sabato 15 settembre 2012

Oltre all’ambasciatore, gli islamisti vogliono uccidere la libertà d’espressione (da ilFoglio)

(...) Quattro anni fa la Tate Gallery di Londra ritirò l’opera “God is great” di John Latham a causa delle minacce. L’opera di Latham mostrava Bibbia, Corano e Talmud tranciati di netto da una lastra di vetro. Il critico d’arte Richard Cork accusò l’establishment britannico di svendere la libertà d’espressione: “Quando si inizia a pensare così, il cielo è il solo limite”. Per questo non è nostro diritto disquisire sulla bellezza dei video che si realizzano di là e di qua dell’oceano, sugli articoli che si scrivono, sulle opere d’arte che si esibiscono, sulle vignette che si disegnano. In occidente abbiamo conquistato a caro prezzo la libertà di farlo. Non spetta agli antichi custodi del fuoco il permesso di concedere il diritto di pensiero o parola. Non sono belle le caricature sul Profeta. Non sono belle le fotografie dell’iraniana Sooreh Hera. Non è bello “Fitna” di Geert Wilders. Ma in gioco non ci sono l’eleganza o il bon ton, ma un’Europa sottomessa al verbo incendiario di chi non tollera dissenso e critica.(...)

venerdì 14 settembre 2012

Armi, soldi dal Golfo e «consulenti» dall'estero: i camaleonti della Jihad (Guido Olimpio, sul Corriere della Sera)


Si camuffano. Solo pochi ostentano l'appartenenza a correnti salafite. Non dichiarano di essere jihadisti, preferiscono invece il più generico «rivoluzionari». Formazioni come Ansar Al Sharia fanno da ombrello a nuclei più sfuggenti (le Brigate Abdul Rahman) con intrecci che possono portare lontano o vicino. Ci sono quelli che hanno contatti con la rete qaedista internazionale ed altri - come è avvenuto in Iraq dopo la sconfitta di Saddam - che sono dei lealisti pentiti. Tra questi ex membri dei Comitati rivoluzionari. È su questa nebulosa che si concentra l'attenzione delle forze di sicurezza come degli 007. Infatti, ieri notte a Bengasi, sono scoppiati scontri tra la Brigata Folgore (governativa) e i militanti di Ansar dopo che quest'ultimi si sono rifiutati di consegnare il loro arsenale, un'importante risorsa per fare cassa.
Gli estremisti possono contare su diverse fonti di finanziamento. La prima è il traffico di armi. Il capoluogo della Cirenaica ha un mercato (nero) fiorente di fucili, granate, lanciarazzi rubati negli arsenali di Gheddafi. La polizia non è mai riuscita a stroncarlo. Anzi c'è chi dice che il governo abbia lasciato fare nella speranza di esaurire le scorte. Resta il fatto che le armi libiche sono state trovate - solo per citare alcuni Paesi - in Nigeria, Siria, Tunisia, Mali e Sinai. Quelli che hanno attaccato il consolato Usa non hanno usato le doppiette bensì camioncini con mitragliere antiaeree. E ne hanno a volontà, da vendere a chi ha il contante pronto. Disponibilità che si porta dietro un'altra conseguenza: i baratti di materiale bellico facilitano la collaborazione tra estremisti che agiscono sull'intero quadrante regionale.(...)

