sabato 21 marzo 2026

La mafia non ha vinto

In questi anni, in giornate come oggi, mi è capitato di sentire discorsi che - magari con l'intenzione corretta di tenere desta l'attenzione sulle varie facce del fenomeno mafioso - davano l'impressione però di non vedere che dai tempi della terribile stagione degli attentati a Falcone e Borsellino in realtà di strada se ne è fatta. 

L'accusa variamente modulata che ci sia stata una "trattativa Stato-Mafia" è un po' parte di questa visione "pessimista". 

Per questo mi pare importante consigliare oggi il libro di Lupo e Fiandaca, che sto leggendo in questi giorni, e che aiuta a vedere le cose in una prospettiva più complessa.

#giornatavittimemafie




giovedì 19 marzo 2026

Joint statement from the leaders of the United Kingdom, France, Germany, Italy, the Netherlands and Japan on the Strait of Hormuz

 "We condemn in the strongest terms recent attacks by Iran on unarmed commercial vessels in the Gulf, attacks on civilian infrastructure including oil and gas installations, and the de facto closure of the Strait of Hormuz by Iranian forces. 

We express our deep concern about the escalating conflict. We call on Iran to cease immediately its threats, laying of mines, drone and missile attacks and other attempts to block the Strait to commercial shipping, and to comply with UN Security Council Resolution 2817.

Freedom of navigation is a fundamental principle of international law, including under the United Nations Convention on the Law of the Sea.

The effects of Iran’s actions will be felt by people in all parts of the world, especially the most vulnerable. 

Consistent with UNSC Resolution 2817, we emphasise that such interference with international shipping and the disruption of global energy supply chains constitute a threat to international peace and security. In this regard, we call for an immediate comprehensive moratorium on attacks on civilian infrastructure, including oil and gas installations.

We express our readiness to contribute to appropriate efforts to ensure safe passage through the Strait. We welcome the commitment of nations who are engaging in preparatory planning.

We welcome the International Energy Agency decision to authorise a coordinated release of strategic petroleum reserves. We will take other steps to stabilise energy markets, including working with certain producing nations to increase output.

We will also work to provide support for the most affected nations, including through the United Nations and the IFIs.

Maritime security and freedom of navigation benefit all countries. We call on all states to respect international law and uphold the fundamental principles of international prosperity and security."

https://www.governo.it/it/articolo/joint-statement-leaders-united-kingdom-france-germany-italy-netherlands-and-japan-strait


lunedì 9 marzo 2026

Dal blog Libertà e Impero: Rese incondizionate

 "(...) La resa senza condizioni poggia sul presupposto che questo mezzo non possa contemplare esito intermedio alcuno tra la capitolazione totale dell’avversario e il fallimento. Di fatti, rappresenta quindi la morte della politica, ché ogni guerra – anche la più terribile – dovrebbe essere sempre accompagnata da un’interazione tra gli attori coinvolti: da forme di comunicazione indispensabili alla gestione del conflitto e alla preparazione di quel che ne seguirà; dalla disponibilità al compromesso. Nella resa incondizionata scompare la dialettica, che rimane l’essenza della politica e della diplomazia: l’avversario, in quanto illegittimo, può solo piegarsi e cessare di esistere. E questo, secondo punto, spinge ovviamente tale avversario a ritardare sino all’ultimo la sua capitolazione. (...)

Le parole di Trump (...) riflettono però tutti i limiti dell’operazione militare lanciata contro l’Iran. Nella quale la retorica della “resa incondizionata” lungi dal conferire credibilità e contenuti all’offensiva ne evidenzia l’inconsistenza strategica, la mancata individuazione di obiettivi precisi e realistici, e, infine, l’incapacità di definire una fine (o una via d’uscita, in caso di difficoltà) che non sia appunto la totale capitolazione dell’avversario. Al quale, quindi, basta in teoria sopravvivere per vincere; non perdere per prevalere. (...)"

