mercoledì 20 novembre 2013

I Rischi Che Corriamo

I fatti di Roma sono molto gravi e non vanno sottovalutati. 
Ripropongo una riflessione apparsa sulla Stampa di settembre.

FMM

Si può essere No-Tav o Sì-Tav, si può anche coltivare una rispettabile e pragmatica equidistanza, ma c’è una cosa che bisogna sapere: in Valsusa il terrorismo c’è già. In una forma inedita, tra l’intimidazione ambientale di stampo mafioso e il cecchinaggio individuale di marca pre-brigatista, tra la opprimente Corleone di Riina e i caldissimi picchetti delle fabbriche nei primi Anni Settanta. Nei confronti delle cose (cantieri, macchine e macchinari, forze di polizia) si esercita con azioni militari. Nei confronti delle persone (che lavorano nel o intorno al cantiere) con minacce continue e ossessive.  

Salario minimo, contratti e democrazia (da Phastidio.net)

(...) La Spd ha due punti programmatici che paiono non negoziabili. Un salario minimo su base nazionale, fissato a 8,50 euro l’ora, e la doppia cittadinanza per le persone di origine straniera ma nate in Germania. Tra le altre richieste socialdemocratiche figurano un aumento della spesa per investimenti pubblici infrastrutturali, le quote rosa nei consigli di amministrazione ed un aumento delle pensioni.

Riguardo il salario minimo, il timore degli osservatori è che il livello possa essere tale da escludere dal mercato del lavoro un elevato numero di soggetti non qualificati (unskilled). Alcune stime fissano la quota di lavoratori che percepisce meno di 8,50 euro orari al 15% all’Ovest ed al 25% nei Laender dell’Est. Secondo l’Economist Intelligence Unit, a 8,50 euro orari il salario minimo tedesco sarebbe il sesto più alto in Unione europea (dove è adottato da 21 paesi su 28). Tuttavia, rapportandolo al salario mediano a tempo pieno, una grandezza rappresentativa del “salario medio di mercato”, la Germania salirebbe al secondo posto, dietro solo allaFrancia. Il nuovo salario minimo tedesco risulterebbe, secondo un istituto di ricerca legato ai sindacati, pari al 58% della retribuzione mediana a tempo pieno nell’Ovest, e a ben il 70% di quella dell’Est del paese.
Preso singolarmente, questo livello di salario minimo dovrebbe essere gestibile dall’economia tedesca, ma non si deve dimenticare che la sua introduzione segnerebbe anche il forte ridimensionamento del ricorso a impieghi temporanei e di breve termine, che sinora hanno rappresentato una importante fonte di flessibilità per le imprese tedesche. Né si deve dimenticare che la fissazione di un salario minimo rappresenta, per i partiti di sinistra, un’arma per rispondere al processo di desindacalizzazione in corso da molti anni.(...)

La Germania Visionaria (da ilSole24Ore.it)

(...) Tre false illusioni sono responsabili della crescente avversione dell’opinione pubblica tedesca nei confronti dell’integrazione europea - e della mancata comprensione da parte di molti tedeschi del fatto che sia la Germania ad avere maggiormente da perdere dal crollo dell’euro. (...)

Certo, i tedeschi non hanno del tutto torto; la crisi nella periferia dell’Europa indebolisce le prospettive di crescita economica della Germania. Ma si dovrebbero ricordare che, solo un decennio fa, era la Germania la malata d’Europa, e che la forte crescita ed il dinamismo di altre aree europee hanno contribuito sostanzialmente alla sua ripresa. E devono riconoscere che gli europei sono tutti sulla stessa barca; ciò che è bene per l’Europa è un bene per la Germania, e viceversa.(...)

In questo contesto, il terzo governo della Cancelliera Angela Merkel, una volta costituito, deve liberare il paese delle illusioni che gli impediscono di giocare un ruolo dinamico e costruttivo nel garantire che l’Europa funzioni come un’unione. Tale impegno richiede, soprattutto, il ripristino della fiducia tra i paesi europei. Sebbene ciò sarà senza dubbio difficile da raggiungere, è la sola vera opzione per la Germania - e una speranza reale per l’Europa.

