giovedì 10 gennaio 2013

Sul Reddito Minimo Garantito (Van Parijs - Vanderborght, Il reddito minimo universale, Università Bocconi editore)


"Nell’Utopia di Thomas More (1516) il viaggiatore Raphaël argomenta con l’Arcivescovo di Canterbury che un reddito minimo contribuirebbe alla lotta alla criminalità più della pena capitale. Oggi Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght (Il reddito minimo universale, Università Bocconi editore, 190 pagine, 14 euro) sostengono la superiorità di un reddito di cittadinanza individuale, universale e incondizionato, erogato dalla comunità politica a tutti i suoi membri, rispetto a ogni altra forma di welfare, basando la loro affermazione su argomenti etico-filosofici, ma sostanziandola con una puntuale analisi economica.
In buona sostanza, solo con la sicurezza di un reddito minimo universale i cittadini, secondo i due autori, potrebbero dirsi effettivamente liberi di compiere ogni altra scelta di vita, senza lo spettro della necessità di sussistenza.
Il dibattito sul reddito minimo universale, pur trovando degli antecedenti fin dal XVI secolo, diventa di vera attualità con la rivoluzione industriale e con i connessi bisogni di protezione sociale. Van Parijs, che insegna etica economica e sociale a Lovanio e filosofia politica ad Harvard, è uno dei protagonisti del dibattito, soprattutto europeo, sul reddito di cittadinanza degli ultimi venti anni. “Per alcuni”, scrivono gli autori nell’introduzione, “il reddito minimo universale costituisce un rimedio decisivo a numerose piaghe sociali, a cominciare dalla povertà e dalla disoccupazione. Per altri, è soltanto un’assurda chimera, economicamente impraticabile ed eticamente ripugnante”. Van Parijs e Vanderborght non fingono di essere neutrali, ma cercano di fornire al lettore le basi intellettuali per affrontare con cognizione di causa il dibattito.
Le resistenze all’introduzione di un automatismo che distribuisca una uguale somma di denaro a ogni cittadino, miliardario o nullatenente, impiegato, disoccupato o estraneo per scelta al mercato del lavoro sono “concettuali e morali prima ancora che di bilancio”, spiega nella prefazione Chiara Saraceno, ed è proprio a queste obiezioni che i due autori rispondono, in dettaglio, nel libro.
In queste pagine aleggia una certa fiducia nel fatto che il reddito minimo universale si sia affrancato, nell’ultimo quarto di secolo, dalla zona d’ombra dell’utopia, per avvicinarsi ad essere una reale possibilità. L’unico luogo al mondo in cui è realtà, anche se in piccola scala, è l’Alaska. Dal 1981 parte degli introiti derivanti dallo sfruttamento del sottosuolo sono divisi in parti uguali tra i cittadini, anche se la cifra risultante non è particolarmente significativa. (...)"


Le due versioni del reddito minimo garantito europeo (laStampa)

Il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, lo invoca. Persino Mario Monti nella sua famosa agenda lo richiama. Il reddito minimo garantito è sempre stato un cavallo di battaglia della sinistra sociale, ma ora anche autorevoli liberisti ne sembrano affascinati. In Europa solo Grecia e Italia ne sono prive. In altri paesi, Regno Unito, Francia, Germania, paesi scandinavi si sono da tempo attrezzati. In sintesi, le formule sono due, l'obiettivo uno solo: evitare che con la diffusione della disoccupazione ampi strati di popolazione cadano nella condizione di povertà. Le due versioni di reddito minimo garantito sono: una legata alla condizione lavorativa, l'altra legata alla lotta alla esclusione, indipendentemente dalla condizione lavorativa. (...)




mercoledì 9 gennaio 2013

La Cina abolisce i campi di rieducazione?

