mercoledì 25 aprile 2012

L'Italia, la Resistenza, la politica, il futuro (le parole del Presidente Napolitano)

(...) E richiamando le parole di Giacomo Ulivi, giovane di 19 anni condannato a morte e fucilato nella Piazza Grande di Modena il 10 novembre 1944, il Presidente Napolitano ha detto: "se fu possibile far rinascere l'Italia, lo fu perché in moltissimi - sull'onda della Liberazione - si avvicinarono alla politica, non considerandola qualcosa di 'sporco', ma vedendo la cosa pubblica come affare di tutti e di ciascuno. E invece oggi cresce la polemica, quasi con rabbia, verso la politica. E si prendono per bersaglio i partiti, come se ne fossero il fattore inquinante. Ma per capire, e non cadere in degli abbagli fatali, bisogna ripartire proprio dagli eventi che oggi celebriamo. Come dimenticare che proprio da allora, dagli anni lontani della Resistenza, i partiti divennero e sono per un lungo periodo rimasti l'anima ispiratrice e il corpo vivo e operante della politica? I partiti antifascisti furono innanzitutto la guida ideale della stessa Resistenza, che non si identificò con nessuno di essi, che non ebbe un solo colore, che si nutrì di tante pulsioni e posizioni diverse, ma dai partiti trasse il senso dell'unità e la prospettiva della democrazia da costruire nell'Italia liberata. E furono quei partiti i promotori e i protagonisti - sospinti dalla forza del voto popolare - dell'Assemblea Costituente, dando vita a quella Costituzione repubblicana che costituisce tuttora la più solida garanzia dei valori e dei principi che scaturirono dalla Resistenza. E anche quando si ruppe l'unità antifascista e la politica si fece aspra competizione democratica, furono i partiti, e fu la partecipazione dei cittadini a quel confronto, fu la partecipazione popolare alla vita politica e sociale che resero possibile uno straordinario progresso dell'Italia senza lacerazioni dell'unità nazionale. Sono poi venute, col passare dei decenni, le stanchezze e le degenerazioni - lo sappiamo - della politica e dei partiti. Questi non sono certo più gli stessi dell'antifascismo, della Resistenza e della Costituente : diversi ne sono scomparsi, altri si sono trasformati, ne sono nati di nuovi, e tutti hanno mostrato limiti e compiuto errori, ma rifiutarli in quanto tali dove mai può portare? Nulla ha potuto e può sostituire il ruolo dei partiti, nel rapporto con le istituzioni democratiche. Occorre allora impegnarsi perché dove si è creato del marcio venga estirpato, perché i partiti ritrovino slancio ideale, tensione morale, capacità nuova di proposta e di governo. E' questo che occorre : senza abbandonarsi a una cieca sfiducia nei partiti come se nessun rinnovamento fosse possibile, e senza finire per dar fiato a qualche demagogo di turno. Vedete, la campagna contro i partiti, tutti in blocco, contro i partiti come tali, cominciò prestissimo dopo che essi rinacquero con la caduta del fascismo : e il demagogo di turno fu allora il fondatore del movimento dell'Uomo Qualunque - c'è tra voi chi forse lo ricorda -un movimento che divenne naturalmente anch'esso un partito, e poi in breve tempo sparì senza lasciare alcuna traccia positiva per la politica e per il paese. Io ho ritenuto doveroso, e non solo negli ultimi tempi ma in tutti questi anni, sollecitare anche con accenti critici, riforme istituzionali e politiche ; e mi rammarico che si sia, in questa legislatura e nella precedente, rinunciato a ogni tentativo per giungere in Parlamento a delle riforme condivise. Oggi però si sono create condizioni più favorevoli per giungervi : anche per definire norme che sanciscano regole di trasparenza e democraticità nella vita dei partiti, compresi nuovi criteri, limiti e controlli per il loro finanziamento, e per varare una nuova legge elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti, e non di votare dei nominati dai capi dei partiti. In effetti, sono cadute non solo vecchie contrapposizioni ideologiche ma anche forme di sorda incomunicabilità tra opposte parti politiche, ed è dunque possibile oggi concordare in Parlamento soluzioni che sono divenute urgenti, anzi indilazionabili. Non esitino e non tardino i partiti a muoversi concretamente in questo senso. Guardino però tutti con attenzione ai passi per le riforme che si stanno compiendo e si compiranno da parte dei partiti, e non vi si opponga una sfiducia preconcetta e aggressiva".

"Prevalga - ha continuato il Capo dello Stato - dunque un serio impegno di rinnovamento politico-istituzionale e lo si accompagni, da parte dei cittadini, con spirito più costruttivo e fiducioso. Rinnovamento, fiducia e unità sono le condizioni per guardare positivamente a tutti i problemi economici e sociali che ci assillano e che presentano aspetti drammatici per le famiglie in condizioni più difficili, per quanti vedono a rischio il posto di lavoro e per quanti sono, soprattutto tra i giovani, fuori di concrete possibilità di occupazione. Ed è questo il nostro assillo più grande: aprire prospettive più certe e degne di lavoro e di futuro per le giovani generazioni. La politica, i partiti, debbono, rinnovandosi decisamente, fare la loro parte nel cercare e concretizzare risposte ai problemi più acuti, confrontandosi fattivamente col governo fino alla conclusione naturale della legislatura. Debbono fare la loro parte le istituzioni, dal Parlamento e dal governo nazionale ai Comuni, peraltro condizionati oggi da gravi ristrettezze. Dobbiamo fare tutti la nostra parte, con realismo, consapevolezza, senso di responsabilità, sapendo che le possibilità di ripresa e di rilancio dello sviluppo economico e sociale del paese, sulla base di una giusta distribuzione dei sacrifici necessari, sono legate anche a un grande insieme di contributi operosi e di comportamenti virtuosi che vengano dal profondo della società e ne rafforzino la coesione".(...)


