domenica 8 gennaio 2012

A Testa Alta, per l'Italia e per l'Europa

Mario Monti finalmente smette i panni (che non sono mai stati suoi, per la verità) dello "scolaro" che deve fare "i compiti a casa", e riesce a parlare un linguaggio che non teme di alzare la voce - sia pure a suo modo - con gli alleati europei. 

Troppo spesso l'Europa ha dato la sensazione di essere un luogo dove noi dovevamo fare bene le cose, mentre altri difendevano più spudoratamente i loro interessi. 

Ora, grazie all'azione di questo governo, possiamo cominciare a giocare un ruolo più consono alla nostra dignità nazionale, per il bene nostro e dell'Europa tutta, patria nuova da (ri)costruire assieme.

Di seguito l'intervista di Monti al sole24Ore, quella a Le Figaro, l'intervista di Corrado Passera al Corriere della Sera, e alcune critiche di Vincenzo Visco sulla lotta all'evasione fiscale.

Francesco Maria Mariotti


Tocca all'Europa, quindi, non per allentare gli sforzi interni, ma per rafforzarli, per aiutare i singoli Paesi, a cominciare dall'Italia, a proseguire il proprio lavoro. Monti non lo dirà mai prima di sedersi al tavolo con Angela Merkel, ma è questo evidentemente il ragionamento che porterà avanti nei suoi colloqui, nella convinzione di poter superare così i timori tedeschi che l'iniziativa europea possa di fatto indurre i Paesi a rischio ad alleggerire i propri sforzi.
Ma quali sono le priorità dell'Europa? Cosa si aspetta l'Italia da Bruxelles per favorire l'auspicato abbassamento dei tassi (...)

L'Europe peut-elle avoir encore peur de l'Italie au moment où la Grèce et Espagne connaissent de nouvelles difficultés?
L'Europe n'a plus aucune raison d'avoir peur de l'Italie. Nous disposons d'une matière première très rare en Europe, un consensus de fond de l'opinion publique en faveur de l'intégration européenne. J'ai été commissaire européen pendant dix ans. Le président de la République italienne est un Européen très convaincu. Nous avons mis l'Europe au cœur de nos préoccupations. Centrant notre action sur le respect des contraintes européennes que Silvio Berlusconi s'est trouvé obligé d'accepter dans une situation d'urgence, y compris le retour à l'équilibre budgétaire en 2013 que nous avons traduit en mesures concrètes. Aucune crainte donc. Les Italiens ont accepté avec un flegme presque britannique les mesures très lourdes qui leur étaient imposées. Ils ont fait preuve d'un sens des responsabilités admirable. Ne faisant que trois heures de grève. Ils ont compris que les contraintes européennes sont imposées pour les générations futures. Tous les analystes conviennent que l'Italie a fait son devoir.

Quelle contribution attendez-vous de l'Europe?
Au Conseil européen des 5 et 6 décembre à Bruxelles, je me suis battu pour que le Fonds de soutien aux dettes souveraines (le FESF) soit mis en œuvre rapidement et renforcé substantiellement. Son niveau actuel reste très insatisfaisant. Pour l'instant, l'Italie reste victime d'un risque «zone euro». Il faut éliminer ce risque. On m'a surnommé le plus allemand des économistes italiens. Mais comment faire une politique européenne de croissance sans enfreindre les politiques budgétaires de rigueur? Je suis intimement convaincu que l'Europe tout entière peut trouver des avantages considérables en termes de croissance dans une intégration réelle plus poussée. Les pays de l'eurozone se sont concentrés sur l'union monétaire en délaissant l'union économique. Cela impliquerait de créer un véritable marché ouvert, étendu à tous les secteurs. Souvent les pays de la zone euro sont moins avancés que ceux qui n'ont pas adopté la monnaie unique comme le Royaume-Uni, le Danemark et la Suède. (...)


(...) E’ un’offensiva diplomatica che nessuno ricordava. «L’Europa non deve più aver paura dell’Italia» è il messaggio con cui Monti, in un’intervista a "Le Figaro", anticipa lo scambio di vedute che avrà domani a Parigi col presidente Nicolas Sarkozy, il quale poi volerà alla cancelleria federale lunedì per vedere Frau Merkel, due giorni prima del premier italiano faccia lo stesso. Il francese e la tedesca saranno poi ospiti a Roma a metà mese, ripetendo il formato a tre del 24 novembre a Strasburgo. Il 18 sarà una giornata londinese per il Professore, ricevuto del conservatore David Cameron, per un secondo tempo del match aperto a Bruxelles la notte dell’8 dicembre, quando tentò di convincere l’inglese euroscettico a non mettere i bastoni sulle ruote del rafforzamento dell’Eurozona. Confronto cruciale. Rispetto a Sarkozy, confessa il premier, «io sono più convinto che si debba associare alla costruzione europea anche i Paesi che non sono dell’euro, in particolare il Regno Unito».

Nulla è affidato al caso. Monti è consapevole che la "fase due" del piano SalvaItalia - quello della crescita avrà le polveri bagnate se in Europa non si tesserà un accordo sul coordinamento delle politiche di bilancio e una strategia per sviluppo e lavoro, basate sul rafforzamento del mercato interno. (....)



«L'Europa non riesce a decidere con visione e pragmatismo, i mercati valutano che l'Europa non ce la faccia, quindi scommettono contro; e i Paesi con un debito più alto soffrono di più. O l'Europa decide di darsi gli strumenti che qualsiasi moneta ha, vale a dire una Banca centrale in grado di garantire la liquidità e la stabilità, oppure non ci sarà crescita, e non ci sarà occupazione. La Germania è il Paese che ha avuto maggiori vantaggi dall'euro. Sono certo che svolgerà il ruolo che le compete di Paese leader, non di Paese che spacca l'Europa. L'Europa deve avere il coraggio di dire al mondo che garantisce se stessa. Altrimenti, con questi tassi di interesse, crescere è quasi impossibile».


Allora, come si fa la «vera» lotta all’evasione?

«Primo, bisogna creare le condizioni per avere una tracciabilità effettiva, non come quella prevista nella manovra Monti: la possibilità di conoscere quello che accade nell’economia. Tracciamo gli stipendi dei lavoratori dipendenti, devono essere tracciati anche gli altri redditi. Nel 2006-2008 la questione del contante l’avevo affrontata in modo del tutto diverso: la stragrande maggioranza delle transazioni sono sotto i 1000 euro. Per i pagamenti ai professionisti avevamo stabilito che sopra i 100 euro non si potessero usare i contanti. Secondo, ripristinare il fondamentale elenco clienti e fornitori, abolito da Tremonti e non reintrodotto da Monti. Terzo, la trasmissione telematica dei corrispettivi dei negozi al Fisco. Insomma, bisogna far capire alla gente che può essere controllata, e convincerla spontaneamente a comportamenti corretti».

Nessun commento:

Posta un commento