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mercoledì 1 agosto 2012

Una governance ma tante Europe (ilSole24Ore)

Allo stesso tempo, l'Italia dovrebbe accompagnare tale integrazione fiscale e bancaria con un progetto originale e realistico di governo politico dell'Europa dell'euro. Un progetto che tenga presente i cambiamenti radicali intervenuti negli ultimi tre anni nella struttura decisionale dell'Unione, quali l'indiscutibile preminenza decisionale acquisita dal Consiglio Europeo e l'efficace ruolo di controllore di quest'ultimo esercitato dal Parlamento Europeo. di Sergio Fabbrini - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/GQ3UB

venerdì 2 marzo 2012

Il Patto di Bilancio

TRATTATO SULLA STABILITÀ, SUL COORDINAMENTO E SULLA GOVERNANCE NELL'UNIONE ECONOMICA E MONETARIA TRA IL REGNO DEL BELGIO, LA REPUBBLICA DI BULGARIA, IL REGNO DI DANIMARCA, LA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA, LA REPUBBLICA DI ESTONIA, L'IRLANDA, LA REPUBBLICA ELLENICA, IL REGNO DI SPAGNA, LA REPUBBLICA FRANCESE, LA REPUBBLICA ITALIANA, LA REPUBBLICA DI CIPRO, LA REPUBBLICA DI LETTONIA, LA REPUBBLICA DI LITUANIA, IL GRANDUCATO DI LUSSEMBURGO, L'UNGHERIA, MALTA, IL REGNO DEI PAESI BASSI, LA REPUBBLICA D'AUSTRIA, LA REPUBBLICA DI POLONIA, LA REPUBBLICA PORTOGHESE, LA ROMANIA, LA REPUBBLICA DI SLOVENIA, LA REPUBBLICA SLOVACCA, LA REPUBBLICA DI FINLANDIA E IL REGNO DI SVEZIA. (...)

ARTICOLO 1 
1. Con il presente trattato le parti contraenti, in qualità di Stati membri dell'Unione europea, 
convengono di rafforzare il pilastro economico dell'unione economica e monetaria adottando una serie di regole intese a rinsaldare la disciplina di bilancio attraverso un patto di bilancio, a 
potenziare il coordinamento delle loro politiche economiche e a migliorare la governance della zona euro, sostenendo in tal modo il conseguimento degli obiettivi dell'Unione europea in materia di crescita sostenibile, occupazione, competitività e coesione sociale.  
2.  Il presente trattato si applica integralmente alle parti contraenti la cui moneta è l'euro. Esso si applica anche alle altre parti contraenti nella misura e alle condizioni previste all'articolo 14.  (...)

ARTICOLO 3 
1. Le parti contraenti applicano le regole enunciate nel presente paragrafo in aggiunta e fatti 
salvi i loro obblighi ai sensi del diritto dell'Unione europea: 
a) la posizione di bilancio della pubblica amministrazione di una parte contraente è in pareggio o in avanzo; 
b) la regola di cui alla lettera a) si considera rispettata se il saldo strutturale annuo della pubblica amministrazione è pari all'obiettivo di medio termine specifico per il paese, quale definito nel patto di stabilità e crescita rivisto, con il limite inferiore di un disavanzo strutturale dello 0,5% del prodotto interno lordo ai prezzi di mercato. Le parti contraenti assicurano la rapida convergenza verso il loro rispettivo obiettivo di medio termine. Il quadro temporale per tale convergenza sarà proposto dalla Commissione europea tenendo conto dei rischi specifici del paese sul piano della sostenibilità. I progressi verso l'obiettivo di medio termine e il rispetto di tale obiettivo sono valutati globalmente, facendo riferimento al saldo strutturale e analizzando la spesa al netto delle misure discrezionali in materia di entrate, in linea con il patto di stabilità e crescita rivisto; (...)

ARTICOLO 9 
Basandosi sul coordinamento delle politiche economiche, quale definito dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea, le parti contraenti si impegnano ad adoperarsi congiuntamente per una politica economica che favorisca il buon funzionamento dell'unione economica e monetaria e la crescita economica mediante una convergenza e una competitività rafforzate. A tal fine le parti contraenti intraprendono le azioni e adottano le misure necessarie in tutti i settori essenziali al buon funzionamento della zona euro, perseguendo gli obiettivi di stimolare la competitività, promuovere l'occupazione, contribuire ulteriormente alla sostenibilità delle finanze pubbliche e rafforzare la stabilità finanziaria (...)