http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&key=25304

mercoledì 18 aprile 2012

Non c'è una sola via (Paolo Savona, FULM.org)

(...) Kenneth Rogoff, noto per essere stato un bravo economista al Fini e alla Fed di Washington, ricorda agli europei, e quindi agli italiani, che l'eurozona non è un'area monetaria ottimale e, quindi, non può essere oggetto di una politica unica, alla tedesca; cita Bob Mundell, il Nobel che meglio di tutti ha approfondito il trattamento di queste aree difettose, nonché James Meade, che ha sottolineato quanto sia indispensabile il libero movimento della forza lavoro per correggere gli effetti negativi della non ottimalità, e Peter Kenen, che ha sostenuto l'indispensabilità della flessibilità dei cambi per assorbire gli shock esterni, e Maurice Obstfeld, il quale ha sottolineato «che, oltre ai trasferimenti fiscali, un'unione monetaria richiede regole chiare per il prestatore di ultima istanza».
Tutte cose che mancano nell'euroarea inducendo Rogoff a dire che «L'Europa potrebbe non diventare mai un'area valutaria ottima, sulla base di qualsiasi standard»; e conclude che «senza un'ulteriore integrazione politica ed economica, che forse potrebbe non includere tutti gli attuali membri della zona euro, l'euro potrebbe addirittura non farcela, anche entro la fine di questa decade».(...)

domenica 15 aprile 2012

La tentazione pericolosa della BCE (ilSole24Ore)

La Bce può obbiettare, con qualche ragione, che la politica monetaria non è lo strumento adatto per riequilibrare l'economia europea. Un taglio dei tassi di riferimento o una politica di espansione quantitativa chiamata in un altro modo non servono a migliorare la competitività delle traballanti economie del Sud Europa. È vero. Ma senza crescita economica difficilmente potrà esserci la volontà politica di prendere misure difficili a livello nazionale. - di Barry Eichengreenn - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/YXW1I

Strage di Brescia, ora il governo cancelli l'ultima ferita (Mario Calabresi su laStampa)

(...) Ora la verità storica dovrà colmare le lacune della giustizia mancata. Molta strada è stata fatta, tanto che sono chiare responsabilità e complicità, ma molto resta da fare, perché dagli archivi dello Stato possono ancora uscire carte importanti per dare un quadro definitivo della stagione delle stragi.

Ma prima di ogni altra cosa il governo Monti deve cancellare un insulto: deve farsi carico delle spese processuali, al cui risarcimento sono stati condannati i familiari delle vittime. E’ una cosa intollerabile, che richiede un gesto forte e chiaro.

Non è la prima volta che accade: già nel 2005, al termine dell’iter giudiziario per la strage di Piazza Fontana, alle parti civili - anche allora rimaste senza giustizia - la Cassazione chiese di pagare i costi del processo. La sentenza fece scalpore, tanto che il governo Berlusconi decise di farsi carico di tutte le spese processuali, sottolineando di «considerare tale impegno come un atto di doveroso rispetto e di solidarietà per i familiari delle vittime». Anche oggi non resta che correre ai ripari per evitare una doppia ferita a chi ieri sera è tornato a casa svuotato e pieno di amarezza dopo decenni di battaglie dentro e fuori dai tribunali.
Certo questa beffa si sarebbe potuta evitare modificando la legge in modo da non ripetere scandali come questo.

La sentenza di assoluzione però non era inattesa, come racconta - intervistato da Michele Brambilla - il fondatore della Casa della Memoria di Brescia, Manlio Milani: «Sulle responsabilità personali le prove non erano sicure e capisco che i giudici vogliano certezze». Ma restare senza giustizia è doloroso e umiliante.

Questo processo però non è stato inutile, le oltre millecinquecento testimonianze raccolte negli anni e le centinaia di migliaia di pagine di documenti ci offrono un quadro di verità che va divulgato e consolidato: la strage di Piazza della Loggia fu pianificata e realizzata da estremisti di destra che godettero prima e dopo il massacro di complicità e coperture da parte di uomini dei nostri servizi segreti. (...)

Il testo integrale sul sito web de laStampa

giovedì 12 aprile 2012

Il timoniere bendato (Adriana Cerretelli, ilSole24Ore)

È la non-Europa il vero bersaglio dei mercati. Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia e anche Francia sono di volta in volta obiettivi-test per verificarne la coesione che non c'è o, quando fa finta di materializzarsi, lo fa regolarmente sull'orlo del baratro, in ritardo e con il contagocce. In breve con azioni insufficienti per essere davvero convincenti. In questo modo, invece di disarmarli, si invitano a nozze gli speculatori di tutto il mondo. di Adriana Cerretelli - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/X5XoS

mercoledì 11 aprile 2012

Guerra sui Mercati? Mantenere la Calma (Ma Agire)


Ascoltando i telegiornali di questa sera, si aveva la strana impressione che il nostro paese fosse ripiombato indietro di qualche mese, con spread a livelli molto alti e tensioni politiche casalinghe tutte giocate nelle dinamiche fra partiti (oggi in particolare all'interno della Lega).
Forse è il caso di mantenere la calma, e tentare di non seguire i giornalisti e i mercati nella loro ansia del minuto per minuto.