LA CINA dovrebbe cancellare entro l’anno in corso i campi di rieducazione attraverso il lavoro, i laojiao, l’annuncio lo avrebbe dato Meng Jiangzu, fino al mese scorso ministro della Pubblica sicurezza. La notizia è dirompente, se è vera, se non vi saranno smentite, se l’agenzia ufficiale Nuova Cina la confermerà nell’immediato, perché ieri si è limitata a comunicare che il governo cinese andrà avanti nella riforma del sistema penale senza citare l’abolizione del sistema dei campi di lavoro, in vigore da 56 anni. Un sistema che ha impresso una macchia ignominiosa su un regime che è sorto senza preoccuparsi troppo della certezza del diritto, dove la giustizia si fregiava dell’unica certezza di essere "proletaria" e gli abusi sono stati infiniti, purtroppo immaginabili. Per essere condannati al laojiao, non c’era - e non c’è ancora-bisogno di nessun processo, basta che la polizia lo voglia e lo sanzioni conunapratica amministrativa di reclusione fino a un massimo di tre anni, a discrezione aumentabili fino a otto. E poi? Negli ultimi tempi la stampa, anche quellapiùvicina al p otere, ha svolto inchieste per denunciare labarbarie di un metodo che forse andava bene negli anni caotici della Cina rivoluzionaria ma che non è ammissibile in un Paese che aspira alla leadership mondiale. E da più parti è stato ribadito che questa pratica è in contraddizione con la Costituzione del 1983, ancora una volta al centro della richiesta di vere riforme. (...)

Il Nobel Soyinka: “L’islam politico è peggio della schiavitù” (ilFoglio)

Una testimonianza su cui riflettere. L'Islam teocratico e fondamentalista non è l'unica voce di una fede professata da milioni di persone in tutto il mondo e non vanno fatte semplificazioni; ma non possiamo negarlo: c'è il forte rischio che possa diventare la parte vincente e politicamente più forte, soprattutto se non si guarda con attenzione a quello che avviene in Africa.

FMM


“Potete uccidermi se questo è il vostro modo di agire, ma le vostre bombe non mi costringeranno mai a sedermi a un tavolo con voi”, aveva detto di recente l’ottantenne Wole Soyinka dopo le minacce di morte che gli erano arrivate da Boko Haram, il potente gruppo islamista che sta insanguinando la Nigeria facendo strage di cristiani. Il nome del premio Nobel per la Letteratura del 1986, autore di capolavori quali “L’uomo è morto”, è infatti in cima alla lista degli intellettuali africani che i terroristi vorrebbero eliminare. Il servizio d’intelligence nigeriano ha da poco consigliato a Soyinka di tagliarsi la barba per evitare di essere riconosciuto per strada. 
Dopo essere finito nel mirino dei fondamentalisti islamici, il premio Nobel, fra le personalità più prestigiose dell’Africa e storico protagonista delle battaglie per la democrazia, torna a scrivere contro i terroristi e gli islamisti con un nuovo libro “On Africa”.

Il libro contro “l’aggressione egemonica dell’islam politico” esce nel momento in cui nella Nigeria natia di Soyinka decine di cristiani ogni giorno vengono uccisi dai terroristi. Nel grande plateau subsahariano descritto da Soyinka impazza l’odium fidei. Secondo Philip Jenkins, uno dei massimi esperti di religioni, “in Nigeria è in gioco l’equilibrio fra islam e cristianesimo”. Uno scontro che più che dalle immagini del film di Sydney Pollack “La mia Africa”, che inscena un continente opulento e affascinante, è simboleggiato dal villaggio nigeriano di Dogo Nahawa, dove gli islamisti hanno falcidiato a colpi di machete trecento cristiani, la maggior parte donne e bambini.  Trenta i fedeli uccisi una settimana fa. Prima, a Chibok, nel nord-est del paese, durante una funzione religiosa in una chiesa presa d’assalto da uomini armati. Poi a Musari, vicino al quartier generale dei militanti della setta islamica Boko Haram: i terroristi hanno tagliato la gola a quindici cristiani durante la notte. (...)

Il Nobel Soyinka: “L’islam politico è peggio della schiavitù”


Rischio Ungheria? - 2


(...) Il becero appello lanciato nel cuore dell'Europa per un'eliminazione dell'etnia rom è firmato da Zsolt Bayer, tra i fondatori del partito di destra Fidesz, che fa capo proprio a Orban.
Il giornalista non è nuovo a intemerate razziste e questa volta ha preso di mira la comunità rom, che in Ungheria rappresenta il 7% della popolazione. (...)
Jenö Setét, direttore dell'Ong Ide tartozunk (Noi viviamo qui) ha ricordato che la serie di attacchi alle comunità rom in Ungheria, che ha portato a 6 morti tra il 2008 e il 2009, era stata preceduta da discorsi e da articoli simili a quello pubblicato nei giorni scorsi da Magyar Hirlap. E il partito DK (Coalizione Democratica), che fa capo all'ex premier Ferenc Gyurcsany, ha chiesto alla Procura Generale di Budapest di incriminare Zsolt Bayer per incitazione all'odio e alla violenza, annunciando una manifestazione di protesta contro il governo per domenica 13 gennaio. (...)