ARTICOLO 11 
Ai fini di una valutazione comparativa delle migliori prassi e adoperandosi per una politica economica più strettamente coordinata, le parti contraenti assicurano di discutere ex ante e, ove appropriato, coordinare tra loro tutte le grandi riforme di politica economica che intendono intraprendere. A tale coordinamento partecipano le istituzioni dell'Unione europea in conformità del diritto dell'Unione europea (...)

giovedì 1 marzo 2012

L'Emergenza Non E' Finita

Bene lo spread che scende, ma guai a farsi illusioni. Giustamente Monti oggi usa toni più ottimisti di quelli utilizzati in passato, ma sa benissimo che lo sforzo per rendere realmente l'Italia un paese meno bizantino dovrà durare, per riuscire completamente, molti anni. E deve soprattutto diventare "abitudine" politica - ethos, costume condiviso - l'attenzione ai conti, il rigore contro gli sprechi, il promettere solo ciò che si può mantenere. A ben vedere gli italiani lo sanno, ed è per questo che le voci insistenti di un nuovo reincarico a Monti dopo le le elezioni possono apparire credibili, per quanto "strana" possa essere la cosa: tutti sono consapevoli che il percorso è appena iniziato. 

Anche perché il compito di Monti non è solo "domestico", e al più presto è necessario far vedere che qualcosa cambia in Europa, come da appello sottoscritto insieme ad altri capi di governo. Come ben spiega Adriana Cerretelli sul Sole 24 Ore, l'Europa si regge su un insopportabile doppiopesismo, per cui si è rigoristi contro alcuni paesi, mentre i supposti primi della classe accumulano ritardi di altro tipo, resistendo contro l'apertura di un vero mercato unico. Anche questo sforzo non può essere limitato all'oggi, e non può dipendere - in Italia come in altri Paesi - dal fatto che vinca l'una o l'altra parte politica. 

Guai se eventuali risultati elettorali nazionali dovessero compromettere questo inizio di federazione politica, che in qualche modo - anche se con grandi tentennamenti e contraddizioni - cominciamo a vedere, anche a partire dal "commissariamento" della Grecia, che non deve spaventarci. 

La democrazia sta cambiando, il concetto di sovranità sta radicalmente mutando pelle. 
E' l'emergenza, che non è finita, ma è anche il travaglio che preannuncia qualcosa di nuovo.

Francesco Maria Mariotti

Chi siano i primi della classe dell'euro è noto. Meno noto forse è che quei virtuosi della disciplina di bilancio e campioni del rigorismo più severo, alla prova del mercato unico europeo non solo non brillano per altrettanta diligenza ma accumulano ritardi, infrazioni e derive protezioniste come gli altri e anche peggio degli altri comuni mortali dell'Unione. Poco male se euro e mercato unico non fossero tra loro legati a doppio filo e, con loro, il posto dell'Europa nel mondo globale. di Adriana Cerretelli - Il Sole 24 Ore - leggi su Virtù di bilancio vizi di mercato

Il governo Monti, sulla scia di un'idea maturata in sede europea, intende affidare al rigore fiscale e al libero mercato il compito di garantire la tutela del benessere economico, anzi promette una ripresa. È un'eresia credere che ciò si possa ottenere partendo da una presenza pubblica che assorbe metà del prodotto nazionale lordo, proponendosi di lottare contro l'evasione per dare migliori servizi (lo dice la pubblicità di Palazzo Chigi) e toccando piccoli interessi, dai tassisti ai notai e ai farmacisti.

Per crescere vi è una e una sola via: cedere il patrimonio pubblico per rimborsare il debito pubblico e investire; ogni altra forma peggiora il benessere sociale. L'idea che il mercato, quello che abbiamo, non quello che è descritto nei libri di testo, si possa fare carico dei problemi italiani ed europei è una mistificazione della realtà che ci consegnerà a termine una società peggiore, forse ingovernabile come la Grecia. L'Italia ha di fronte due alternative: ottenere la modifica dell'architettura istituzionale dell'Unione, muovendo verso un sistema di cooperazione civile tra i Paesi membri, oppure accettare che la Germania prenda la guida del Vecchio continente, purché sia disposta ad assumersene la responsabilità politica.(...) 