Certo, secondo alcuni commentatori i mercati avrebbero già condannato il governo Monti, e (tra l'altro) l'eccessiva titubanza nella riforma del lavoro. Mi pare un po' eccessivo fare una valutazione del genere; lo sguardo è probabilmente più ampio, legato a dati che non riguardano solo l'Europa, ma che naturalmente colpiscono il nostro continente perché più debole, o meglio più fragile (intendo cioè dire teoricamente non debole, ma con una struttura ancora in formazione).

Il discorso è sempre lo stesso, e se leggiamo come scossone casalingo un terremoto che è di più ampia portata rischiamo di fare fatiche inutili: fino a che i mercati non vedranno e sentiranno l'Europa come una comunità politica coesa, e quindi un Qualcosa/Qualcuno che sta dietro la Moneta e che può garantire i debiti dei singoli membri, sarà naturale per la speculazione vedere un bersaglio facile nei singoli paesi europei, a difesa dei quali non arriverà mai la risposta forte che sarebbe necessaria.

I Cattivi di questa recita - posto che di Cattivi si tratti, ma prendiamo per buona questa narrazione forse troppo semplificatoria - ci stanno inseguendo sapendo che il guadagno è facile, e il rischio è poco. Il Fondo Salva Stati è sicuramente inadeguato alle potenzialità di un gioco che ha leve elevatissime. Sono pochi carri armati, e anche un po' insicuri, di fronte a un esercito che ti salta addosso da punti diversi. Una guerra asimmetrica e perdente (per noi). A meno che...

Lo si è detto da più parti, e ormai lo abbiamo imparato. A meno che non arrivi la BCE e dica chiaro e tondo: garantisco io; e giochi pesante sul mercato, facendo piangere gli speculatori. 

Ma questa azione il Generale Draghi non può deciderla da solo; ha già fatto azioni in avanscoperta parecchio azzardate, e non può assumersi la responsabilità di una decisione che monetariamente è l'equivalente di una bomba atomica. 
Lo può fare se c'è un Presidente che dice: "Ora!", se c'è un'Autorità politica Una e Indivisibile che significhi al mondo "L'Europa c'è, e non è in svendita". 

Siamo ancora lontani da una situazione del genere; ma il paradosso positivo della tensione di oggi, è che a questo punto - quando anche la Spagna non riesce più a difendersi - siamo sempre più costretti a muoverci all'unisono. Per quanto molto imperfetto, il Fiscal Compact prende atto di questo, che siamo una realtà già de facto unita. 

Ora va fatto il passo in più. O almeno gli Eurobond, che comunque richiedono e implicano una Unione più forte. 

lunedì 9 aprile 2012

La laicità di Primo Levi

Parallelamente ai modelli, abbiamo seguito uomini che pure erano fatti come noi della creta di Adamo, ma li abbiamo idealizzati, ingigantiti, osannati come dei: potevano e sapevano tutto, avevano sempre ragione, avevano licenza di contraddirsi, di cancellare il loro passato. Adesso il delirio della delega pare finito, ad Ovest ed anche ad Est: non ci sono più le Isole Felici né i capi carismatici. Siamo orfani, e vi­viamo il disagio degli orfani. Molti di noi, quasi tutti, avevano trovato comodo, economico, riporre la pro­pria fede in una verità confezionata: era una scelta umana, ma errata, ed ora ne scontiamo il fallimento. Il nostro futuro non è scritto, non è certo: ci siamo sve­gliati da un lungo sonno, ed abbiamo visto che la condizione umana è incompatibile con la certezza.

Nessun profeta ardisce più rivelarci il nostro domani, e questa, l’eclissi dei profeti, è una medicina amara ma necessa­ria. Il domani dobbiamo costruircelo noi, alla cieca, a tentoni; costruirlo dalle radici, senza cedere alla tentazione di ricomporre i cocci degli idoli frantumati, e sen­za costruircene di nuovi.

*Primo Levi, L’altrui mestiere, Einaudi, Torino 1985, pp. 245-247

Le Mosse della Turchia

Mentre cresce il numero delle vittime della repressione siriana (secondo l'opposizione i morti dell'ultima settimana sarebbero almeno mille) si avvicina l'ultimatum fissato dalle Nazioni Unite per il cessate il fuoco tra l'esercito di Assad e i ribelli (la data è il 10 aprile), ma la situazione non sembra affatto migliorata. In mattinata ci sono stati scontri anche sulla frontiera libanese e nei pressi di un campo profughi al confine tra Siria e Turchia (sono rimasti uccisi due rifugiati e ferite 21 persone, tra cui un poliziotto turco) e il ministero degli Esteri turco ha protestato ufficialmente con il messo siriano ad Ankara chiedendo  che «le forze siriane smettano di sparare immediatamente» (l'attacco al campo profughi di Kilis è un attacco contro i ribelli ma anche inderettamente contro Ankara che li protegge).
E' proprio la Turchia in questo momento la pedina da seguire per capire che direzione prenderanno i prossimi giorni. (...)


