri tra sostenitori e oppositori del deposto presidente Mohammed Morsi, che avevano generato violenze in tutto il Paese.(...)
Egypt's government says it is lifting the country's three-month state of emergency and night-time curfew.
The move comes two days earlier than expected, after a court ruling.

sabato 9 novembre 2013

Egitto, svolta dei militari: “Al voto entro inizio 2014” (da laStampa.it)

Qualcosa in Egitto finalmente si muove. A oltre quattro mesi dal golpe che ha portato all’arresto del presidente islamista Mohamed Morsi, oggi il ministro degli Esteri Nabil Fahmy ha annunciato che entro l’inizio del 2014 il Paese avrà un nuovo Parlamento. «Tra febbraio e marzo - ha detto Fahmy - i cittadini saranno chiamati al voto per le elezioni politiche. In estate verrà scelto il Presidente». Dopo centinaia di vittime, scontri e arresti l’Egitto sembra pronto a voltare pagina. Ancora non è chiaro se la formazione di Morsi parteciperà al voto. Fahmy ha annunciato che «il partito dei Fratelli musulmani è legale», lasciando così intravedere un’apertura. Ma una controversia giudiziaria sulla sua legittimità è ancora in corso.  

La chiamata alle urne fa comunque parte di una road map adottata dal governo dei militari di Abd al-Fattah Khalil al-Sisi. La prima tappa prevede l’adozione di una nuova Costituzione, alla quale sta lavorando un comitato costituente. Poi il testo verrà sottoposto a referendum popolare. Le autorità prevedono di concludere entro fine anno, aprendo così la strada alle elezioni legislative per i primi mesi del 2014.  (...)


mercoledì 21 agosto 2013

Al Cairo il re saudita si prende una vendetta da 12 miliardi su Obama (da ilFoglio.it)

(...) Il re Abdullah in queste settimane di dopogolpe si sta prendendo una rivincita enorme in Egitto contro i detestati Fratelli musulmani e contro, appunto, l’alleato americano Barack Obama. Soltanto due anni fa era al telefono con il presidente durante i giorni della rivoluzione egiziana e per la rabbia ebbe un malore con la cornetta in mano – così si disse, anche se la notizia non fu mai confermata. Il sovrano aveva chiesto che Washington schierasse il suo peso dalla parte di Hosni Mubarak contro le manifestazioni di popolo in piazza Tahrir e gli americani invece avevano abbandonato il rais egiziano al suo destino, all’arresto, alla prigione. Quando la sera dell’11 febbraio l’esercito egiziano annunciò le dimissioni del presidente, alla corte di Riad i sauditi erano lividi: non soltanto temevano che le proteste sarebbero prima o poi arrivate pure sotto le loro finestre ma avevano anche scoperto in quel momento che cosa gli alleati americani avrebbero fatto, anzi, non fatto. Se fosse giunta l’ora, Obama non avrebbe levato un dito in loro difesa. (...) 


L’ascesa dei generali era un esito molto sperato a Riad. Sul Monde Diplomatique, Alain Gresh nota che il 30 giugno, prima del golpe, un editoriale del giornale saudita Okaz annunciava: “Per evitare un bagno di sangue e la guerra civile, i militari governeranno l’Egitto per un breve periodo di tempo, non più di un anno”. Gresh descrive anche l’esistenza di una garanzia offerta dai Said ai generali egiziani: aiuti subito in cambio della rimozione dei Fratelli musulmani dal potere e di un trattamento migliore per l’ex presidente Mubarak, ora in prigione. Considerate le notizie su una possibile scarcerazione dell’ex rais, i militari hanno soddisfatto entrambe le condizioni. Tra loro e Riad c’è un rapporto di fiducia: il generale al Sisi è stato per anni l’attaché militare dell’ambasciata egiziana in Arabia Saudita e il presidente nominato dai militari, Adly Mansour, era definito in epoca prerivoluzione “l’uomo di Mubarak in Arabia Saudita”.
L’artefice di questa controrivoluzione è indicato nel principe Bandar bin Sultan, storico ambasciatore in America tornato capo dei servizi sauditi nel luglio 2012. Sarebbe lui a coordinare anche l’intensa attività di lobbying nelle capitali europee, in questi giorni, per fare ingoiare il boccone della repressione militare in Egitto.