Dall'Afghanistan alle megalopoli, la guerriglia futura sarà urbana (da ilSole24Ore)

I conflitti del futuro si svolgeranno nelle realtà urbane e non più in realtà rurali o sui monti deserti come quelli di Tora Bora in Afghanistan o della Sierra Maestra cubana. Le rivolte passeranno da piazza Tahrir al Cairo, come è avvenuto per le Primavere arabe, alle povere periferie di Rio de Janeiro in Brasile, agli slums di Lagos in Nigeria, a Bengasi in Libia, cioè nelle città più popolose del paese sotto scacco. «Un modello terzomondista di rivolta che verrà esportato presto in Occidente», spiega David Kilcullen, il "guru" dell'intelligence america in visita a Roma (...)

Nel caso delle rivolte arabe si è potuto notare, ad esempio in Egitto, un uso massicio dei social media, di occupazione di zone centrali dell'area urbana come piazza Tahrir, la funzione di tifosi di squadre di calcio, divenuti, in alcuni episodi, elementi di rivolte sociali. La sua teoria si chiama «del controllo competitivo», per cui la popolazione richiede stabilità e lo Stato deve essere in grado di fornirla sfidando l'offerta "concorrenziale" di quella di altri gruppi politici, terroristici come al-Qaeda o di gang deliquenziali come in Giamaica, che lo sfidano. Quando un'organizzazione, statale o non, riesce a fornire un'alternativa alla domanda di stabilità e sicurezza, questo è il momento dove il rovesciamento degli equilibri di forza è possibile. (...)

di Vittorio Da Rold - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/kl53c

Bce pronta a tagliare il tasso sui depositi portandolo in negativo (da ilSole24Ore.it)

La notizia è indubbiamente interessante, ma è da prendere con le pinze, visto che sono anticipazioni. Si discute da tempo di un'opzione di questo genere, ma ci sono anche controindicazioni e dubbi, a conferma che l'uscita dalla crisi non può avvenire con una "mossa magica". 

FMM

(...) L'obiettivo dei "tassi sottozero" è sostenere la ripresa delle attività economiche in Eurolandia. La misura «potrebbe avere qualche effetto sul mercato del credito - commenta il market strategist di IG Filippo Diodovich - ma da sola non sarebbe sufficiente per aumentare la liquidità in modo da riequilibrare il comparto». (...)   

Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/fCmiA

martedì 19 novembre 2013

Forze Armate per la Sardegna (da ilSole24ore.it)

(...) L'Esercito 
Dalla mattina di martedì 85 militari e mezzi speciali dell’Esercito sono schierati per la ricerca di eventuali dispersi nella zona di Olbia. In azione anche un plotone speciale del Genio con macchine movimento terra, mezzi speciali per l’aspirazione delle acque, barchini gruppi elettrogeni, torri di illuminazione e 8 elicotteri dei quali già 3 schierati all’aeroporto di Cagliari Elmas. Tutti gli elicotteri hanno la capacità di volo notturno e 4 di questi sono dotati di verricello per il soccorso. (...)

La Marina 
La Marina Militare, che nei pressi di Olbia dispone della grande base della Maddalena/Santo Stefano con numerose infrastrutture ha messo a disposizione personale e mezzi aeronavali in supporto alla popolazione. (...)

L'Aeronautica 
L’Aeronautica dispone di importanti basi in Sardegna: Decimomannu viene utilizzata da tutti i Paesi alleati (anche extra Nato) per esercitazioni multinazionali ma è anche sede dell’80° Centro Combat SAR (Search and Rescue- Ricerca e Soccorso) che ha mobilitato i suoi elicotteri AB 212 per attività di ricerca degli alluvionati e di supporto al personale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS).(...)

di Gianandrea Gaiani - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/tsvYy

Germania, la preoccupante fuga dagli investimenti (da Linkiesta.it)

