mercoledì 2 ottobre 2013

Giorgio Napolitano: La Mia Europa (da laStampa.it)

Dal dialogo emerge la concezione che Napolitano ha dell’Europa come vincolo virtuoso ed esterno da usare come contravveleno agli italici notori e deplorevoli vizi, storiche libertà di disavanzo di bilancio comprese. Ma al filone di pensiero che scende per li rami da Ciampi e Andreatta il Presidente aggiunge che, avendo la Ue abbracciato i valori dell’economia sociale di mercato (anche qui, Berlino über alles), occorre adesso porre rimedio all’«allarmante acuirsi di fenomeni di diseguaglianza e disagio sociali, di povertà e di esclusione dal lavoro dei giovani». E riconosce, per sintetizzare con un po’ di brutalità, che il Welfare - i «diritti acquisiti dai cittadini» che altri Paesi e perfino la Cina sembrano voler adesso considerare - è il cuore, la forma stessa della democrazia europea. Eppure quell’«impianto» va rivisto, «affermando nuove priorità nell’intervento dei poteri pubblici e nell’azione sociale», ma non «con tagli indiscriminati della spesa pubblica, anche quando bisogna ridurre sostanzialmente i debiti sovrani».

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