https://united-states-world.com/2026/03/08/rese-incondizionate/ 

domenica 8 marzo 2026

ItalStrat: La Terza guerra del Golfo è già una tempesta globale

"(...) Sul piano politico e diplomatico, il collasso o la trasformazione di un pilastro regionale come l’Iran comporterebbe un ridisegnamento totale degli equilibri in Medio Oriente. La caduta del regime è un’arma a doppio taglio: se da un lato rimuoverebbe il principale oppositore degli interessi occidentali nella regione, dall’altro creerebbe un buco nero geopolitico in un territorio vasto e complesso. La sfida diplomatica non è solo come vincere, ma come gestire il giorno dopo per evitare che l’Iran diventi un nuovo scenario di guerra civile infinita. Senza una vittoria militare totale, la diplomazia cercherebbe di stabilizzare la situazione attraverso un nuovo grande accordo che vada oltre il nucleare, includendo il disarmo balistico e la fine del supporto alle milizie proxy come Hezbollah o gli Houthi. Questo richiederebbe un governo iraniano disposto a rinunciare alla sua identità rivoluzionaria in cambio della sopravvivenza economica. Se invece il regime resiste, ma viene gravemente indebolito, l’endgame potrebbe essere un isolamento totale, con sanzioni massicce e una “cortina di ferro” mediorientale che congela il conflitto senza risolverlo. (...)"

https://italstrat.substack.com/p/35-la-terza-guerra-del-golfo-e-gia?fbclid=Iwb21leAQZ9IdjbGNrBBnz5GV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHohOwSot5aZlz5MVaQL6E8n3TYUehR2oLXIWfwt5u5kbsxmje438qvhmwfe__aem_ae8foJGK44NSB7Yinfbwng

domenica 1 marzo 2026

Nota sulla guerra USA -Israele - Iran

 Pare necessario ricordare che le situazioni complesse vanno analizzate senza eccessive semplificazioni.


Si può e si deve stare al fianco delle donne e uomini che in Iran cercano la libertà da un regime oppressivo, e quindi sperare con loro che questi giorni siano l'inizio di una nuova fase politica. 

Si può e si deve quindi "approfittare" anche di un'azione militare giuridicamente e politicamente molto discutibile per provare a restituire dignità e libertà all'Iran.

Ciò detto, è necessario essere consapevoli che la "decapitazione" dei vertici della Repubblica Islamica non significa automaticamente il crollo di quella forma di governo, che aveva (ha) una struttura ben più complessa di una "semplice dittatura"; e, in ogni caso, l'eventuale caduta del regime non significa automaticamente che si riesca a costruire un percorso di liberazione, libertà e democrazia. Sperando di evitare uno scenario da "guerra civile" (simile a quello dell'Iraq post- Saddam).

Oltre a ciò, due fattori più "sistemici":

1- quanto costerà in termini materiali questa guerra, agli Usa in particolare? Questo impegno comporterà sottrarre risorse a partite più impegnative, in modo diverso, come Ucraina ora e in prospettiva la difesa di Taiwan? 

La Cina e la Russia saranno indebolite? O si rischia un paradossale rafforzamento di questi "nemici"? (uso il termine con le virgolette perché in politica internazionale il concetto è "sempre" "ambiguo")

2- il fattore etico - normativo: un attacco preventivo era effettivamente necessario? Aver portato aventi una guerra non strettamente inevitabile minerà la credibilità internazionale di Usa e Israele (già ai minimi termini, in questo periodo).

Più sul lungo periodo: se vogliamo provare a preservare una stabilità segnata dal diritto e non (solo) dalla forza (elemento che comunque sarà sempre presente, nelle relazioni internazionali) è necessario procedere spediti nella costruzione di una Unione Europea coesa, solida, forte anche dal punto di vista militare e tecnologico. 

FMM

Ps: occhio alle notizie che circolano in questo periodo; per esempio,  è "contestata" la veridicità dell'episodio della scuola colpita nella zona di Minab, e del relativo numero di vittime.