(...) Quasi a conferma delle preoccupazioni espresse poche giorni fa dalla Commissione europea, che ha aperto una procedura per l’eccessivo surplus delle partite correnti (bilancia commerciale in testa) di Berlino – chiedendo proprio più investimenti e misure per aumentare i consumi interni - questo lunedì è giunta una indagine dell’Institut für deutsche Wirtschaft (istituto per l’economia tedesca, IW, di Colonia) che ha lanciato un non tanto velato allarme per il 2014.
L’IW ha condotto un’indagine su 3.300 imprese tedesche, traendone un quadro non troppo rassicurante. Certo, il 28% ha in programma nuove assunzioni, cifra che farebbe stappare champagne in Italia, non però in Germania, che è in tutt’altra situazione economica. Al tempo stesso, però, solo poco meno di un terzo delle imprese ha intenzione di aumentare gli investimenti il prossimo anno – esattamente lo stesso valore della primavera 2013. Investimenti, insomma, in piena stagnazione, e questo nonostante il clima economico nettamente migliorato. A questo si aggiunge che una impresa su sei vuole addirittura ridurli. (...) Keynesiamente, molti esperti ritengono che gli investimenti delle imprese potrebbero essere stimolati, come accennava Hüther, da quelli di Stato. Che invece sono – ormai a detta di tutti gli esperti – drammaticamente in ristagno, come dimostrano le infrastrutture sempre più fatiscenti in molte parti del paese. «Il governo – ha dichiarato Charles Wyplosz, un noto economista, a Die Welt – dovrebbe utilizzare i propri margini finanziari (i conti pubblici tedeschi sono in ottima forma, con un aumentato gettito fiscale e tassi di interesse sui titoli germanici ai minimi termini, ndr) per stimolare la domanda interna. Questo potrebbe incoraggiare le imprese a investire facendo così diminuire l’elevato surplus delle partite correnti tedesche». Più o meno lo stesso messaggio di Bruxelles.(...)

Libano, attentato all’ambasciata iraniana (da laStampa.it)

(...) L’attentato è stato rivendicato dalle Brigate Abdullah Azzam, un gruppo qaedista che opera in Libano. «È stato «il martirio di due eroi sunniti libanesi», ha dichiarato un portavoce, Sirajeddin Zreikat. Sembra quindi confermato che l’attacco affonda le radici nella guerra civile nella vicina Siria, dove i gruppi qaedisti si sono uniti alla lotta armata contro il regime di Damasco. L’Iran è il maggior alleato regionale del presidente Bashar al-Assad. Il gruppo qaedista, oltre a chiedere che vengano liberati dalle carceri libanesi i suoi miliziani, minaccia altri attentati se Hezbollah non si ritirerà dalla Siria. (...)

Usa-Afghanistan, vicino l’accordo per la permanenza delle truppe (da laStampa.it)

I governi di Stati Uniti e Afghanistan hanno raggiunto un accordo che punta a facilitare la permanenza di contingenti ridotti di truppe all’indomani del ritiro delle forze alleate nel 2014. 

A darne la notizia sono stati alti funzionari di entrambi i Paesi, secondo i quali gli Stati Uniti avrebbero accettato di condurre blitz «contro abitazioni afghane» solo in “circostanze straordinarie” e, inoltre, il presidente Barack Obama scriverà una formale lettera al leader afghano Hamid Karzai per scusarsi con gli afghani, ammettendo gli «errori commessi» in operazioni che hanno causato vittime civili. (...)

Spd, Merkel, Europa (da laStampa.it)

(...) Con quali argomenti si può criticare questo atteggiamento, senza disconoscerne gli aspetti di verità? Con un solo argomento: ricordando che l’Europa è stata costruita e funziona sulla interdipendenza tra i membri che non può essere automaticamente determinata dai mercati o affidata a norme consensualmente stabilite in congiunture molto diverse, norme che ora si rivelano inadeguate allo scopo. Non mi risulta che gli uffici studi della Spd abbiano prodotto o quanto meno dato rilevanza pubblica e pubblicistica ad analisi che sviluppano questa tesi. (Salvo qualche generica evocazione di un nuovo piano Marshall non meglio precisato).

In breve non mi pare che i socialdemocratici tedeschi posseggano una solida visione politica ed economica europea, che sia non dico alternativa ma significativamente autonoma rispetto a quella merkeliana. Una visione che tenga conto anche delle considerazioni fatte da analisti e commentatori internazionali, senza alcun pregiudizio anti- tedesco, che spiegano come e perché la situazione di interdipendenza oggettiva tra le economie europee ha subito in questi ultimi anni distorsioni che hanno favorito l’economia tedesca a svantaggio di altre. No, non è questione di «arroganza» o «egemonia» teutonica. Si tratta di prendere sul serio il fatto che l’interdipendenza delle economie e dei loro meccanismi, su cui è stata costruita l’Europa, esige oggi di essere governata in modo diverso. Non senza o addirittura contro i tedeschi, ma insieme a loro.(...)