Contrariamente a molto criticismo superficiale, l’Europa non può essere biasimata per l’imposizione di misure di austerità alla Grecia. Questa è la contropartita necessaria ad un grande sforzo per il sostegno finanziario, e un paese con tali enormi squilibri deve necessariamente essere oggetto di estremo rigore. Invece l’Europa può essere rimproverata per un programma inizialmente in ritardo, mal progettato, non bilanciato ed iniquo. di Jean Pisani-Ferry - Il Sole 24 Ore - leggi su Chi ha perso la Grecia? 


Ma questo è un governo come l’Italia non ne ha mai avuti nella Seconda Repubblica: un governo spesso e forte. Chi vorrà vincere le elezioni e fare parte del prossimo governo dovrà riuscire a essere almeno altrettanto credibile: non basterà agitare le solite parole d’ordine, brandire i simboli storici e rifugiarsi nel copione che conosciamo a memoria, manifestazioni, slogan e manfrine sui giornali. L’asticella si sta spostando verso l’alto. L'asticella, di Francesco Costa, ilPost

lunedì 20 febbraio 2012

UN PIANO PER LA CRESCITA IN EUROPA


Ci incontriamo a Bruxelles in un momento rischioso per le economie europee: la crescita è in una fase di stallo, la disoccupazione è in aumento, i cittadini e le imprese si trovano di fronte a delle situazioni che sono le più difficili tra tutte quelle incontrate da molti anni a questa parte. Mentre le principali economie concorrenti stanno uscendo ad un ritmo costante dal buio della recente crisi mondiale, la turbolenza dei mercati finanziari e l’onere del debito rendono molto più duro il percorso in salita verso la ripresa in Europa.

L’Europa ha molti asset economici fondamentali ma la crisi che abbiamo davanti è anche una crisi di crescita. Gli sforzi che ciascuno di noi sta intraprendendo per rimettere le nostre finanze nazionali su una base sostenibile sono essenziali, senza di essi non potremo gettare le basi per una ripresa economica forte e duratura. Ma è necessario agire anche per rendere moderne le nostre economie, costruire una maggiore competitività e correggere gli squilibri macroeconomici. Dobbiamo ricostruire la fiducia, tra i cittadini, le aziende ed i mercati finanziari, nel fatto che l’Europa sarà capace di crescere in futuro in maniera forte e sostenibile e di mantenere la propria parte di prosperità globale.

Abbiamo discusso di questi argomenti l’ultima volta che ci siamo incontrati ed è giusto riaffrontarli di nuovo. Partendo dalle conclusioni che abbiamo raggiunto in precedenza, è arrivato il momento di mostrare leadership e di prendere decisioni coraggiose che possano portare i risultati che i nostri popoli esigono. Accogliamo con favore i passi che si stanno intraprendendo, sia a livello nazionale che a livello europeo, per affrontare questa sfida e siamo impazienti di concordare futuri passi concreti nella nostra prossima riunione, concentrando l’azione su otto priorità chiare per rafforzare la crescita.

Innanzitutto, dobbiamo portare il mercato comune alla successiva fase di sviluppo, rafforzando la governance e innalzando gli standard di attuazione. Il rapporto della Commissione al Consiglio Europeo di giugno dovrebbe fissare delle azioni chiare e dettagliate necessarie per migliorare l’attuazione e rafforzare l’esecuzione.(...)

In secondo luogo, dobbiamo aumentare i nostri sforzi per creare, entro il 2015, un mercato unico realmente digitale. L’economia digitale si sta espandendo rapidamente ma il livello di scambi internazionali rimane basso e la creatività è soffocata da una rete complessa di sistemi nazionali diversi nell’ambito del copyright. (...)

In terzo luogo, dobbiamo mantenere il nostro impegno di costituire, entro il 2014, un mercato interno autentico, efficace ed efficiente nel settore dell’energia. Tutti gli Stati Membri dovrebbero attuare il Terzo Pacchetto sull’Energia (Third Energy Package) in maniera completa, rapida e tenendo conto delle scadenze concordate. (...)

Quarto, dobbiamo raddoppiare il nostro impegno nei confronti dell’innovazione creando l’Area Europea della Ricerca, creando l’ambiente migliore possibile per gli imprenditori ed i creatori di innovazioni affinché essi possano commercializzare le proprie idee e creare posti di lavoro e mettendo l’innovazione spinta dalla domanda al centro della strategia dell’Europa nel campo della ricerca e dello sviluppo. (...)