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La curva di Phillips in otto parole (in memoria di Luigi Spaventa - laVoce.info)


Traggo dal sito la Voce.info un breve ricordo di Luigi Spaventa. Mi sembra molto bello e attuale. Allo stesso indirizzo sono scaricabili gli articoli di Spaventa raccolti in un dossier.

FMM

La curva di Phillips in otto parole, di Francesco Daveri

Luigi Spaventa non era solo un economista brillante e curioso. Era anche un grande comunicatore, capace di condensare in poche battute concetti complicati. Un esempio riguarda la sua fulminea trattazione della curva di Phillips durante un seminario alla Bocconi.
Per i non addetti ai lavori, la curva di Phillips è una relazione stimata molti anni fa da un economista inglese (Phillips) che, con i dati della prima metà del XX secolo per l’economia inglese, credeva di avere scoperto la possibilità di uno scambio tra disoccupazione e inflazione. I dati di Phillips sembravano cioè dimostrare che accettando un po’ di inflazione i politici potevano ottenere una minore disoccupazione, semplicemente allentando i cordoni della borsa della spesa pubblica. Dalla fine degli anni Sessanta in poi, però, l’esistenza di questa relazione è stata messa in dubbio da Milton Friedman che su questo punto vinse il premio Nobel e si guadagnò il consenso della maggior parte della professione economica. Per questo nei corsi di macroeconomia di solito si spiega che il guadagno di minor disoccupazione al costo di più alta inflazione implicato dalla curva di Phillips è, al più, temporaneo e che quindi non vale la pena che un governo faccia deficit e inflazione per far scendere per poco tempo la disoccupazione.
Tutto questo lungo (e verboso) discorso tecnico fu riassunto da Luigi Spaventa in poche parole efficaci, dicendo che molte volte i governi “Si fanno una botta di vita sulla curva di Phillips”. Otto parole invece di otto righe. Anche per questo ci mancherà.

lunedì 7 gennaio 2013

In Memoria di Luigi Spaventa - Come far piangere gli speculatori - Repubblica, 10 maggio 2010


Proprio un anno fa, e anche nel 2011, avevo utilizzato un bell'articolo di Luigi Spaventa, che oggi piangiamo, per provare a spiegare alcune possibili vie di uscita dalla crisi. Certo, non basta un articolo a commemorare uno studioso di grande livello. Ma credo che rileggere questo articolo possa far capire quanta strada abbiamo fatto, in questi anni così pesanti. 
(i grassetti sono miei)

FMM

IN CHE COSA consiste la speculazione? In un'imponente concentrazione di mezzi finanziari atta a provocare un esito che, pur se non altrimenti giustificato, fa vincere la scommessa. La speculazione si batte non con le deprecazioni né mandando i marines, ma facendo piangere chi ci ha provato: le lacrime di chi ci ha provato sono i soldi che gli si fanno perdere. Per far perdere i soldi alla speculazione, le autorità devono essere decise e dimenticare per un momento le regole del galateo.

I ribassisti ne fanno di tutte; dispongono dei mezzi tecnici più sofisticati; operano con una leva gigantesca, senza impegnare soldi propri. Se la pressione cresce (otto giorni fa al mercato dei derivati di Chicago si contavano 103.400 contratti al ribasso sull'euro, pari a quattro volte le posizioni lunghe, per un valore di quasi 17 miliardi di dollari) che cosa dovrebbero fare le autorità che tutelano la nostra stabilità? Consultare il manuale di buone maniere di Monsignor della Casa e reagire senza dare prova di maleducazione? Oppure togliersi i guanti e picchiare? Nell'agosto del 1998, in esito alla crisi finanziaria del Sud-Est asiatico, quando finirono al tappeto le economie più dinamiche dell'area, la speculazione prese di mira con pesanti bordate la valuta e il mercato azionario di Hong Kong. Poiché i consueti strumenti di difesa (aumento dei tassi) non bastavano, l'autorità monetaria del territorio buttò alle ortiche l'ortodossia e decise di presentarsi in borsa come compratore di ultima istanza, in contropartita dei venditori a pronti e a termine, e acquistò azioni  -  azioni, si badi, non casti titoli di Stato  -  per 15 miliardi di dollari. Questa operazione (battezzata doppio slam, double whammy) inflisse gravissime perdite ai ribassisti, che dovettero abbandonare il terreno con gravi perdite. Vi fu anche un lieto fine: l'autorità monetaria rivendette gradualmente le azioni acquistate lucrando un profitto di 4 miliardi per le casse pubbliche (così come la banca centrale americana sta facendo profitti, rivendendo i titoli acquistati durante la crisi per sostenere le banche). 