La Turchia ha sempre meno voglia di Europa (video, A.Ferrari)

Leggi anche: "(...) SÌ AL PROGRAMMA NUCLEARE CIVILE? - Per questo – secondo un altro articolo sempre sul Washington Post – la Casa Bianca potrebbe accettare un programma nucleare civile iraniano purché strettamente sorvegliato. L'idea è ancora vaga (e da perfezionare) ma Obama l'avrebbe fatta arrivare agli iraniani attraverso un canale turco. Segnali prima dei contatti diplomatici diretti con l'Iran dove verrà chiesto ai mullah di procedere alla chiusura dell'impianto di Fardow. Si tratta di un sito nucleare scavato nelle viscere di una montagna e dunque difficile da monitorare.

Usa, potenziata l'intelligence sull'Iran

Corri, bambina, corri... (Miriam Mafai)

Rivedendo alcuni articoli di Miriam Mafai, ho riletto questa breve dichiarazione - rilasciata per l'8 marzo del 2011 - che mi sembra rifletta tutta la persona come conosciuta da chi la leggeva. Di seguito anche una breve biografia.

FMM

Corri, bambina, corri..., tu che hai buona la testa, le gambe e il cuore. Corri senza rallentare davanti agli ostacoli, alla stanchezza, alla nostalgia (che pure talvolta ti coglie) del tempo della lentezza e della protezione. Corri per arrivare dove avevi deciso, per soddisfare il tuo sogno e la tua ambizione. La modestia, la rinuncia alle proprie ambizioni, se pure riuscirono, segretamente, a nutrirle, fu il connotato delle donne delle generazioni che ti hanno preceduto, donne educate alla modestia e alla rassegnazione, a mettersi al servizio dell'ambizione del maschio della famiglia, fosse il marito, il fratello, il figlio. Tu sei diversa, tu hai deciso di arrivare dove ti sei proposta. Tra le donne che oggi hanno successo, molte portano nomi illustri. Hanno successo, dunque, per diritto ereditario. Tu non hai un nome illustre, né una famiglia importante alle spalle, ma hai buona la testa, le gambe e il cuore. E hai diritto a correre, e ad arrivare prima se la corsa non sarà truccata. Noi, della generazione che è venuta prima di te, una generazione che si è impegnata nella corsa, che spesso ha vinto, che più spesso ha perso, ti daremo una mano, se ce la chiederai. Ma tu devi sapere che hai diritto a una corsa non truccata, che hai diritto al successo.

Come donne «nessuno ci ha regalato niente», ha detto una volta Miriam Mafai e forse è la frase che più si addice per ricordare meglio il temperamento di questa giornalista, e scrittrice, di vaglia, scomparsa oggi a Roma, che ha raccontato, dalle colonne di vari giornali (dall’Unità a Paese Sera, a Noi donne, a Repubblica), l’Italia degli ultimi 60 anni. Lo ha fatto partendo da idee di sinistra, ma senza mai risparmiare le critiche quando la sua parte politica sbagliava o era in ritardo nell’analisi dei cambiamenti della società.

Figlia di due pittori e intellettuali, Mario Mafai - esponente di spicco della Scuola Romana, e Antonietta Raphael - Miriam era nata a Firenze il 2 febbraio del 1926: in tempo per vedere il fascismo, l’Italia in guerra e le leggi razziali che avevano riguardato anche la sua famiglia, visto che la madre era ebrea e figlia di un rabbino lituano. Radici che Miriam ha sempre rivendicato con orgoglio come sue.
Una breve biografia di Miriam Mafai

Olanda, tanto rigore ma conti fuori posto (dal Sole24Ore)

I più ottimisti possono sperare che - più delle vicende greche, portoghesi o irlandesi - la deriva dell'ex virtuosa Olanda riuscirà a far riflettere sulla necessità, sempre più urgente, di una mutualizzazione dei debiti pubblici e in ultima analisi di un'unione politica. Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/6Hoke

venerdì 6 aprile 2012

"Non sono la Thatcher dell'Italia"

La riforma del lavoro merita «analisi approfondite», non «giudizi sommari». Perché è una riforma «complessa» che avrà un impatto «forte e positivo» sull'economia italiana gettando le basi per «l'aumento della produttività e la crescita dell'economia e dell'occupazione». Mario Monti risponde così al Wall Street Journal che dopo le lodi della settimana scorsa in cui paragonava il premier italiano a Margareth Thatcher, oggi ha criticato la «resa» alla sinistra e al sindacato Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/MHUQy

giovedì 5 aprile 2012

La Nota del Quirinale: Regole di Democraticità e Trasparenza nella vita dei partiti


"Esigenza di adeguate iniziative in sede parlamentare volte a sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti e meccanismi corretti e misurati di finanziamento della loro attività"

"Ferma restando l'autonomia dei procedimenti giudiziari in corso, e nel rispetto dei diritti sia degli indagati sia di tutti i soggetti interessati, è doveroso rilevare che sono venuti emergendo casi diversi di notevole gravità relativi alla gestione dei fondi attribuiti dalla legge ai partiti". E' quanto ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha così continuato: "Ne scaturisce l'esigenza - cui non possono non essere sensibili nella loro responsabilità le forze politiche - di adeguate iniziative in sede parlamentare volte a sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti, ai sensi dell'art. 49 della Costituzione, e meccanismi corretti e misurati di finanziamento dell'attività dei partiti stessi, sempre essenziale in quanto finalizzata a «concorrere a determinare la politica nazionale»".

