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lunedì 27 aprile 2026

Un Brutto 25 Aprile

(Testo originariamente pubblicato su Fb)

Sul brutto 25 aprile appena trascorso, appoggio un paio di note e poi richiamo in commento altri post, sicuramente più utili:

1) da tempo, forse anche per una diversa mia autocollocazione politica rispetto al passato, credo che la manifestazione di Milano (in particolare, ma anche altre manifestazioni) non rappresenti(no) più un evento centrale e realmente significativo per la celebrazione della Liberazione, in quanto troppo evidentemente "teatro" di "rappresentazioni altre" rispetto alla vicenda storica e politica del 1945;

2) in questi anni, inoltre, è proprio la centralità della Liberazione stessa che è (forse) venuta meno: per tante ragioni in parte concatenate, il disfarsi (rifarsi) dell'ordine mondiale non può che significare anche il ricombinarsi delle "memorie comuni" e il loro venir messe in discussione in modo radicale, e a tratti "violento"; il terremoto di questi anni è anche il risultato di "scosse" generate già fin dal 1989, almeno;

3) sta nascendo una Europa altra, su faglie diverse? Con nemici diversi? La guerra di "Resistenza" dell'Ucraina (se vogliamo chiamarla così, anche se forse è molto di più) potrà essere un nuovo evento "fondante", che integra - se non addirittura sostituisce - la memoria del 1945, che si vorrebbe così centrale ancora oggi?

Per quanto riguarda i gravi episodi di ieri, in questo senso "sintomi" di dinamiche ben più ampie, integro più tardi e più sotto- come accennato- con altri contributi.

FMM

(Per vedere gli altri contributi si veda questo mio post su Fb https://www.facebook.com/share/p/1GCeGUBfyY/ )

domenica 25 agosto 2013

Geografia, Piazze, Identità

Sul “domenicale” de “Il sole 24 ore” dell’11 agosto, il geografo Franco Farinelli – che avremo il piacere di ascoltare il 30 settembre a Milano nella cornice del Festival di Cultura ebraica “Jewish and the City”, a proposito della storia degli ebrei come geografia – ha ricordato che il mondo non è un insieme di luoghi, di parti l’un l’altra irriducibili perché ciascuna dotata di valori propri e qualità specifiche, ma è uno spazio che occorre interpretare, avendo come criterio di lettura la piazza, ovvero un luogo pubblico dove tutti sono parti e nessuno è escluso. Il che richiede che si abbia, anche, una diversa accezione di ciò che di solito chiamiamo “generale” o “particolare”, “collettivo” o “individuale”, “specifico” o “condiviso”. In altre parole che si dia un contenuto, meno esclusivo e più articolato (o almeno maggiormente problematico) alla parola identità.