Non suoni eresia: la sola entità che possiede più mezzi di qualsiasi diabolico speculatore è una banca centrale che abbia il potere di emettere moneta. Solo quella banca centrale può essere compratore di ultima istanza di qualsiasi attività finanziaria che sia oggetto di un attacco speculativo ribassista, a condizione che quella attività sia denominata nella valuta che essa emette (per la Bce un titolo in euro, per la Federal Reserve un titolo in dollari). Naturalmente questo è un rimedio estremo per mali estremi: per metterlo in opera si deve essere convinti che il valore mirato dalla speculazione non sia quello "giusto"; che senza turbolenze si potrebbe raggiungere un valore diverso e mettere in opera procedure più ordinate. Mi pare evidente che queste condizioni ricorrano oggi: (...)

venerdì 21 dicembre 2012

Epidurale garantita a tutte le donne


L’epidurale per il parto indolore sarà garantita in Italia a tutte le donne. Senza più differenze fra ospedale e ospedale o tra Regione e Regione.
La rivoluzione dei Lea, i livelli minimi di assistenza per i cittadini, ora in fase di revisione, prevede l’inserimento di questa metodica, diffusissima in molti Paesi europei, ma che da noi non ha mai avuto vita facile.
Primo, per questioni legate alla nostra cultura: il biblico «partorirai con dolore» ha condizionato molte donne, limitando in qualche modo l’accesso alla tecnica. Secondo, perché anche una certaconcezione «naturalistica» del parto ha contribuito ad allontanare le partorienti da quella che è considerata, da alcuni, un’eccessiva medicalizzazione della nascita.
Ognuno può pensarla come vuole: adesso, però, la sanità italiana offre a tutte questa opportunità. (...)

L’ONU contro le mutilazioni genitali femminili (ilPost)


L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato ieri una risoluzione che condanna le mutilazioni genitali femminili. Il provvedimento è arrivato dopo una lunga campagna da parte di alcune organizzazioni non governative e di agenzie della Nazioni Unite perché si condannasse apertamente la pratica, diffusa soprattutto in alcuni paesi africani. La risoluzione è stata adottata all’unanimità o più precisamente senza che si procedesse a una votazione formale, il meccanismo con cui vengono approvate le decisioni in cui si è raggiunto un ampio accordo tra i delegati. Tra due anni l’Assemblea esaminerà un rapporto in cui si saranno registrati i progressi nel campo.
La risoluzione era stata sottoscritta da due terzi dei paesi membri dell’Assemblea, tra cui il gruppo degli stati africani. Condanna la pratica delle mutilazioni genitali femminili e riconosce che è una violazione dei diritti umani, oltre a essere dannosa per la salute delle donne e delle ragazze: gli stati sono invitati a prendere provvedimenti perché la pratica sia interrotta e chi la porta avanti venga punito.
Non si tratta di un provvedimento vincolante, ma secondo i proponenti fornisce maggior forza per agire agli stati concretamente impegnati nella lotta alle mutilazioni genitali femminili. L’Unione Africana, l’organizzazione internazionale a cui partecipano quasi tutti i paesi del continente, ha già condannato ufficialmente la pratica.(...)

giovedì 20 dicembre 2012

Quote rosa: c'è un modo diverso per favorire la diversità (da Istituto Bruno Leoni)


(...) Nel briefing paper “Quote di genere: una scelta di merito Considerazioni e proposte alternative” (PDF), Vitalba Azzollini esamina l’inopportunità di questa soluzione legislativa non solo perché essa valorizza un criterio quantitativo rispetto a quelli qualitativi; ma anche perché, al posto di una soluzione legislativa, si sarebbe potuta percorrere la via dell’autoregolamentazione, contemperando in maniera più adeguata l’autonomia organizzativa delle imprese con la sensibilizzazione all’inserimento delle donne nel mondo del lavoro.
“Il quadro sopra delineato - scrive l’autrice - tende a dimostrare come una scelta in senso diverso da quella dell’imposizione coattiva di una riserva di genere, volta a valorizzare mediante un’adesione spontanea e discrezionale, ma nel contempo assistita da un sistema sanzionatorio, ogni tipo di diversità (quindi non solo quella femminile) per l’esperienza in grado di apportare all’impresa, e non solo ai vertici ma anche alla base e nelle posizioni intermedie, là dove si trovano le fasce più “deboli” di lavoratrici, avrebbe ben potuto costituire una strada percorribile, evitando il prodursi di rigidità che si frappongono a una più efficiente gestione aziendale nel perseguimento di obiettivi di bene comune.”(...)