Perché Obama ha scelto questo momento per bacchettare Berlino (da ilFoglio.it)

(...) Nella Ue, appare chiaro chi sia il beneficiario principale del crescente attivismo della Commissione in Cina: la Germania. La sua strategia è da tempo protesa a rafforzare i legami con le economie più dinamiche anche per compensare, ed eventualmente sganciarsi, dalla dipendenza commerciale con l’Eurozona. Nella misura in cui la Germania riducesse il peso delle sue esportazioni nei mercati dell’Eurozona, oggi pari all’incirca al 40 per cento delle sue esportazioni complessive, rafforzerebbe la sua capacità di imporre scelte e misure alle altre economie dell’area euro, senza doverne subire interamente i costi, in termini di minori esportazioni. Allo stesso tempo, la possibilità – da qualche anno – di finanziarsi a costi particolarmente bassi rispetto ai competitori nel resto dell’Eurozona, consente alle imprese tedesche di investire nell’ampliamento della propria capacità produttiva per far fronte alla domanda proveniente da nuovi mercati. In tal modo, un costo del capitale particolarmente basso e le accresciute economie di scala che derivano dall’accesso a tali mercati si combinano e producono un ulteriore rafforzamento della capacità competitiva del settore manifatturiero tedesco.

Mentre la Cina offre più di una sponda alle politiche neomercantiliste della Germania, le politiche commerciali tedesche, celate ora sotto il manto comunitario della Commissione, vengono seguite con maggiore attenzione a Washington da quando sono stati avviati i negoziati per l’area transatlantica di libero scambio. La preoccupazione della Casa Bianca è di concludere un accordo con l’Europa in cui le sue economie meridionali hanno perso vitalità in seguito all’interazione tra bassa competitività e politiche di compressione della domanda; mentre quelle settentrionali, assai più dinamiche, presentano sistematici avanzi di conto corrente che le rendono strutturalmente esportatrici nette.

Per l’anno in corso, il Fondo monetario internazionale prevede che la Germania conseguirà un avanzo corrente che, in rapporto al pil, sarà del 6 per cento, più del doppio del valore previsto per la Cina. Non si tratta di un valore isolato ma rappresenta una tendenza di fondo che si è rafforzata dopo l’introduzione della moneta unica. Di qui la comprensibile preoccupazione a Pennsylvania Avenue che, qualora si concludesse un accordo di grande respiro con la Ue, come nelle reali intenzioni del presidente, si finirebbe col facilitare l’accesso all’economia americana di un’economia mercantilista senza apprezzabili contropartite. Del resto, il presidente Obama aveva apertamente esplicitato tale preoccupazione nel colloquio bilaterale che aveva avuto con la cancelliera Angela Merkel all’indomani dell’ultimo summit del G8 pochi mesi fa. Da ciò discende la decisione di intensificare la pressione decidendo di sollevare la questione nel rapporto altamente politicizzato che il Tesoro americano redige periodicamente per il Congresso. In tale rapporto si è messa per la prima volta in rilievo la nota propensione strutturale dell’economia tedesca a essere esportatrice netta, profittando della moneta comune il cui tasso di cambio, in quanto media ponderata fra le economie dei paesi membri, non si muove al punto da neutralizzare gli squilibri nelle partite correnti di una sua economia, per quanto rilevante. Per questo a Washington esiste anche la tentazione di elaborare un piano B, cioè una versione minimalista dell’accordo, tanto per salvare la faccia qualora Berlino non si mostrasse ricettiva alle istanze dell’alleato. Se così fosse, il piano B avrebbe l’indesiderato effetto di spingere Obama a investire tutto il suo capitale politico nell’area transpacifica, proprio ciò che molti europei preferirebbero contenere.

L’Onu copre la campagna di Assad per fare “arrendere i civili” (da ilFoglio)

Il sito del mensile americano Foreign Policy accusa le Nazioni Unite di essere complici del governo del presidente Bashar el Assad, che blocca sistematicamente ogni assistenza umanitaria ai civili siriani. In particolare l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) nasconde al pubblico notizie essenziali sulle operazioni di Assad contro la sua popolazione. L’ufficio di New York teme che se divulgasse i dettagli la pressione internazionale contro Damasco aumenterebbe enormemente e preferisce salvare un po’ di credito per negoziare con gli assadisti un ultimo, risicato margine di accesso degli aiuti umanitari al paese.(...) Secondo un articolo recente dell’inviato del Wall Street Journal a Damasco, Sam Dagher, l’esercito siriano usa una “strategia della fame” per piegare la resistenza di alcune zone densamente popolate da civili che restano fuori dal controllo del governo e appoggiano l’insurrezione armata. Gli ufficiali siriani riassumono esplicitamente così: “Li affamiamo finché non si arrendono”. Tra le aree assediate dall’esercito c’è anche l’immensa periferia agricola della capitale, chiamata Ghouta, che ad agosto è stata colpita da un attacco con armi chimiche che ha fatto più di mille morti e dove ora in molti settori il cibo non è fatto passare. Il quartiere dove la situazione è peggiore è Moadamiyeh, dove i rifornimenti e i medicinali non arrivano da mesi. I civili rimasti sono arrivati a mangiare gli animali domestici e l’erba, ci sono casi di morte per malnutrizione e i soldati siriani hanno chiuso un tratto di autostrada che scavalca la zona perché alcuni abitanti caritatevoli di Damasco lanciavano sacchetti di cibo dai finestrini nella certezza che sarebbero stati raccolti dagli abitanti allo stremo. La corrispondenza di Dagher è stata poi confermata da numerosi pezzi giornalistici, che però non hanno fatto rumore, come se la Siria avesse ormai abituato al peggio.(...)