giovedì 13 settembre 2012

La Morte di un Ambasciatore, la Guerra Mai Finita


Non c'è da discutere sulla presunta qualità di un film. la discussione non dovrebbe avere luogo. La violenza cui assistiamo in queste ore è inaccettabile, comunque si giudichi la discutibile opera da cui - secondo alcuni - sarebbe nata questa violenza. Parlare del film significa non voler vedere che c'è ancora  - e non è mai cessata, anche se le mani possono essere differenti, le menti che progettano di nazioni diverse - una guerra che alcuni fanatici hanno dichiarato a noi, noi inteso come Occidente, come spazio politico che permette la dissacrazione, l'ironia, la la libertà di parola anche quando appare eccessiva (con tutte le contraddizioni e le incoerenze con cui gestiamo questa libertà). Ma non è solo questo, ed è meglio laicizzare anche il nostro discorso politico, perché non dobbiamo reagire a una presunta "guerra santa" con una nostra "guerra santa laica": dobbiamo però vedere con lucidità che in Africa ci sono le nuove basi di quella rete particolare del terrore, di quel network plurimo che è AlQaeda che sembra assumere nuove forme, innestandosi in nuove crisi; e che abbiamo probabilmente con troppa facilità aiutato rivoluzioni senza vedere (eravamo in pochi a ricordarlo) che "bombardare dall'alto" non può bastare se non c'è l'orizzonte di fondo e la volontà politica  - e le possibilità economiche e finanziarie - di scommettere sul lungo periodo, radicandosi - come intelligence, come economia, come militari, come tutto - in quei paesi, influenzandoli quotidianamente e imbastendo quei silenziosi e lunghissimi percorsi di transizione che difficilmente si possono risolvere nella morte di un dittatore e in riti elettorali svolti in "libertà", anche se c'è necessità di quei simboli e di quei riti. Non è possibile accettare la violenza di oggi, non è possibile che Europa e Stati Uniti perdurino in un atteggiamento che guarda a soluzioni facili, e non pensa a percorsi più lunghi. Si può anche combattere Gheddafi (o altro dittatore) accettando il rischio dell'integralismo, ma poi quell'integralismo lo devi continuare a combattere. La guerra non si poteva risolvere, non può risolversi, non si potrà mai risolvere in un "bombardamento dall'alto". La guerra è brutta e lunga, e bisogna saperla fare. Se dobbiamo tornare a vederla vicino a noi, prepariamoci a un lungo percorso nella penombra della morte. Può darsi che sia necessario, ma dobbiamo esserne pienamente consapevoli.

Francesco Maria Mariotti


Era il Primo maggio. E quello è stato il giorno in cui ho visto per l'ultima volta Chris Stevens, un diplomatico esperto e un amico. Abbiamo parlato a lungo della sua nomina ad ambasciatore in Libia, Paese che conosceva e amava. E con il suo stile per nulla formale, da californiano vero, aveva toccato un tema rimasto un po' sotto traccia ma sentito. Quello dell'infiltrazione dei militanti islamisti. «Dicono che arrivino anche dall'estero», aveva affermato. Non era la violazione di un segreto bensì la conferma di notizie pubbliche che rimbalzavano dal Nord Africa. Ma Chris Stevens, pur consapevole dei rischi, non sembrava preoccupato più di tanto. Era abituato ai posti difficili, sapeva cosa fosse il Medio Oriente, conosceva la terribile favola della rana e dello scorpione. Quella dove quest'ultimo uccide la prima dopo che lo ha aiutato ad attraversare il fiume.(...)



Il boomerang sta nel fatto che quanto avvenuto martedì sembra smentire la strategia con cui Obama ha sostenuto la «Primavera araba»: l’intervento militare voluto per salvare Bengasi dalla repressione di Muammar Gheddafi ha gettato la stessa città nella braccia dei salafiti alleati di Al Qaeda così come la scelta di obbligare l’alleato egiziano Hosni Mubarak alle dimissioni ha consentito ai jihadisti di issare le loro bandiere nere sul pennone dell’ambasciata Usa al Cairo, dopo aver ammainato e umiliato la «Old Glory». Convinto di poter creare una nuova stagione di dialogo con i partiti islamici che guidano le transizioni post-dittatori in NordAfrica, Obama si trova alle prese con il colpo di coda dei jihadisti: sfruttare la perdurante instabilità per tentare di ricreare nelle sabbie del Sahara la piattaforma terrorista perduta sulle montagne afghane e pakistane a seguito dell’intervento della Nato.


martedì 11 settembre 2012

Stamattina a Ground Zero (da ilPost.it)