mercoledì 19 dicembre 2012

Grecia, un paese in stato di shock (da PressEurop)


(...) Ma in questo modo ci sfugge la verità. Sulla Grecia, sulla Germania e sull’Europa. Pieper parla di “rimozione di massa” per spiegare ciò che sta accadendo, e i meccanismi di difesa dei politici, in particolare, funzionano a meraviglia. 

Ecco come si è presentata la Grecia agli occhi di Pieper nell’ottobre del 2012: donne in avanzato stato di gravidanza supplicano gli ospedali di farle entrare, e se non hanno un’assicurazione o denaro a sufficienza nessuno le aiuta a mettere al mondo i loro figli. Persone che fino a poco tempo fa facevano ancora parte della classe media raccolgono resti di frutta e legumi per le strade della periferia di Atene. 

Un vecchio racconta che non può più pagare le medicine per il cuore perché la sua pensione è stata dimezzata. Dopo aver lavorato per più di quarant’anni pensava di aver fatto il suo dovere, ma oggi non capisce più come funziona il mondo. Le persone che vanno in ospedale sono invitate a portarsi da casa lenzuola e cibo. Da quando le imprese di manutenzione sono state congedate sono i medici, gli infermieri e gli aiuto-infermieri (senza stipendio da mesi) che si incaricano della gestione delle strutture. In ospedale mancano guanti e cateteri. L’Unione europea parla di un rischio di propagazione di malattie infettive. (...) 

Non serve essere una Cassandra o un esperto per immaginare l’impatto che tutto questo può avere sulle relazioni sociali tra gli individui e sul clima della società greca. Il risentimento nei confronti di un sistema corrotto e di una politica internazionale i cui aiuti finiscono nelle casse delle banche anziché nelle tasche dei bisognosi è enorme. E se possibile sta aumentando. Gli uomini portano questo odio a casa, in famiglia, e i loro figli lo riportano in strada. I gruppi violenti che attaccano le minoranze si moltiplicano rapidamente. 
A novembre gli Stati Uniti hanno emanato un avviso per chi aveva intenzione di recarsi in Grecia, sottolineando la pericolosità del paese, in particolare per i neri. Per la Grecia, da sempre considerata un luogo ospitale, è qualcosa di sconvolgente. 

In tempi normali anche il più terribile degli eventi non è sufficiente a mettere l’individuo in ginocchio, spiega Pieper, perché tutti noi siamo dotati di un istinto di sopravvivenza estremamente sviluppato. E questa è una buona notizia. La cattiva notizia è che questo istinto funziona soltanto in una società in salute, capace di ammortizzare lo shock. La tragedia di Utøya ha mostrato la forza che una società di questo tipo è in grado di sprigionare. Tutta la Norvegia ha sostenuto le vittime dopo il massacro, come se qualcuno avesse coperto il paese con una campana di solidarietà. 

In Grecia le fondamenta della società sono state erose fino a farla affondare. La crisi ha annientato lo stato sociale. “L’uomo – scrive Geog Pieper – si trasforma in un essere selvaggio in questo tipo di situazioni drammatiche”. La necessità lo allontana dalla ragione, e l’egoismo prende il posto della solidarietà. (...)


lunedì 17 dicembre 2012

La Laicità di Primo Levi (da Linkiesta - aprile 2012)


Nessun profeta ardisce più rivelarci il nostro domani, e questa, l’eclissi dei profeti, è una medicina amara ma necessa­ria. Il domani dobbiamo costruircelo noi, alla cieca, a tentoni; costruirlo dalle radici, senza cedere alla tentazione di ricomporre i cocci degli idoli frantumati, e sen­za costruircene di nuovi.

