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venerdì 15 novembre 2013

Italia A Rischio Gas? (da ilSole24Ore.it)

Le forniture dalla Libia, come noto, sono bloccate. Paolo Scaroni, il capo dell'Eni, rassicura: stiamo facendo di tutto per rimpiazzarle, e l'Italia non rischia. Gazprom, il grande fornitore russo, sta pompando in Europa e in Italia quantità aggiuntive e giura che non non cadrà nella trappola che molti guai ha creato in passato con l'interruzione delle forniture attraverso l'Ucraina a causa dei ripetuti dissidi energetico-politici tra i due paesi. Lo scorso inverno, in uno scenario simile, ce la siamo cavata, (...)
 
di Federico Rendina - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/JMWK3

giovedì 17 ottobre 2013

L'ENI Si Muove Per L'Ambientalista Italiano

Segnalo questa notizia perché - indipendentemente dal merito della questione - mi pare importante il gesto; sembra anche l'ammissione esplicita di qualcosa che generalmente viene detto come "battuta" ("Il nostro vero Ministero degli Esteri? L'ENI"). Nell'incastro di visibilità e responsabilità che le multinazionali spesso si trovano ad "abitare", questo gesto di Scaroni ci dice anche - lo si sapeva già, ma è appunto reso un po' più esplicito - di una politica estera che non è fatta solo di feluche e soldati, ma anche - e soprattutto, in alcuni casi - di relazioni economiche; di contatti espliciti o impliciti. Di "nuovi" protagonisti. O meglio, di "nuove luci" che mettono tutto apparentemente più in vista. Apparentemente.

FMM

Per Cristian D’Alessandro, l’attivista di Greenpeace ancora in carcere nell’artico russo, si è mossa anche l’Eni, la compagnia petrolifera italiana che con la Russia intrattiene da decenni rilevanti rapporti d’affari. L’amministratore delegato del Cane a sei zampe, Paolo Scaroni, ha raccolto l’invito dei parlamentari Pd, Sel e Sc (Anzaldi, De Petris e Molea) che nei giorni scorsi avevano chiesto il suo intervento. E mercoledì ha scritto al suo omologo di Gazprom, Alexey Miller, che ha incontrato proprio di recente a Parigi (leggi la lettera in inglese).
Gli ambientalisti di Greenpeace sono stati arrestati proprio per la loro azione dimostrativa nelle vicinanze di una piattaforma in mare della compagnia di Stato moscovita.(...)

giovedì 5 settembre 2013

Siria e dintorni (articoli dal Sole24Ore)

Test come quello compiuto ieri vengono effettuati regolarmente a sostegno dello sviluppo del sistema antimissile Arrow e solitamente vengono programmati con ampio anticipo. Non c'era quindi nessuna attinenza con la crisi siriana ma è indicativo che le tensioni in atto non abbiano indotto Gerusalemme a rinviarlo. Al contrario, il ministero della Difesa israeliano lo ha utilizzato a scopo deterrente annunciando di aver completato con successo, in collaborazione con le forze statunitensi, un'esercitazione che ha visto il lancio di un missile Blue Sparrow.
Netanyahu avverte Assad, di Gianandrea Gaiani - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/qteaA

Sembra esserci un copione preciso in questa interminabile crisi siriana, anche se i colpi di scena degli ultimi dieci giorni avrebbero suggerito il contrario. Il copione preparato da Obama poggia sulla necessità di costruire consenso attorno al Governo americano soprattutto sul piano internazionale. Ora, dopo il colpo di scena di sabato scorso, con lo stop all'attacco per cercare un appoggio del Congresso che ha scatentato mille polemiche e mille accuse di incertezza, Barack Obama incassa in anticipo un dividendo di credibilità che pareva improbabile. Soprattutto dopo la sconfitta parlamentare di David Cameron a Londra per mano dei suoi stessi compagni di partito. Da oggi, in Europa, Obama, il presidente debole e amletico torna dunque all'attacco.
La Casa Bianca si rafforza, dal nostro inviato Mario Platero - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/hDlZV

Va detto che le compagnie petrolifere russe costituiscono circa la metà del valore dello stock market nazionale e che Gazprom produce da sola il 10% dell'export. E' comprensibile perciò che la rivoluzione dello shale-gas americano preoccupi profondamente Mosca. Essa infatti rischia di minare le fondamenta dell'odierno capitalismo di Stato russo poiché al momento della rielezione, lo scorso maggio, il presidente Vladimir Putin ha escluso dalla privatizzazione il settore dell'energia, nonché quello della difesa. Inoltre lo shale-gas sta cambiando l'equilibrio di potere fra Mosca e gli acquirenti europei poiché i rifornimenti di gas liquefatto del Medio Oriente che gli Usa non intendono più acquistare, vengono ora offerti ai paesi europei spingendo verso il basso i prezzi sul mercato mondiale.  
United Shale of America, ecco che cosa teme la Russia, di Adriana Castagnoli - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/knTWl