Questa mattina negli Stati Uniti (nel primo pomeriggio italiano) si sono svolte numerose cerimonieper ricordare le persone morte negli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, e altre si svolgeranno nel corso della giornata. A New York i familiari delle persone uccise si sono riunite al Memoriale dell’11 settembre, che si trova sul luogo in cui sorgevano le Torri Gemelle, per partecipare a una cerimonia in ricordo dei loro cari. Alle 8:46 è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare il momento esatto in cui il primo aereo si schiantò contro la Torre Nord. È stato osservato il silenzio anche in corrispondenza dei minuti in cui gli aerei dirottati colpirono i loro bersagli, in cui crollarono le torri e in cui il volo United 193 si schiantò a Shanksville, in Pennsylvania: l’aereo era diretto verso il Pentagono e secondo le ricostruzioni è stato probabilmente dirottato dai passeggeri che si sono ribellati agli attentatori. (...)

venerdì 7 settembre 2012

Sdrammatizzare

Forse la frase che aiuta meglio a capire le implicazioni per noi della giornata di oggi è stata pronunciata da Mario Monti, che ha detto (vado a memoria, riporto il concetto): "L'Italia non ha bisogno di aiuti, e lavora per non averne bisogno, ma da oggi la parola aiuto è sdrammatizzata".

Ora tocca a noi, e - qui a mio avviso il senso quasi esplicito di quanto ha detto Monti - l'aiuto - se verrà (e verrà, aggiungo io) - non sarà da pensarsi come giogo; Draghi ha fatto il suo dovere fino in fondo, portando la BCE in territori nuovi (cosa che rende comprensibile il timore dei tedeschi),  e creando un clima molto diverso da quello che ha segnato il difficoltoso - e tragico, per certi aspetti - percorso della Grecia. 

Da oggi la volontà europea di resistere a tutti i costi contro la speculazione è stata certificata (pur con tutte le condizionalità che servono proprio a far sì che l'aiuto non diventi "droga"; fra queste condizioni è da tenere presente che ci sarà un ruolo - anche se "da lontano" - del FMI)

Ora tocca a noi affrontare un percorso senza complessi, senza difficoltà, in serena chiarezza: meglio cominciare a progettare (come si sta già facendo, probabilmente) il "piano di lavoro" che verrà scritto nel memorandum, da farsi approvare (senza farcelo dettare, quindi) da BCE e Commissione europea.

Mettiamo in sicurezza l'Italia: ora ci sono (quasi) tutte le condizioni per farlo, Corte Costituzionale tedesca permettendo (ma anche su questo, forse Draghi ha già posto le basi per muoversi in autonomia; ricordiamo ciò che Monti ha detto al Sole24Ore pochi giorni fa: "Francoforte potrà anche valutare autonomamente").

Francesco Maria Mariotti

Su questo tema leggi anche:







lunedì 3 settembre 2012

Un Silenzio Vero

(...) Perciò l'uomo nuovo, come il Signore Gesù che all'alba saliva solitario sulle cime dei monti (cfr. Mc 1,3; Lc 4, 42; 6,12; 9,28), aspira ad avere per sé qualche spazio immune da ogni frastuono alienante, dove si possibile tendere l'orecchio e percepire qualcosa della festa eterna e della voce del Padre.

Nessuno fraintenda però; l'uomo "vecchio", che ha paura del silenzio, e l'uomo "nuovo" solitamente convivono, con proporzioni diverse, in ciascuno di noi. Ciascuno di noi è esteriormente aggredito da orde di parole, di suoni, di clamori, che assordano il nostro giorno e perfino la nostra notte; ciscuno è interiormente insidiato dal multiloquio mondano che con mille futilità ci distrae e ci disperde.

In questo chiasso, l'uomo nuovo che è in noi deve lottare per assicurare al cielo della sua anima quel prodigio di un "silenzio per circa mezz'ora" di cui parla l'Apocalisse (8,1); che sia un silenzio vero, colmo della Presenza, risonante della Parola, teso all'ascolto, aperto alla comunione. (...)

Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano - La Dimensione Contemplativa della Vita - 
Lettera al clero e ai fedeli dell'Archidiocesi Ambrosiana per l'anno pastorale 1980/81 - pp.21-22


venerdì 31 agosto 2012

Il nodo "doppia vigilanza" (ilSole24Ore)

Tutto questo dimostra che l'integrazione delle funzioni di supervisione era necessaria, ma aiuta anche a capire che gli ostacoli da superare sono molti e ardui. Il primo problema, fondamentale, è che avendo troppo aspettato, finiremo per avere non uno, ma due livelli di supervisione bancaria: la neonata Eba per l'intera Unione europea e la Bce per i 17 paesi dell'area dell'euro. È una scelta quasi obbligata, vista la specificità della crisi attuale dell'euro, che - per i motivi già discussi su queste colonne - sconsiglia di spostare a Francoforte solo i poteri per le grandi banche sistematicamente rilevanti. Comunque, non si tratterà di una convivenza facile e richiederà un coordinamento ferreo per evitare che i vantaggi competitivi si spostino a Londra o altrove. Il compito di redigere il Single rule book, cioè istruzioni di vigilanza omogenee, su cui l'Eba sta oggi lavorando, deve essere confermato e anzi accelerato. di Marco Onado - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/3R70j 

giovedì 30 agosto 2012

Chiedere l'assistenza senza chiederla veramente

Segnalo due riflessioni apparse sul sole24ore. Sottolineo in particolare in grassetto alcuni passaggi che mi sembrano andare nella direzione di quanto ipotizzavo in un precedente post, soprattutto Bastasin nel passaggio in cui parla di "chiedere l'assistenza senza chiederla".

FMM

Della dotazione di una licenza bancaria al fondo di stabilità Esm se ne potrà anche fare a meno, in futuro, ora che la Banca centrale europea ha deciso di reintrodurre, tra le misure non convenzionali, l'acquisto dei titoli di Stato sul secondario. Quello di cui invece proprio non si potrà fare a meno, in prospettiva, è il format del nuovo Memorandum of Understanding contenente le condizionalità "leggere" per gli Stati che non hanno bisogno di finanziamenti esterni per far quadrare i conti pubblici, che non sono oggetto di salvataggi o bail-out firmati da Ue-Fmi ma che, per contrastare la speculazione, si trovano costretti ad attivare lo scudo anti-spread dei fondi di stabilità Efsf/Esm. Questi due nodi, la licenza bancaria e la condizionalità, non sono stati sciolti ieri, nel corso dell'incontro Monti-Merkel. di Isabella Bufacchi - Il Sole 24 Ore - leggi su Ma il "bazooka" non serve più

Se non basterà a contenere gli spread che stanno lacerando l'area euro, bisognerà compiere l'ultima operazione nell'ombra: far sì che un paese, in buona parte in linea con le raccomandazioni europee, chieda l'assistenza senza chiederla veramente. Sul tavolo c'è l'ipotesi di una sorta di «auto-impegno» dei paesi in cerca di assistenza. Sarebbero loro a scrivere il proprio memorandum pluriennale di riforme da presentare alla Commissione europea, sulla base delle analisi della Commissione stessa, per poi affidare la decisione di assistenza ai Fondi europei di stabilità e alla stessa Bce come se fosse una loro iniziativa autonoma. Può sembrare un artificio stravagante, ma a ben vedere sarebbe un passo in una dimensione federale in cui verrebbero tutelate sia alcune prerogative nazionali, sia i margini di decisione autonoma delle istituzioni comuni europee. Una complicata e non appariscente coerenza, per un sistema in cui purtroppo l'unica politica di Carlo Bastasin - Il Sole 24 Ore - leggi su Il vero "scudo" è fare sul serio 