*Primo Levi, L’altrui mestiere, Einaudi, Torino 1985, pp. 245-247

Primo Levi e il Lavoro

Questa sera Roberto Benigni - in uno spettacolo non sempre felice, a mio avviso - ha parlato di amore per il lavoro come forma di felicità terrena. Credo fosse una citazione voluta di Primo Levi. Forse può interessare rileggere la pagina de "La chiave a stella", perché credo abbia spunti ancora molto interessanti.

FMM


L'argomento era centrale, e mi sono accorto che Faussone lo sapeva. Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. Questa sconfinata regione, la regione del rusco, del boulot, del job, insomma del lavoro quotidiano, è meno nota dell'Antartide, e per un triste e misterioso fenomeno avviene che ne parlano di più, e con più clamore, proprio coloro che meno l'hanno percorsa. Per esaltare il lavoro, nelle cerimonie ufficiali viene mobilitata una retorica insidiosa, cinicamente fondata sulla considerazione che un elogio o una medaglia costano molto meno di un aumento di paga e rendono di più; però esiste anche una retorica di segno opposto, non cinica ma profondamente stupida, che tende a denigrarlo, a dipingerlo vile, come se del lavoro, proprio od altrui, si potesse fare a meno, non solo in Utopia ma oggi e qui: come se chi sa lavorare fosse per definizione un servo, e come se, per converso, chi lavorare non sa, o sa male, o non vuole, fosse per ciò stesso un uomo libero. È malinconicamente vero che molti lavori non sono amabili, ma è nocivo scendere in campo carichi di odio preconcetto: chi lo fa, si condanna per la vita a odiare non solo il lavoro, ma se stesso e il mondo. (da La chiave a stella)


La Vigilanza Di Draghi

I nuovi poteri di vigilanza della Banca centrale europea aiuteranno a ripristinare la fiducia nel settore e di conseguenza gli istituti torneranno a prestarsi denaro tra loro sul mercato interbancario. E’ questo secondo Mario Draghi uno degli effetti dei maggiori poteri di vigilanza e supervisione conferiti dai leader europei la settimana scorsa all’istituto centrale, che potrà esercitarli pienamente a partire dal 2014. “Il meccanismo di supervisione unica – ha detto oggi Draghi di fronte alla Commissione Finanze del Parlamento europeo – contribuirà a riportare la fiducia nel settore bancario e a rianimare i prestiti sul mercato interbancario e quello del credito con effetti tangibili sull’economia reale”. (...)


domenica 16 dicembre 2012

Libano del Sud, dove si combatte per i cuori e le menti della popolazione (ilSole24Ore)

(...) La missione Leonte è anche questo: un taglio di nastri e una festa. Iniziata nel settembre 2006 con lo sbarco del San Marco sulla spiaggia di Tiro (in realtà i primi arrivarono in elicottero, causa mare agitato), è arrivata al tredicesimo avvicendamento di truppe italiane. Israele ed Hezbollah congelati in un fragile cessate il fuoco non hanno smesso di pensare che prima o poi dovranno chiudere i conti lasciati aperti dalla guerra di allora. Adesso c'è anche la Siria in fiamme, giusto oltre il confine a Est, che potrebbe contagiare il Libano. I problemi sono sempre lì e ai vecchi se ne sono aggiunti di nuovi (...)
dal nostro inviato Ugo Tramballi - Il Sole 24 Ore - leggi su Libano del Sud, dove si combatte per i cuori e le menti della popolazione

venerdì 14 dicembre 2012

Accordo Storico? (l'Europa e le Banche)

L’eurozona approva la sorveglianza bancaria. E in questo caso le notizie sono tre. Da un lato il mantenimento di una promessa fatta durante il Consiglio europeo di ottobre, in cui si era previsto un accordo entro la fine dell’anno. Dall’altro c’è il rischio di un ulteriore ritardo nell’entrata effettiva in vigore del nuovo Single supervisory mechanism (Ssm), ennesimo acronimo che rappresenta proprio la nuova vigilanza bancaria centralizzata, che sarà data in seno alla Banca centrale europea (Bce). Infine, la terza notizia, forse quella più importante: sotto il cappello della Bce finiranno solo le banche con asset complessivi superiori a 30 miliardi di euro. Escluse quindi le Landesbank tedesche, ma anche le casse di risparmio francesi.