domenica 1 aprile 2012

L'Europa tra Scilla e Cariddi, di Mario Deaglio (laStampa, 1 aprile 2012)

(...)L’Unione europea non può semplicemente accettare una situazione del genere e continuare a inchinarsi ai mercati finanziari perdendo di vista la sostenibilità sociale delle manovre in corso e considerando gli andamenti di tali mercati come una (l’unica?) variabile indipendente, alla quale bisogna sempre adeguarsi senza discutere. Dovrebbe invece da un lato porre ordine in tali mercati, impedendo ondate speculative troppo brusche e rimuovendo l’opacità che ne caratterizza certi segmenti e dall'altro spostare in avanti gli obiettivi di pareggio dei bilanci pubblici e di riduzione dei debiti pubblici troppo frettolosamente fissati nel patto fiscale o «patto di bilancio» dei primi di marzo. Un pareggio troppo frettoloso potrebbe destabilizzare il sistema europeo per un lungo periodo.Potrebbe poi introdurre qualche forma di tassazione dei circuiti finanziari (spesso sinteticamente indicata come «Tobin tax»): gli introiti di tale imposta, come anche una parte degli introiti derivanti dalle manovre dei vari Paesi, dovrebbero essere subito reimmessi nell’economia sotto forma di misure di stimolo invece di venire passivamente sacrificati al dio Moloch del pareggio da raggiungere al più presto possibile. Se non si vuole seguire questa linea, non va scartata a priori la proposta avanzata venerdì a Cernobbio da Nouriel Roubini - l’economista turco-americano, laureato alla Bocconi che è stato uno dei pochi a prevedere la crisi - di immettere una fortissima liquidità nel sistema fino a far svalutare l’euro del 30 per cento. Per non finire nelle bocche di Scilla o sugli scogli di Cariddi l’Europa deve in ogni caso fare un salto di qualità e smetterla con il suo compiaciuto linguaggio burocratico, con le conferenze stampa annullate per nascondere i contrasti, con una visione troppo miope e troppo pericolosa.

venerdì 30 marzo 2012

Questa nuova fase non è una "parentesi" (lettera di Monti al Corriere)

(...)  La percezione errata è quella che porta ad attribuire essenzialmente al governo («tecnico») il merito dei rapidi cambiamenti in corso. Il forte dubbio discende da quella percezione: è il dubbio che il nuovo corso possa essere abbandonato quando, dopo le elezioni parlamentari, torneranno governi «politici».
Finché la percezione errata e il dubbio non saranno dissipati, la fase attuale verrà considerata come una interessante «parentesi», degna forse di qualche investimento finanziario a breve termine. Ma le imprese straniere, come del resto quelle italiane, saranno riluttanti a considerare l'Italia un luogo conveniente nel quale investire e creare occupazione.
Non è facile modificare le opinioni su questi due punti. Ma credo sia dovere del presidente del Consiglio cercare di farlo con ogni interlocutore. Gli argomenti che ho utilizzato a Tokyo, riportati correttamente dai corrispondenti italiani presenti, ma «letti» in Italia fuori contesto, sono stati i seguenti.
Se da qualche mese l'Italia ha imboccato risolutamente la via delle riforme, lo si deve in parte al governo, ma in larga parte al senso di responsabilità delle forze politiche che, pure caratterizzate da forti divergenze programmatiche, hanno saputo dare priorità, in una fase di emergenza, all'interesse generale del Paese.
E lo si deve anche alla grande maturità degli italiani,che hanno mostrato di comprendere che vale la pena di sopportare sacrifici rilevanti, purché distribuiti con equità, per evitare il declino dell'Italia o, peggio, una sorte simile a quella della Grecia.
E dopo le elezioni? Certo, torneranno governi «politici», come è naturale (perfino in Giappone, ho dichiarato che il sottoscritto sparirà e che il «montismo» non esiste!). Ma ritengo che ciò non debba essere visto come un rischio.
Le forze politiche sono impegnate in una profonda riflessione al loro interno e, in dialogo tra loro, lavorano a importanti riforme per rendere il sistema politico e istituzionale meno pesante e più funzionale.(...)


L'integrale della lettera di Monti sul sito del Corriere della Sera

giovedì 29 marzo 2012

La Saputa Ingenuità di Monti


La "saputa ingenuità" di Monti nel mettere in tensione l'"arco costituzionale" che lo appoggia non deve preoccupare. E' scritto nel codice genetico di questo governo la tensione con il mondo politico che lo sostiene; e Monti è pienamente consapevole del fatto che ha bisogno dei partiti per poter compiere il lavoro che è stato chiamato a definire. Al tempo stesso le forze politiche di destra e di sinistra dovrebbero accettare pienamente la sfida che egli e il suo governo pongono. 
Da questo punto di vista non ha molto senso, a mio avviso, parlare di obiettivi o addirittura rivalità personali che serpeggerebbero nell'esecutivo. Se Monti avesse intenzione di candidarsi con un suo partito, significherebbe rinunciare al ruolo storico  che gli è spettato, ruolo pari a quello che ha avuto Carlo Azeglio Ciampi, così simile e al tempo stesso così lontano da lui. Lasciando stare i dietrologismi da giornale, guardiamo alle cose stesse: l'emergenza non è finita, e la fisiologica tentazione della politica di riprendere il gioco, deve essere contrastata, per il momento. Non solo dall'esterno dei partiti, non solo dal punto di vista "impolitico-tecnico", se vogliamo dire così, ma anche - e soprattutto - dall'interno del mondo stesso della politica e da parte della forze sociali deve venire la consapevolezza che stiamo attraversando un cambiamento strutturale, una rivoluzione paradigmatica dei linguaggi e delle pratiche che hanno costituito il patto della prima Repubblica, di cui la (presunta) "seconda" era solo una propaggine.

