sabato 30 giugno 2012

Il Successo Di Monti, la Strada Ancora Da Percorrere

Per chi ha "tifato" Monti dall'inizio del suo mandato, (e anche prima dell'inizio), le notizie di venerdì mattina sono state l'ottima conferma di una scommessa giusta. Lo spiega bene Mario Calabresi sulla Stampa di oggi: "Ogni passo, ogni frase, ogni decisione di Mario Monti negli ultimi sette mesi ha trovato finalmente il suo senso nella lunga notte del vertice europeo."

Ma è comunque bene non lasciarsi andare a eccessivi entusiasmi: le scelte fatte sul rifinanziamento delle banche - staccando i problemi degli istituti di credito da quello dei debiti degli Stati - e il meccanismo di "controllo" degli "spread" hanno necessità di un'implementazione chiara e ancora da verificare nei fatti.

In ogni caso è fondamentale che sia stato mandato il segnale giusto ai mercati: il progetto europeo non deve farsi condizionare dall'altalena delle valutazioni finanziarie, che sono necessarie ma fallibili, sono uno stimolo positivo il più delle volte, ma a condizione che la struttura politica dell'Europa non venga messa in crisi.

Per questo i passi ancora da fare sono tanti: la tensione mercati - politica rimarrà (è necessaria e positiva, per certi aspetti) e l'Italia non deve illudersi che il percorso di risanamento possa essere "facilitato" (anzi, dobbiamo mostrare ancora più serietà).
Ma l'inizio, come si era percepito nei giorni scorsi, sembra andare nella direzione giusta.
Francesco Maria Mariotti

[segue breve rassegna stampa]  

Ma ora, dopo la conclusione positiva per l’Italia del vertice di Bruxelles e dopo aver visto il pressing senza sosta di Monti su Merkel, è chiaro che tutto era da leggere come costruzione lenta e scientifica di una credibilità. Il premier italiano ha accumulato un patrimonio di energie da spendere, con la stessa forza e la stessa ostinazione, nella volata finale. Monti si è comprato in questi mesi la possibilità di sedersi al tavolo delle decisioni e di poter pesare, convinto fin dall’inizio che la partita vera si sarebbe giocata nel quadro delle scelte europee, che solo avendo voce lassù ci saremmo salvati. Come si costruisce la credibilità, di Mario Calabresi (laStampa)