Una vittoria a metà per l’Europa, una vittoria totale per Francia e Germania. Doveva arrivare un accordo entro la fine dell’anno. E così è stato. Dopo un Ecofin durato fino a tarda mattina, è stato dato il via libera al Ssm, che darà pieni poteri di vigilanza alla Banca centrale europea su tutti gli istituti bancari della zona euro (con possibile estensione su base Ue, ndr) con un attivo superiore a 30 miliardi di euro. Una soluzione che va bene a Berlino, che non voleva la creazione di distorsioni di potere in seno alla Bce, ma che va bene anche a Parigi, che voleva che la Bce fosse autonoma nella scelta delle banche da seguire. «Controllare 6.000 banche non è possibile», dicevano i tedeschi, desiderosi di mantenere l’indipendenza sulla sorveglianza delle Landesbank.
La soluzione che si è trovata è quindi a metà perché, in ogni caso, l’ultima parola sulla vigilanza di uno o di un altro istituto bancario spetta alla Bce.


giovedì 13 dicembre 2012

Giappone: la Costituzione pacifista e le nuove esigenze strategiche (Aspenia online)

Nell’avvicinarsi delle elezioni del 16 dicembre è tornato di grande attualità in Giappone il tema della revisione dell’articolo 9 della Costituzione, che non solo sancisce il rifiuto della guerra come mezzo di soluzione dei conflitti ma anche vieta la creazione di un apparato militare potenzialmente aggressivo. Per quanto non sia la prima volta che si apre un dibattito sull’argomento, le implicazioni di ordine strategico appaiono più rilevanti rispetto al passato, in ragione del mutato contesto in cui il Giappone si trova a muoversi, e prefigurano cambiamenti di rilievo nei rapporti con tutti i partner, regionali e globali. Gli stessi aspetti formali del dibattito, a partire dal nome e dallo stato giuridico di quelle Forze di autodifesa (SDF) che svolgono le veci delle “normali” forze armate, fanno ora presagire una svolta di sostanza circa la “responsabilità militari” di una grande potenza economica come il Giappone.(...)

Le spinte decisive appaiono però quelle dall’esterno, ovvero la crescente assertività cinese, con il connesso build up militare, e le richiese americane di un maggiore coinvolgimento di Tokyo in una strategia di “blocco” che ha l’obiettivo di garantire la stabilità regionale. Si tratta di spinte convergenti seppure di segno opposto. Stanno diventando un fattore di accelerazione per una linea di sviluppo che altrimenti sarebbe lenta e contraddittoria. In Giappone infatti il pacifismo è ben radicato nelle coscienze. Ben pochi auspicano un ritorno a quel passato militarista che proprio la Costituzione e il suo articolo 9 intendevano cancellare. Ma sempre più urgente appare agli occhi dell’opinione pubblica una risposta secca e “muscolare” a quelle che vengono percepite come provocazioni cinesi. La difesa delle pur lontanissime Senkaku è un assioma indiscutibile per tutti. L’ipotesi di chiedere un parere alla Corte internazionale di Giustizia è respinta con sdegno seppure con scarsa coerenza politica (alla stessa Corte di Giustizia ci si vuole appellare per il contenzioso con la Corea del Sud, dove sono invertiti i ruoli di chi rivendica e chi ha già il controllo di un arcipelago).(...)

Giappone: la Costituzione pacifista e le nuove esigenze strategiche (Aspenia online)

Il Regno Unito risarcirà un dissidente libico (ilPost)

(...) La famiglia Saadi, che oggi risiede in Libia, ha accettato un pagamento da parte del governo britannico di 2,23 milioni di sterline, in forma di “compensazione”: l’accordo pone fine alla disputa legale iniziata dai Saadi alla fine del 2011 e non ammette formalmente alcun coinvolgimento o responsabilità nel rapimento. Le prove di un ruolo del Regno Unito nell’operazione, che è probabilmente l’unico caso in cui un’intera famiglia è stata vittima di un rapimento illegale (le extraordinary rendition frutto della collaborazione dei servizi segreti, conosciute in Italia soprattutto per il caso Abu Omar) emersero tra le carte degli uffici dei servizi segreti libici nel 2011, dopo la caduta di Gheddafi.