Le nuove violenze in Libia (da ilPost)

Un articolo de ilPost che riassume le ultime vicende libiche. L'articolo è di ieri è non è aggiornato alla notizia del rilascio del numero 2 dell'intelligence.

FMM

(...) La rivalità tra le varie milizie rispecchia gli scontri interni al traballante governo libico: i gruppi più laici fanno riferimento al ministero della Difesa, mentre i gruppi islamisti fanno capo al ministero dell’Interno. Chi comanda chi, comunque, non sempre è chiaro. Lo stesso Parlamento è diviso su linee simili, con l’Alleanza delle Forze Nazionali – coalizione elettorale che raggruppa circa 60 movimenti politici libici di ispirazione moderata e laica – che si scontra con il braccio politico del movimento islamista dei Fratelli Musulmani.

In ogni caso la manifestazione di venerdì, e il conseguente sciopero di tre giorni indetto dalla città,sono stati considerati segnali positivi da diversi commentatori ed esperti di Libia: è stata la prima occasione dalla caduta di Gheddafi in cui gli abitanti di Tripoli si sono uniti per chiedere di cacciare le milizie dai quartieri della capitale. La richiesta sembra poter dare i suoi frutti: in un comunicato congiunto diffuso domenica dal Consiglio cittadino di Misurata e dal Consiglio degli anziani, si dice che tutte le milizie armate della città che operano a Tripoli – senza alcuna eccezione – dovranno abbandonare la capitale nel giro di 72 ore.(...)

Libia: rilasciato numero 2 intelligence (ANSA)

(ANSA) - TRIPOLI, 18 NOV - Il numero due dell'intelligence libica, Mustafa Nuh, e' stato rilasciato. Lo riferiscono fonti della sicurezza. Nuh era stato sequestrato ieri subito dopo essere arrivato all'aeroporto di Tripoli con un volo proveniente dalla Turchia. (...)

Il bluff giapponese prosegue (da Phastidio.net)

(...) La realtà giapponese però resta quella: la “crescita” sinora è stata fatta soprattutto con spesa pubblica, e poco altro; i mercati di sbocco non aiutano; malgrado il forte indebolimento dello yen, pari al 25% nominale, i prezzi a cui le aziende giapponesi esportano si sono ridotti di solo il 2% nell’ultimo anno. Questo perché le aziende hanno preferito non tagliare aggressivamente i listini prezzi, anche per non essere accusate (assieme al governo giapponese) di fare dumping (sono le gioie delle svalutazioni del cambio, bellezze), e quindi si sono “accontentate” di gonfiare i profitti. Ritenendo il deprezzamento del cambio ed i conseguenti profitti qualcosa di temporaneo, si agisce di conseguenza. Niente aumenti di stipendio fisso, solo bonus.
Il Giappone è resta un paese con un deficit fiscale enorme, con un profilo demografico pesantemente svantaggiato, e con i nodi della propria struttura economica del tutto irrisolti.(...)

Libia - Jihadisti Fra Gli Immigrati?

(ASCA) – Bruxelles, 18 nov – “Tra i disperati non escludo che ci siano anche persone appartenenti a gruppi jihadisti”. Lo afferma il ministro degli Esteri, Emma Bonino, in conferenza stampa a Bruxelles al termine del consiglio Affari esteri. “Non parlo di minaccia terroristica, ma di minaccia alla sicurezza”, precisa. La minaccia arriva dalla Libia, paese “con elevato grado di fragilita’ e senza controllo del territorio”(...)