Ora, con la crisi sistemica europea, forse veramente si può cambiare, forzati dall'esterno.
Accettino tutti la sfida che non è di Monti, ma di un terremoto che ci sta colpendo. 
Ma pensiamo già alla città che costruiremo dopo, insieme.

Francesco Maria Mariotti


Sulla carta, dunque, per la seconda economia manifatturiera d'Europa c'è ampio spazio per risalire la china. Meglio però usare il condizionale. Non solo perché finora il sistema-Paese non ha saputo sfruttare a fondo opportunità e promesse della globalizzazione. Ma anche e soprattutto perché troppo spesso il sistema-Paese è assente all'estero. E quando mostra il suo biglietto da visita agli investitori stranieri, invece di attirarli, tende a scoraggiarli quando non a respingerli. Il caso di British Gas e della sciagurata storia del rigassificatore di Brindisi è cronaca recentissima. Ma si potrebbe ricordare quella di At&t che nel 2007 voleva comprare Telecom Italia ma fu bocciata dal Governo: da allora pare preferisca fare affari in Spagna, dove sarebbe presenza gradita. di Adriana Cerretelli - Il Sole 24 Ore - leggi su Italia e Asia, la via da seguire

Detto questo, l'uscita del premier si presta a una serie di critiche. In primo luogo, certi concetti non possono essere reiterati ogni giorno. Monti lo aveva appena detto («io non tiro a campare»): perché ripetersi, visto che non sono emerse particolari novità nelle ultime 48 ore? Tutta questa insistenza nel sottolineare i limiti dei politici tradisce una certa insofferenza che in apparenza è impolitica. E tra l'altro contraddice l'attitudine felpata e molto astuta del primo Monti, quello che tra novembre e gennaio ha messo in riga i partiti coprendoli di elogi o almeno di riferimenti rispettosi. In secondo luogo il premier tende a mescolare piani diversi. di Stefano Folli - Il Sole 24 Ore - leggi su Confessioni di un impolitico?

"A Monti chiederei di ridurre il costo della forza lavoro", dice Donata Novellone. Amisco stima che cumulativamente versa il 50% dei propri profitti al governo, al netto del lavoro e altri costi. Ma "più di tutto", sottolinea il Wsj, gli imprenditori vogliono quello che ogni politico italiano ha promesso: "Semplicità e prevedibilità". Donata Novellone lamenta che ogni due mesi ci sono leggi nuove, ogni tanto cambiano, talvolta sono retroattive. "La burocrazia ci sta uccidendo". Il carico delle scartoffie è tale che "Ci vogliono consulenti per ogni cosa". di Elysa Fazzino - Il Sole 24 Ore - leggi su "Non possiamo continuare così"


La politica non sta riguadagnando terreno. Questo Monti lo sa. E quando gira per il mondo, ieri l’Europa oggi l’Asia, chiede fondamentalmente una prova di fiducia verso il nostro paese incardinata sulla propria figura. Raccontare ai giapponesi che i partiti non hanno consenso e prospettare il loro ritorno al potere è un controsenso a meno che non si abbia in animo di continuare a svolgere questo ruolo di garanzia sopra il sistema politico. Se fossi un investitore estero e decidessi di scommettere sull’Italia perché mi ha convinto il suo massimo rappresentante politico difficilmente potrei accettare che di qui a qualche mese il mio garante sparisca dalla scena. Questo Monti lo sa, lo sanno le imprese che guardano all’estero, lo sa l’opinione pubblica, con buona pace dei neo-radical. Così a poco a poco Monti si sta costruendo quel piedistallo fondato sulla propria indispensabilità che sarà il vero motore dei prossimi mesi della politica italiana. Leggi il resto: La Terza Repubblica ha già il suo leader

lunedì 26 marzo 2012

La vera fine della Prima Repubblica

"(...) Poi cita Giulio Andreotti, non per nome ma per quella frase ormai icona per ogni politico, quella sul tirare a campare o tirare le cuoia. Crisi? «Rifiuterei il concetto: a noi è stato chiesto di fare un'azione nell'interesse generale. Un illustrissimo uomo politico diceva: "meglio tirare a campare che tirare le cuoia". Per noi nessuna delle due espressioni vale perché l'obiettivo è molto più ambizioso della durata ed è fare un buon lavoro».(...)" 

Concertazione mondiale


(...) Fra i tre blocchi che ruotano attorno a Usa, Ue e Cina crescono, insieme a temibili attriti geo-strategici e militari, tensioni commerciali e finanziarie. Siamo al punto che gli aerei europei rischiano di vedersi limitare i permessi di sorvolo in Asia, come ritorsione contro le tasse ecologiche che l’Ue vuole far pagare agli aerei di chi non è stata ancora capace di convincere ad adottare le stesse regole a protezione dell’ambiente. È una china che non va scesa ulteriormente: occorre al più presto tornare ad ambiziosi progetti di cooperazione globale da perseguire con atteggiamenti diplomatici coerenti, lungimiranti, innovativi. Credo non sia scorretto leggere nel viaggio di Monti, che include anche la conferenza sulla sicurezza di Seul, con i massimi leader mondiali, qualcosa che va oltre gli affari italiani. Cioè un piccolo contributo nella direzione del rilancio urgentissimo della concertazione mondiale, da parte di un personaggio rappresentativo dell’Europa più convinta dei suoi valori e, insieme, più aperta e attenta alla costruzione di regole globali, capo del governo di un Paese che da un mondo più unito e cooperativo ha solo da guadagnare.