mercoledì 29 agosto 2012

Mario & Mario

Gli interventi di Mario Monti (intervista di Fabrizio Forquet sul Sole24Ore) e Mario Draghi (da Die Zeit, tradotta da Linkiesta).
I grassetti della citazione di Monti sono miei; mi sembrano particolarmente importanti per rilevare come si stia tentando di trovare un percorso particolare per l'Italia; e anche se non si parlerà di esplicito aiuto "su richiesta", comunque c'è all'orizzonte l'ipotesi di appoggio della BCE ("Francoforte potrà anche valutare autonomamente", dice il Presidente del Consiglio italiano).
L'importante è: 1) Dal punto di vista di Monti: necessario ribadire che l'Italia è in una situazione diversa dalla Spagna e che l'eventuale appoggio da parte dell'Europa non deve essere vissuto come giogo esterno; 2) dal punto di vista di Draghi: è fondamentale far comprendere a Germania e altri paesi "rigoristi" come l'azione della BCE possa spostarsi su vie eccezionali, ma sempre in coerenza con il mandato della Banca Centrale. 
Due interventi da leggere in parallelo per capire le dinamiche che si aprono nei prossimi giorni.
FMM

Tra le questioni più spinose per l'Italia c'è la definizione dei contenuti del memorandum of understanding, il documento con gli impegni che va siglato nel caso di richiesta di attivazione dei meccanismi di stabilizzazione finanziaria. C'è chi teme condizioni aggiuntive e gravose. «Qui il lavoro è tutto da fare, il terreno è ancora vergine». La formulazione adottata dal vertice del 28-29 giugno è alquanto vaga. «Dovranno lavorarci i ministri delle finanze. Per quanto riguarda l'Italia, abbiamo dichiarato di non averne attualmente bisogno». E se la situazione dei tassi dovesse aggravarsi? «Di certo non voglio che l'Italia, dopo gli sforzi e i risultati ottenuti, sia sottoposta a una sorta di commissariamento intrusivo come avvenuto per Paesi che avevano bisogno di aiuti per chiudere i propri bilanci. Noi non siamo in quella situazione». Di certo c'è che la Bce interverrà solo dopo una richiesta di attivazione dei Fondi Ue... «Non solo è così, ma Francoforte potrà anche valutare autonomamente se intervenire o meno in caso di richiesta di aiuti. Non ci sono automatismi su questo». di Fabrizio Forquet - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/VuUAd

Dalla prospettiva della Bce, una forte unione economica è un complemento essenziale per una politica monetaria comune. Per fare ciò occorrerà un processo strutturato in una sequenza corretta. Tuttavia i cittadini potranno essere certi che questi tre elementi resteranno costanti. La Bce farà quel che è necessario per assicurare la stabilità dei prezzi. Resterà indipendente. E agirà sempre nei limiti del suo mandato.
Eppure è necessario comprendere che raggiungere il nostro obiettivo richiede, a volte, di andare oltre gli strumenti standard di politica monetaria. Quando i mercati sono frammentati o influenzati da paure irrazionali, i segnali della nostra politica monetaria non raggiungono uniformemente i cittadini di tutta l’area euro. Dobbiamo creare queste limitazioni per assicurare una singola politica monetaria e quindi la stabilità dei prezzi per tutti i cittadini dell’area euro. Questo potrebbe richiedere, a volte, misure eccezionali. Ma questa è la nostra responsabilità come banca centrale dell’area euro.
La Bce non è un’istituzione politica. Ma è obbligata nelle sue responsabilità come istituzione dell’Unione Europea. Così, non perdiamo mai di vista la nostra missione di garantire una moneta stabile e forte. Le banconote che noi distribuiamo portano la bandiera europea e sono un simbolo potente dell’identità europea.
Chi vuole tornare indietro al passato non capisce il significato dell’euro. Chi afferma che solo un pieno federalismo può essere sostenibile alza la barra troppo in alto. Quello di cui abbiamo bisogno è uno sforzo graduale e strutturato per completare l’Unione Monetaria Europea. Questo, alla fine, darà all’euro le fondamenta stabili di cui ha bisogno. Otterrà pienamente l’obiettivo finale per cui l’Unione e l’euro erano stati fondati: stabilità, prosperità e pace. Noi sappiamo che a questo aspirano le persone in Europa e in Germania.

martedì 28 agosto 2012

La primavera araba non giova alle donne (laStampa)