Quinto, sono necessarie azioni decisive per offrire dei mercati globali aperti. Quest’anno dovremmo concludere degli accordi di libero scambio con India, Canada, i paesi dell’area orientale ed una serie di partner dell’ ASEAN. Dovremmo anche rafforzare i rapporti commerciali con i paesi dell’area sud. Si dovrebbe dare nuovo impeto ai negoziati commerciali con partner strategici come il Mercosur ed il Giappone, con i negoziati con il Giappone avviati prima dell’estate, a condizione che si facciano progressi circa la portata e l’ambizione di un accordo di libero scambio. I contratti attualmente sul tavolo potrebbero aggiungere altri €90 miliardi al PIL dell’Unione.

Ma dobbiamo andare ancora oltre. Dobbiamo dare un’ulteriore spinta politica all’approfondimento dell’integrazione economica con gli Stati Uniti, prendendo in esame tutte le opzioni compresa quella di un accordo di libero scambio, dobbiamo cercare di accrescere le relazioni commerciali e gli investimenti con la Russia, a seguito del suo ingresso nel WTO e dobbiamo avviare una valutazione strategica dei nostri rapporti commerciali e nel campo degli investimenti con la Cina, con l’obiettivo di rafforzare i nostri legami commerciali e consolidare l’impegno di realizzare degli scambi basati sulle regole. (...)

Sesto, dobbiamo sostenere e rendere più ambizioso il nostro programma di ridurre il peso della normative europea. (...)

Settimo, dobbiamo agire a livello nazionale e, rispettando le competenze nazionali, a livello collettivo, per promuovere un mercato del lavoro ben funzionante che offra opportunità di occupazione e, cosa fondamentale, favorisca livelli maggiori di partecipazione al mercato del lavoro da parte di giovani, donne e lavoratori più anziani. Si dovrebbe prestare particolare attenzione anche ai gruppi vulnerabili che sono stati fuori dal mercato del lavoro per lunghi periodi. (...)

Ed infine, dobbiamo assumere delle iniziative per costruire un settore dei servizi finanziari che sia solido, dinamico e competitivo, che crei posti di lavoro e offra sostegno vitale a cittadini ed imprese. Dovrebbero essere ridotte le garanzie implicite che consentono sempre di salvare le banche e che distorcono il mercato unico. Le banche, e non i contribuenti, dovrebbero farsi carico dei costi dei rischi che assumono. (...)

Ciascuno di noi riconosce che il piano che proponiamo richiede leadership e decisioni politiche difficili ma la posta in gioco è alta e le azioni in molte di queste aree avrebbero dovuto essere intraprese da tempo. Con iniziative coraggiose ed efficienti ed una forte volontà politica potremo recuperare il dinamismo dell’Europa riportare le nostre economie sulla strada della ripresa. Sollecitiamo voi ed il Consiglio Europeo e dare risposta all’appello dei nostri popoli a realizzare delle riforme e a contribuire a ristabilire la loro fiducia nella capacità dell’Europa di offrire una crescita forte e sostenibile.

Inviamo questa lettera in copia ai colleghi del Consiglio Europeo

David Cameron, Primo Ministro del Regno Unito
Mark Rutte, Primo Ministro dei Paesi Bassi
Mario Monti, Primo Ministro d’Italia
Andrus Ansip, Primo Ministro Dell’Estonia
Valdis Dombrovskis, Primo Ministro della Lettonia
Jyrki Katainen, Primo Ministro della Finlandia
Enda Kenny, Taoiseach, Repubblica d’Irlanda
Petr Nečas, Primo Ministro della Repubblica Ceca
Iveta Radičová, Primo Ministro della Slovacchia
Mariano Rajoy, Primo Ministro di Spagna
Fredrik Reinfeldt, Primo Ministro di Svezia
Donald Tusk, Primo Ministro della Polonia


venerdì 23 dicembre 2011

Un'Europa più Forte

La giusta azione di risanamento portata avanti da Mario Monti e dal suo governo ci permette - per usare le parole del Presidente del Consiglio - di stare in Europa a testa alta. 

Ora è assolutamente necessario, per evitare che l'Europa deragli in una spirale di eccessiva austerità e poca crescita, che l'Italia proponga con forza misure nuove per far ripartire tutta l'economia del continente. E' sotto attacco l'intera costruzione economica europea: continuare semplicemente a fare i contabili con i debiti pubblici dei singoli paesi, senza un salto di qualità che dia a tutti i cittadini europei la percezione di "riprendere in mano il proprio destino" sarebbe un errore grave. 