Memorandum Monti (ilFoglio)


(...) Monti ha deciso di presentare in Parlamento un Memorandum in cui mettere nero su bianco i punti essenziali che dovranno essere considerati – e fatti propri – da chiunque nel 2013 arriverà a guidare il futuro governo italiano. Il Memorandum a cui sta lavorando Monti è stato pensato (non a caso) per contenere gli stessi punti che l’Italia dovrebbe sottoscrivere il giorno in cui dovesse chiedere l’intervento del Fondo salva-stati e il documento sarà articolato intorno a tre grandi direttrici: non si torna indietro rispetto alle scelte compiute in materia di pensioni e di flessibilizzazione del mercato del lavoro; le risorse che risulteranno disponibili dovranno essere destinate prioritariamente a ridurre il carico fiscale su lavoro e impresa; infine non si dovranno mettere in discussione tasse fondamentali per le casse dello stato come l’Imu. (...)
. E alla fine – come racconta al Foglio chi ha avuto modo di parlare con il presidente del Consiglio nelle ultime ore – il profilo che sceglierà Monti nelle prossime settimane non sarà quello del candidato che scende direttamente in campo; ma sarà più simile a quello di una grande diga eretta contro il populismo delle forze anti europeiste italiane (come da consiglio di Giorgio Napolitano). E in questo senso l’obiettivo di Monti nel corso della campagna sarà quello di trasformare le elezioni non in un giudizio popolare su Pier Luigi Bersani o su Silvio Berlusconi ma più semplicemente in un grande referendum sull’Europa e più in generale sull’euro.(...)
“Non so se Monti ha intenzione davvero di portare in Aula questo Memorandum – dice al Foglio il senatore del Pd Pietro Ichino – ma se davvero dovesse prendere questa strada credo che sarebbe una soluzione ideale. Tutti i politici sarebbero costretti a mettere i piedi per terra. Avranno addosso i fari puntati del mondo intero. E a quel punto Monti diventa non l’esponente di questa o quella forza politica ma diventa il garante di quella carta di intenti. Molti parlamentari del Pdl sarebbero in grave difficoltà a non rispondere positivamente alla sollecitazione di Monti. E anche per Bersani questa iniziativa sarebbe importante: sarebbe l’occasione per riconfermare con la necessaria chiarezza davanti a tutti i nostri interlocutori stranieri, europei e non, il commitment del centrosinistra sul terreno della strategia europea dell’Italia”.

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mercoledì 12 dicembre 2012

Agente Maya

Guido Olimpio ha scritto un bellissimo articolo sull'"Agente Maya", la donna che scovò Osama Bin Laden. Il testo è reperibile sulla pagina FB dell'articolista. Anche l'Huffington Post ha scritto un pezzo, attingendo allo stesso Olimpio. Di seguito alcuni brani degli articoli.
FMM

Che sia di carattere e combattiva lo dice la sua storia. Agente-donna della Cia, sui 30 anni, ha sfidato i veterani più scaltri insistendo con la sua teoria del corriere: "Se vogliamo trovare Osama dobbiamo trovare e seguire chi gli porta i messaggi". Lo diceva, lo ripeteva, non le davano retta. Poi alla fine si sono convinti. La Casa Bianca premeva per dei risultati nelle indagini sul capo di Al Qaeda e hanno allora provato. Bingo. Così - secondo la versione ufficiale - sono arrivati a Bin Laden e al suo rifugio a Abbottabad in Pakistan. 
Lei ha gustato quella vittoria fino in fondo, riuscendo a vedere il corpo senza vita della "preda". La sua "preda". Poi un pianto liberatorio - raccontano - accucciata sull’aereo che trasportava la salma del terrorista. Ma il caso della 007 ha avuto una coda non proprio elegante. La Cia, mesi dopo, le ha conferito la più alta onorificenza dell’agenzia - la Distinguished Intelligence Medal -, un riconoscimento meritato. Solo che quella medaglia è stata assegnata anche altri agenti che hanno partecipato all’operazione. E lei non ha gradito. (...)Continua sulla pagina FB di Guido Olimpio


La sua intuizione è stata decisiva per la cattura di Osama Bin Laden, ma ora i repubblicani e alcuni colleghi della Cia la accusano di aver voluto strafare. La 007 per la stampa è ormai conosciuta come "Maya", come la protagonista del film "Zero Dark Thirty" di Kathryn Bigelow, dedicato proprio al blitz contro Osama. A lei va il merito di aver avuto l'intuizione che ha permesso agli Usa di stanare il capo di al Qaeda: "Seguire chi porta i messaggi". E' proprio così che gli agenti della Cia sono arrivati al rifugio di Osama ad Abbottabad, in Pakistan. http://www.huffingtonpost.it/2012/12/12/cia-la-vera-storia-dellag_n_2282580.html?ncid=edlinkusaolp00000003