Leggi tutto l'articolo di Franco Bruni sulla Stampa: Doppia sfida per il viaggio di Monti 



venerdì 23 marzo 2012

La TAV è più importante dell'articolo 18

E' troppo presto, ora, per formulare giudizi definitivi sul "pacchetto lavoro" del governo Monti. Sono già stati segnalati i limiti di alcuni provvedimenti (vd. per esempio Boeri-Garibaldi su Repubblica), ma si apre una fase importante di elaborazione parlamentare che può correggere i difetti più vistosi di questo complesso di misure.

Mi pare però importante fare alcune riflessioni "a latere":

1. governo, parti sociali e partiti sembrano essere vittima di una "febbre d'attesa" che da una parte e dall'altra è stata alimentata in queste settimane: tanto alta che il risultato di oggi (per esempio rispetto alla semplificazione delle forme contrattuali) può apparire addirittura deludente; la lezione da trarre è semplice, e può servire per il futuro, anche per non leggere in termini apocalittici la fase attuale: in una materia delicata e complessa come quella del lavoro, è impossibile - in termini materiali, politici e simbolici - fare dei passaggi straordinari, repentini e totali. Insomma: impossibile la Rivoluzione; perché troppi i rapporti in essere da discutere, perché complicata la gestione delle conseguenze. Questa di Monti e Fornero non è - perché non poteva essere - LA Riforma del lavoro; è - molto più realisticamente - un primo passo che deve essere corretto in alcuni punti, rafforzato in altri, monitorato in altri ancora. Il processo che si apre oggi, perché comunque si apre un processo riformatore, non termina fra poche settimane o pochi mesi (disegno di legge o legge delega che sia); è un impegno che dobbiamo portare aventi con spirito di "cantiere aperto" per almeno una decina d'anni. Perché i passaggi vengano fatti senza traumi, perché gli effetti di alcune scelte possano essere valutati con attenzione.

2. Come si è già scritto in altri momenti, possiamo fare il miglior diritto del lavoro possibile, ma senza crescita economica i posti di lavoro diminuiranno, o comunque si abbasserà la qualità complessiva del lavoro. Parlare di lavoro non può ridursi ad una discussione giuridica, ma deve riguardare tutto quello che concerne la vita economica di un paese , e anche la vita delle persone. Oggi è fondamentale che questo paese e questa strana comunità che è l'Europa accettino la sfida del futuro, in termini di investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, che non possono essere decise dal solo libero gioco del mercato, e che devono essere realizzate a partire da una visione strategica. Ciò non vuol dire accettare necessariamente qualsiasi grande opera venga proposta, ma certo significa che dobbiamo fare i conti su come porre mano alla "materia di base" del progresso e della ricchezza delle nostre comunità. Può essere molto più importante discutere di mobilità a livello continentale, piuttosto che difendere o attaccare un dettato giuslavoristico, per quanto importante.

3. L'Europa deve tornare protagonista, come mercato realmente unitario e senza privilegi di una o più componenti; ma soprattutto deve tornare protagonista politica anche nel braccio di ferro/alleanza (le due cose sono  in qualche modo inscindibili) con le altre potenze continentali, potenze la cui "mano pubblica" è certamente presente nel favorire lo sviluppo economico. Il rischio è che l'Europa parli di libero mercato e altre potenze difendano i loro campioni (o attacchino quelli degli altri) con mezzi che non sono certo di mercato (leggi protezionistiche, spionaggio industriale e politico, svalutazione competitiva della moneta). L'Europa deve farsi portatrice di una possibilità di regolamentare questa tensione, che è già presente, ma che troppo spesso non risulta evidente a molte nostre analisi.

Il libero mercato ha bisogno non di una politica che regoli eccessivamente, ma di una politica che combatta bene le sue proprie battaglie, creando quella infrastruttura di relazioni e regole internazionali che evidentemente oggi manca.

Francesco Maria Mariotti

mercoledì 21 marzo 2012

Attentato a Torino

(...) Sei colpi di pistola stamane a Torino contro il consigliere comunale Alberto Musy, leader dell'Udc. Un bandito gli ha sparato sotto casa, in via Barbaroux, in pieno centro cittadino. Musy, che è stato candidato sindaco di Torino nel 2011, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Molinette. Sul posto sono intervenute la Squadra Mobile e la Digos. E' in prognosi riservata ma i medici non lo ritengono in pericolo di vita. Alle 17 è stato diffuso l’ultimo bollettino, subito dopo l’operazione, durata sei ore. «I medici si esprimono con cauto ottimismo- ha detto la sorella Antonella- le prossime 48 ore saranno determinanti per capire l’evolversi della situazione».(...) Al momento gli inquirenti e gli investigatori non tralasciano alcuna pista, comprese quelle che possono essere legate alla vita privata e all'attività professione del consigliere comunale - avvocato che tra l’altro si è occupato di cause di lavoro (...)