Quel che conta, ora, sono i risultati. Diciamolo chiaramente: le proposte radicali per una «unione bancaria» pan-europea, la possibilità di usare fondi comunitari per immettere capitali nelle banche malate ed un’assicurazione comune per i depositi bancari del continente non sono particolari tecnici. Sono i primi passi verso gli Stati Uniti d’Europa. A molti l’idea non piacerà, ma la finanza non è un’opinione, almeno in questo caso. Come posso essere così sicuro? La storia degli altri Stati Uniti, quelli d’America, è prova lampante che un’unione monetaria accompagnata da un’unione bancaria può esistere solo nel contesto di un governo federale. Uno dei capi di Wall Street me lo ha spiegato bene questa settimana: «Almeno», ha detto, «l’Europa sta arrivando ad un’unione politica senza la guerra civile per cui siamo dovuti passare noi».Ora c'è bisogno di tempo e politica, di Francesco Guerrera (laStampa)
Quella nel vertice europeo di stanotte è una svolta, forse, decisiva. Monti ottiene la possibilità che il fondo salva-stati possa comprare titoli di Stato di un Paese «virtuoso» senza sottoporsi a condizioni dure come quelle della Grecia. La Spagna ottiene la possibilità di una ricapitalizzazione diretta delle banche una volta che sarà approvata - si parla di fine 2012 - una vigilanza bancaria centrale Ue grazie alla Bce. Insomma, dei passi avanti ci sono, e quello sulla vigilanza bancaria lo è, ma resta da chiarire se la troika avrà un ruolo.Messa nell'angolo, l'Europa ha battuto un colpo (Linkiesta)
Difficile dire quanto durerà e forse è meglio godersi il momento di ritrovato slancio europeista senza guastare la festa. Dopo tutto, la possibilità per Paesi come l'Italia - che stanno facendo i loro compiti in termini di riforme strutturali e consolidamento dei conti pubblici - di poter chiedere l'intervento del fondo salva-Stati sui mercati è un discreto «paracetamolo finanziario», per usare le parole di Olli Rehn. di Attilio Geroni - Il Sole 24 Ore - leggi su Ma restano i dubbi sulla potenza di fuoco (ilSole24Ore)
Se questa è l'ossatura, e una volta escluso (lo hanno esplicitato sia Monti che Angela Merkel) che per accedere ai fondi antispread sia necessario attivare la tagliola dell'intervento della trojka (Fmi, Bce e Commissione europea) come avvenuto per Grecia, Irlanda e Portogallo, il che equivale a un commissariamento di fatto del paese in questione con conseguente, inevitabile perdita di sovranità, ora si tratta di verificare i dettagli tecnici. E non sarà una passeggiata. di Dino Pesole - Il Sole 24 Ore - leggi su La partita più difficile è sui dettagli (ilSole24Ore)  
Niente trionfalismi, per favore. Per quanto finito bene, un vertice da solo non fa primavera. E la strada per uscire dall'emergenza euro resta lunga e ancora piena di ostacoli. In casa e fuori. Un fatto però è incontestabile: con Mario Monti l'Italia è tornata protagonista in Europa, ha ricominciato a giocare nel negoziato e anche a spuntare risultati. Non accadeva dal 1990 da quando, al vertice di Roma, l'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti riuscì a imporre la sfida della moneta unica nonostante l'irriducibile opposizione di Margaret Thatcher. di Adriana Cerretelli - Il Sole 24 Ore - leggi su L'Italia torna protagonista (A.Cerretelli, ilSole24Ore)
Se l'Europa riesce ad evitare il disastro finanziario, invece, a vincere sono tutti, Germania inclusa. Se non riusciamo, perdiamo tutti. Non si tratta quindi di «sconfiggere la Merkel», ma di trovare una soluzione accettabile da tutti gli stati membri. In questo sforzo, il vertice di Bruxelles ha fatto importanti passi in avanti, ma non così definitivi come i trionfalismi nazionali e i rialzi di Borsa vorrebbero farci credere. di Luigi Zingales - Il Sole 24 Ore - leggi su La Spagna ringrazia (ilSole24Ore)  

Ma un altro commento su Der Spiegel, di Christian Rickens, dice invece che Angela Merkel ha accettato con grande abilità politica un compromesso da cui la Germania non esce per nulla danneggiata: Merkel ha davvero perso? (ilPost)

Ma l’aspetto più “rivoluzionario” è l’evoluzione del ruolo dell’ESM. Doveva essere un veicolo arcigno e super-senior, destinato a prestare ai sovrani tirando loro il collo, invece pare diventare qualcosa di molto meno aggressivo, visto che entrerà nel capitale azionario di aziende private quali sono le banche, posizionandosi quindi per definizione al fondo della struttura di capitale (l’equity). Se questo assetto non verrà successivamente stravolto e rimangiato da una tardiva resipiscenza tedesca (e finlandese), questa sarà l’innovazione più clamorosa. Forse.

Il risultato ottenuto dal governo italiano sul meccanismo anti-spread è più apparente che reale: lo Esm continuerà a operare secondo le regole già previste. La Bce è il vero vincitore della partita giocata al vertice di Bruxelles: ottiene la supervisione bancaria ed evita qualsiasi coinvolgimento nel meccanismo anti-spread. L’intervento diretto dello Esm nel capitale delle banche ci sarà, ma la Spagna dovrà attendere per poterlo usare. Anti-spread: più fumo che arrosto (laVoce.info)


Nessun commento:

Posta un commento