Anche perché a livello mondiale gli altri giganti (Cina e USA in primis) mettono in atto le loro strategie senza problemi, con il rischio che noi europei si rimanga i cantori isolati di un libero mercato, che è in realtà anche un'arena politico - istituzionale - monetaria, dove gli Stati giocano un ruolo non secondario

Il rischio - se non si creano i presupposti per un'Europa più forte - è che il quadro fosco che si preannuncia per il 2012 crei un rigetto nei confronti del libero mercato, e dell'integrazione europea, facendoci rivivere incubi nazionalisti. 

Possiamo scegliere nuove strade, e dobbiamo farlo. Presto.

Francesco Maria Mariotti


(...) Non è più tempo di ripensamenti, ma di decisioni e queste non possono se non essere che la Bce provveda a svolgere pienamente la funzione di lender of last resort (prestatore di ultima istanza, ndr) e l'Ue metta a punto gli eurobond per rilevare i titoli acquistati dalla Bce e negoziare con i Paesi la ristrutturazione del debito, garantendone il rimborso. L'Italia deve pretendere che il giusto momento di serietà che ci viene richiesto sia bilanciato da un altrettanto giusto momento di verità sul futuro dell'Unione. Cedere una larga dose di sovranità fiscale senza questa contropartita sarebbe un secondo grave errore politico.
Agli inizi degli anni Novanta l'Italia ha vissuto un periodo in cui i timori di insolvenza del debito pubblico erano crescenti, con i tassi dell'interesse sui Btp che superavano il doppio di quelli attuali. Il Paese mostrò di sapere fronteggiare la pericolosa situazione, ma aveva il diretto controllo del cambio e della creazione monetaria.
Il costo fu l'inflazione, che innestava però un circolo vizioso con il cambio e il costo del danaro, in atto dalla tempesta dei prezzi petroliferi. Fu questa esperienza che spinse l'Italia a ricercare il vincolo esterno dell'euro. Quello che ha operato prima dell'euro non è certamente un meccanismo socialmente accettabile, ma ha almeno il pregio che gli italiani erano direttamente responsabili delle scelte del loro governo e non, come oggi, delle esitazioni e dei rifiuti dell'Ue, mischiando colpe ad alibi.
Una caduta del reddito e dell'occupazione ottenuta aumentando la pressione fiscale – anche se fosse distribuita equamente, sulla qual cosa lo scetticismo è storicamente dovuto – non risolverebbe il problema dei danni che subirebbe il bilancio pubblico e i bilanci delle imprese e delle famiglie, dato che uno spread così elevato si va trasmettendo all'economia privata, mettendo in difficoltà il mercato del credito. Se anche mostrassimo il coraggio di imporre una deflazione senza perdere il controllo della stabilità sociale – la qualcosa appare problematica – non è pensabile che il mercato riduca questo spread a valori inferiori a quelli che si vanno delineando in Europa, per esempio in Francia. Se non si mette in sicurezza l'euro seguendo una strada simile a quella qui indicata, ogni nostro sacrificio non avrebbe successo, in quanto sotto attacco è l'intera costruzione economica europea. (...)

sabato 19 novembre 2011

Un'Italia più forte in un'Europa più forte


Interessante riflessione di Marco Campione, che cita Stefano Menichini; da integrare con il timore che un "eccesso di appoggio" - che personalmente condividerei - può lasciare senza una risposta - soprattutto in vista del dopo governo - i malumori e le difficoltà che parti del paese proveranno per la durezza delle misure . 

Il rischio che nasca un "populismo di risposta" alle misure che il governo Monti sarà costretto a fare è grande (ne parlava De Rita in questi giorni; e dobbiamo pensare alle incognite di voti politici in Francia e in Germania). Il ruolo delle forze politiche democratiche - anche del Pdl, se deciderà di "superare" il suo fondatore, creandosi un orizzonte di futuro - è quello di far capire come le decisioni di Monti possono essere la base del futuro di tutti.

Confido che anche il professor Monti sia consapevole di questa difficoltà di "prospettiva": in questo senso è fondamentale riconquistare un posto in un'Europa via via più solida (Eurobond, nuovo ruolo BCE, nuove modalità di governo: si veda il Manifesto del Sole24Ore di cui si è già detto).

L'Italia deve diventare visibilmente e tangibilmente più forte in una Europa che si rinnova.