Attentato a Torino: colpito Alberto Musy

lunedì 19 marzo 2012

L'attentato alla scuola ebraica di Tolosa

(...) L’attentato alla scuola di Tolosa tuttavia ha una natura diversa. Una sinagoga e un cimitero, al di là del gesto efferato, richiamano la dimensione del raccoglimento. Si è là o si è portati là, perché si è con i membri della propria comunità. Chi attacca là, lo fa perchè intende colpire proprio per dimostrare che è padrone della tua vita e anche del tuo corpo, nel caso tu sia morto. Una scuola ha un carattere diverso, riguarda i processi formativi e coinvolge le immagini, il bagaglio culturale, i contenuti che giorno dopo giorno si definiscono e “fanno crescere”. Colpire una scuola non significa dunque colpire solo il presente o la tradizione di una comunità, ma il suo futuro.
Non è un problema limitato a quella scuola e non sarà solo a Tolosa, perché ovviamente il mondo non finisce a Tolosa. Ma la tragedia di Tolosa segnerà una nuova tappa di un processo di accresciuta diffidenza verso ciò che è il mondo esterno, verso ciò che non è ebraico. A Tolosa, di fronte a una scuola, si è infranto un contratto – o forse più realisticamente, ciò che restava di un contratto - fondato sulla fiducia di ricevere tutela, ma anche sulla curiosità di aprirsi al mondo, di conoscerlo, non per diffidarne, ma per saperne di più.
Da domani una parte importante della pedagogia, della costruzione della propria personalità culturale passerà per una didattica dell’autodifesa, del controllo degli spazi, dell’allargamento della frattura tra un mondo e il resto del mondo. In breve tra “noi” e “loro”. Non sarà solo una distanza fisica, ma sarà anche un ritrarsi. Tutelarsi vorrà dire mantenere le distanze. E’ una dimensione che in Francia – ma non solo in Francia – ha una lunga storia. Una storia che in Europa ha almeno un trentennio di vita e che non è solo la conseguenza dei processi immigratori, dei conflitti dovuti alla presenza rilevante di “stranieri”, delle integrazioni non perseguite o delle politiche securitarie.(...)

Non sappiamo ancora chi sia il killer misterioso di Tolosa e davvero le piste possono essere molte: un «lupo solitario», un militante qaedista, un razzista o piuttosto - come sta emergendo dalle prime ipotesi investigative - un ex soldato neonazista. Si tratta in ogni caso di una forma di terrorismo. E infatti l’indagine è guidata dagli esperti che si occupano di attacchi dalla matrice politica. Limitiamoci, per ora, a fissare alcuni punti. La polizia ritiene che sia lo stesso omicida che ha agito nei giorni scorsi uccidendo un parà sempre a Tolosa e altri due a Montauban. Avrebbe infatti usato la stessa pistola, una calibro 45, e una seconda arma. Guido Olimpio sul Corriere della Sera

NEONAZISMO- Da quando Marine Le Pen è a capo del Front National, il partito ha cercato di ripulirsi. Ha espulso tutti i personaggi più equivoci e legati al mondo skinhead. Il risultato, però, è stato una diaspora nell'estrema destra francese che ha portato al proliferare di tanti piccoli gruppi fuori da ogni controllo. Si sono così formate due correnti. La prima guarda a uno scontro di civiltà ed è rappresentata principalmente da Bloc Identitaires, ha forti legami con alcune frange di tifoserie calcistiche e ha nel mirino gli immigrati e l'Islam. La seconda ha un modo di pensare più tradizionale. Cerca cioè di preservare l'identità nazionale, secondo loro minacciata anche dagli ebrei e da quello che chiamano il «grande complotto giudaico». A seguire questa pista sono gruppi come Troisième Voie (fondato dal vecchio capo skinhead Serge Ayoub «Batskin») o il vecchio Gud. Benedetta Argentieri sul Corriere della Sera

Il professore morto era un rabbino residente a Gerusalemme, Yonatan Sandler, 30 anni. Il rabbino franco-israeliano è stato ucciso con i due figli Arieh (6) e Gabriel (3). Lascia una moglie e una figlia di quattro anni.  La quarta vittima è stata identificata dai mezzi di comunicazione israeliani in Miriam Monsenego, di circa 8 anni, figlia del direttore della scuola. Sotto choc il gran rabbino di Francia, Giles Bernheim: «Sono terribilmente sconvolto e inorridito. Parto immediatamente per Tolosa».
Come tutti hanno sospettato fin dal primo momento, il killer è quasi certamente lo stesso che la settimana scorsa - sempre in scooter - ha compiuto due agguati contro militari sempre a Tolosa e nella vicina Montauban, con un bilancio totale di tre morti e un ferito. (...) Si ignora completamente se il killer abbia motivazioni - pur deliranti - di natura politica. Secondo il giornale francese Point.fr si indaga su ex soldati neonazi. Il killer forse faceva parte di un gruppo di parà affiliati ad organizzazioni neonazi. E per questo motivo era stato cacciato dall'esercito. Il presidente del Consiglio francese della Cultura Musulmana, Mohammed Moussaoui, si è intanto dichiarato «inorridito» per «l’indescrivibile azione criminale» compiuta. Moussaoui ha tenuto a esprimere tutta la sua solidarietà e quella dei musulmani di Francia all’insieme della comunità ebraica. «Mi attendo -ha aggiunto-che l’inchiesta permetta di trovare rapidamente l’autore di questa barbarie da condannare nella maniera più ferma». La ricostruzione della Stampa