Non sempre il progresso giova alle donne. La Tunisia ne ha offerto da poco un infelice esempio. Grazie al Codice del 1956 e a successive riforme, rappresentava un ammirato precursore dell’emancipazione femminile tra i Paesi arabi. E il nuovo corso tunisino è stato considerato il più assennato tra quelli scaturiti dalla Primavera araba. I risultati elettorali del 2011 non hanno premiato i partiti laici moderati, ma i rischi di chiusure islamiste parevano evitabili. Purtroppo la Commissione «Diritti e libertà» dell’Assembla Costituente tunisina, in disinvolta contraddizione con il proprio titolo, ha approvato un nuovo articolo 28 che retrocede le donne. Afferma infatti: «Lo Stato assicura la protezione dei diritti della donna», un’affermazione positiva solo all’apparenza; secondo Roberta Aluffi, studiosa di diritto delle religioni, si tratta di una rischiosa espressione islamista perché implica specifici diritti femminili (il dono matrimoniale e il mantenimento), cui potrebbero fare da pendant pesanti diritti maschili (il ripudio e l’obbedienza delle donne di famiglia). L’articolo 28, inoltre, vuole la donna «associata» o «complementare» all’uomo non solo nella sfera familiare, ma anche nella «edificazione della Patria»; quindi, a differenza di quanto normalmente teorizzato da pensatori islamisti, in Tunisia il paternalismo potrebbe toccare anche la sfera pubblica (...)

venerdì 24 agosto 2012

Eurobond: non più solo ostracismo (dal Sole24Ore)

«Il principale punto di forza della proposta Prodi sta nel fatto che il capitale sarebbe conferito in beni reali. Questo permetterebbe anche a governi meno liquidi come quelli dei paesi mediterranei, di potervi partecipare a pieno titolo, rafforzando la credibilità e attrattività di questi strumenti di debito. Si sfaterebbe così la falsa immagine dei paesi mediterranei come "free riders" dell'Europa, quelli che alla fine non pagano il conto. Il Sud Europa ci metterebbe le proprie risorse! Questo conforterebbe gli ambienti tedeschi più scettici che temono che alla fine la Germania pagherà per tutti». di Adriana Cerretelli - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/3UZgR  

giovedì 23 agosto 2012

Se Berlino torna alla realpolitik (dal Sole24Ore)

Però il dibattito tedesco si sta facendo più articolato. Soprattutto Angela Merkel pare essersi convinta che, per lei e la sua riconferma alla Cancelleria, sarà meglio presentarsi alle elezioni del settembre 2013 con in tasca l'euro piuttosto che senza. Il collasso della moneta unica provocherebbe infatti uno shock dai costi enormi e, soprattutto, dalle conseguenze imprevedibili in Europa e fuori. di Adriana Cerretelli - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/ZKTEm 

mercoledì 22 agosto 2012

Chiedere l'aiuto della BCE


I giornali e i media tendono a semplificare, e forse "voltano pagina" troppo frettolosamente. Non possiamo certo dire che la crisi sia passata; d'altro canto sono innegabili alcuni segnali positivi. Di semplificazione in semplificazione, si discute ancora di Monti bis; lo stesso premier ha però detto alcune parole significative nei giorni scorsi, lasciando intendere che la fisiologia democratica richiederebbe dopo le elezioni un governo politico "normale" capace - al di là della sua persona- di continuare nelle politiche di risanamento e nel rilancio del Paese.
L'impasse però c'è e deriva dal timore che i passi avanti di questo periodo vengano dilapidati da due fattori: campagna elettorale confusa e/o inutilmente conflittuale, ed elezioni non risolutive.
Da questo punto di vista l'unica possibilità di rassicurare i cittadini e i mercati che gli sforzi di questi mesi non siano vanificati da poche settimane di impazzimento politico passa per una strada molto stretta: la richiesta di aiuto alla BCE e la firma del relativo "memorandum".
Perché questo atto avvenga però nella massima chiarezza e serenità sono necessari alcuni presupposti: naturalmente il primo è che la Corte Costituzionale tedesca approvi l'ESM e che di conseguenza vengano resi operativi protocolli di attivazione semplici, efficaci, veloci; da un altro punto di vista è necessario che già a settembre/ottobre la Spagna chieda gli aiuti della BCE, e che si percepisca da questo atto (e dal memorandum relativo) che la crisi di Madrid è nettamente distinta dalla nostra, pur essendo episodi della stessa tempesta. 
A questo punto il governo Monti dovrebbe tirare fuori tutte le carte possibili per poter arrivare alla scadenza della legislatura con una posizione dell'Italia ulteriormente rafforzata, rendendo teoricamente "inutile" l'aiuto della BCE.
Qui è il nodo e la difficoltà della cosa:

"In cantiere a questo punto ci devono essere le gru"

(...) Cosa c'è ora in cantiere?
«In cantiere a questo punto ci devono essere le gru. Direi».
Cioè?
«Mi spiego: se dovessimo iniziare oggi, a settembre, a fare le riforme perché abbiano effetto a dicembre, staremmo freschi. Adesso è il momento di attuare quello che abbiamo fatto dal 15 novembre. La gente ora deve vedere le gru nei cantieri, gli asili che aprono, i bandi che partono». 
Quindi l'agenda della crescita non esiste? 
«La nostra missione è quella di realizzare gli interventi. Non si tratta soltanto di scrivere i regolamenti ma di vigilare perché tutta la catena decisionale si attivi: dal centro alla periferia».
Un esempio.
«La riforma del lavoro: dobbiamo lasciare al prossimo governo un processo avviato tanto per la nuova assicurazione, l'Aspi, quanto per i centri di impiego. Liberalizzazioni: si deve agire concretamente sui servizi ferroviari, gli ordini i monopoli».(...)

martedì 21 agosto 2012

La battaglia sul valore degli Stati (dal Sole24Ore)

In questo senso, la diga di Draghi, ovvero una sistema di tassi-base prefissati per ciascun Paese dalla Banca europea, il cui superamento farebbe scattare l'acquisto di titoli da parte della Bce, e garantiti dal Fiscal compact, diventa a questo punto stringente e inderogabile per ogni Stato. Pena il fallimento del Sistema, per le stesse ragioni che venti anni fa portarono alla morte dello Sme, basato su un similare meccanismo. Non si può dunque scoprire come emergente una questione che affonda le radici in quasi 60 anni di costruzione europea. Se dunque il Fiscal compact diventa in questo quadro la garanzia stessa di sussistenza dello scudo di Draghi sull'Europa, per l'Italia completare rapidamente il percorso delle riforme è stringente e inderogabile di Alessandro Plateroti - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/m2nWe 

mercoledì 8 agosto 2012

Marcinelle, Non Solo Memoria

Anche quest'anno il ricordo della tragedia di Marcinelle occupa poco spazio, nei nostri quotidiani, come nelle nostre giornate.
Come già scritto due anni fa, probabilmente concorrono a questa difficoltà di memoria vari elementi: il cadere estivo della ricorrenza, la non coincidenza con un particolare evento più "grande" (guerra, o simili).
Eppure, Marcinelle segna per certi aspetti un nodo della memoria che dovremmo riscoprire, perché in qualche modo legato fortemente all'identità europea, e al suo farsi prima comunità economica, e poi politica.
Quelle vittime ci dicono qualcosa anche dell'oggi.

E forse nell'oggi dovremmo riscoprire molte verità del lavoro e dei lavori, "verità" (sia detto con molte virgolette e molta prudenza) che non sono legate a "diritti" intesi come garanzie di legge, e neanche a "sicurezza" intesa come legislazione e formazione (tutte cose necessarie, si badi, e a cui giustamente ci si richiama in genere in questa giornata).

C'è da riscoprire il senso del lavoro come possibilità di costruire un futuro diverso, come attività etica, fatta con gli altri, e non contro gli altri.
Il lavoro come fonte di coesione sociale.

L'Europa deve ricostruire questo senso, per onorare al meglio le vittime di Marcinelle.