(ASCA) – Bruxelles, 18 nov – I servizi segreti e di sicurezza italiani “ci hanno sempre messo in guardia” sui rischi che rappresenta la Libia per il nostro paese. Lo afferma il ministro della Difesa, Mario Mauro, in conferenza stampa a Bruxelles. La situazione, spiega, non e’ delle migliori. “La Libia e’ un paese con cinque milioni di persone e 30 brigate armate l’una contro l’altra, alcune anche impegnate nei traffici”. Quella libica, riconosce, “e’ una realta’ frammentata in cui si infiltrano gruppi di diverse tendenze, ma ne abbiamo parlato con i servizi che ci hanno sempre messo in guardia”. Il problema, ammette Mauro, “e’ di complessita’ estrema”(...)


lunedì 18 novembre 2013

Libia: rapito numero due intelligence (ANSA)

(ANSA) - TRIPOLI, 17 NOV - Il vice capo dell'intelligence libica, Mustafa Noah, è stato rapito all'aeroporto di Tripoli dopo essere atterrato con un volo proveniente dalla Turchia. Lo riferiscono due fonti dei servizi.

Noah è il capo dell'unità di spionaggio. Mentre lasciava l'aeroporto, senza guardie del corpo, è stato trascinato dentro una macchina e portato via.(....)


“Così Israele esporterà gas e acqua” (da laStampa.it)

(...) Che cosa avete trovato?  
«Abbiamo trovato il giacimento di gas naturale chiamato “Leviatano” e questo ci permetterà di esportarne circa il 50%, cominciando da Cipro, Grecia e Italia. In un recente viaggio in Italia il primo ministro Enrico Letta e altri ministri mi hanno detto che vorrebbero ospitare il porto per il gas israeliano previsto in Europa. Dobbiamo valutare se questo sarà trasportato attraverso un gasdotto o se dovremo renderlo liquido e quindi spedirlo via nave. Ci sono diverse opzioni. Per esempio vorremmo costruire un collettore sottomarino con Cipro e Grecia». 

Quali sono gli effetti di questa scoperta per Israele?  
«Servirà anche per il mercato interno e permetterà di tagliare i prezzi di acqua e gas e il costo di molti prodotti. Tutto questo ridurrà in modo rilevante il costo della vita». 

Quando si realizzerà la svolta?  
«Saremo pronti per l’esportazione entro il 2018-2019, ma già ora abbiamo tagliato i costi del gas per l’industria di 250 milioni al mese, il che significa 3 miliardi l’anno. Ma dal 2015 il risparmio salirà a 9 miliardi. Israele diventerà un Paese molto più a buon mercato. Poi la speranza è trovare il petrolio e vorremmo che arrivassero a investire i grandi operatori. Ma molti sono ancora impegnati con i Paesi arabi». 

Avete intenzione di esportare anche in Asia?  
«Sì, in forma di gas liquido, trasportato con le navi. Si potrebbe sostituire il petrolio iraniano. Nel 2004 la Cina aveva firmato con l’Iran un contratto da 75 miliardi per gas e petrolio per i prossimi 30 anni. Sia la Cina che la Russia dipendono molto dall’Iran e vorrebbero che l’attuale regime restasse al potere». (...)

venerdì 15 novembre 2013

Italia A Rischio Gas? (da ilSole24Ore.it)

Le forniture dalla Libia, come noto, sono bloccate. Paolo Scaroni, il capo dell'Eni, rassicura: stiamo facendo di tutto per rimpiazzarle, e l'Italia non rischia. Gazprom, il grande fornitore russo, sta pompando in Europa e in Italia quantità aggiuntive e giura che non non cadrà nella trappola che molti guai ha creato in passato con l'interruzione delle forniture attraverso l'Ucraina a causa dei ripetuti dissidi energetico-politici tra i due paesi. Lo scorso inverno, in uno scenario simile, ce la siamo cavata, (...)
 
di Federico Rendina - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/JMWK3

Abe In Dieci Punti (da ilSole24Ore.it)

​Vediamo in dieci punti luci e ombre, risultati positivi e aspetti problematici di un esperimento di politica economica e fiscale che ha suscitato grande attenzione internazionale come un modello alternativo _ sia pure rischioso _ per rilanciare la crescita economica in un Paese avanzato ad altissimi livello di indebitamento. Alternativo soprattutto rispetto alle politiche prevalenti nell'Eurozona, da molti considerate insufficienti o anche controproducenti
 
di Stefano Carrer - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/F92HC