Francesco Maria Mariotti

domenica 5 agosto 2012

"Un deciso passo avanti" (Ignazio Visco)

"Io ho l'impressione che ci sia stato un certo fraintendimento, sull'esito di quella riunione. La Bce non solo non ha fatto alcun passo indietro, ma semmai ha fatto un deciso passo avanti sulla via del ripristino del funzionamento corretto dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria, e quindi della stabilità della moneta unica. Stiamo ai fatti e ai documenti ufficiali. Nella decisione di giovedì scorso ci sono tre elementi fondamentali, che vanno sottolineati. Il primo: c'è stato un riconoscimento unanime sul fatto che una parte importante dei differenziali tra i tassi di interesse sovrani di alcuni paesi, i cosiddetti spread, riflette soprattutto i timori di un break-up, una dissoluzione, dell'euro, e quindi qualcosa di "esogeno" rispetto ai fondamentali dell'economia degli stessi paesi, cioè le dinamiche del debito pubblico e del disavanzo, i livelli di crescita e così via. E poi c'è stato il riconoscimento del fatto che anche questa componente 'esogena', non legata ai fondamentali, dipende a sua volta dai comportamenti dei governi e delle istituzioni europee: tanto più questi comportamenti dimostrano la convinzione che l'euro è una conquista irreversibile, tanto più si riducono i premi per il rischio, e quindi i rendimenti dei nostri titoli di Stato e i differenziali tra un paese e l'altro".

venerdì 3 agosto 2012

La battaglia della BCE e dell'Europa è solo all'inizio


La lettura odierna - un po' più "distaccata" - della conferenza stampa di Mario Draghi conferma quanto si diceva ieri: la volontà politica del Presidente della BCE rimane forte e netta, e la guerra allo spread è ormai dichiarata.
Certo, rispetto al "tutto e subito" che richiederebbero i mercati e la politica permane una distanza rilevante che va colmata: altrimenti le ipotesi fatte da Monti di governo antieuropeo non sarebbero valide solo per l'Italia.
Il cammino è ancora lungo, lo Zar non ha voluto portare lo strappo oltre misura, anche perché probabilmente le controindicazioni (politiche e legali, e forse anche economiche) sarebbero state pesanti, al di là dei benefici più o meno immediati.
Ora sta all'Europa tutta riprendere il cammino che sembrava interrotto, e dimostrare al mondo che non verrà messa in discussione uno dei più bei sogni della storia della politica internazionale.
Se riprenderemo la tensione di questa sfida, allora sì sarà vera svolta, e si vedrà luce, in fondo al bruttissimo tunnel che stiamo vivendo, e che rischia di portare a comettere errori gravi, dettati dalla paura.

Francesco Maria Mariotti

giovedì 2 agosto 2012

BCE con il freno tirato? Vedremo...

Il resoconto della conferenza stampa di Draghi, che sembra aver deluso i mercati, ad una prima valutazione; da notare che comunque l'ipotesi di intervenire sul mercato secondario c'è, ed è forte (unanime) la volontà di fare tutto il possibile. 
Oggi - anche per via del fatto che le decisioni sono state sul piano generale, più che operative - sembra aver prevalso la sottoineatura dei limiti del mandato BCE. Ma la volontà politica di Draghi sembra ancora netta. Vedremo...
Non ci sarà il bazooka, forse. Ma potrebbe non essere lontano il momento in cui sarà necessario superare le titubanze. La "guerra" allo spread è stata dichiarata, comunque.


FMM

mercoledì 1 agosto 2012

Una governance ma tante Europe (ilSole24Ore)

Allo stesso tempo, l'Italia dovrebbe accompagnare tale integrazione fiscale e bancaria con un progetto originale e realistico di governo politico dell'Europa dell'euro. Un progetto che tenga presente i cambiamenti radicali intervenuti negli ultimi tre anni nella struttura decisionale dell'Unione, quali l'indiscutibile preminenza decisionale acquisita dal Consiglio Europeo e l'efficace ruolo di controllore di quest'ultimo esercitato dal Parlamento Europeo. di Sergio Fabbrini - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/GQ3UB