giovedì 8 agosto 2013

Il "Sentiero Annunziato"

Per valutare l'efficacia degli annunzi monetari bisogna infatti considerare tre elementi che caratterizzano ciascuna delle banche centrali considerate: la missione, la strategia e la tattica. Un annuncio è credibile se è coerente con la missione del banchiere centrale che si sta legando le mani. Qui emerge la prima differenza tra la Bce, che ha un mandato specializzato, e le due banche centrali anglosassoni, che hanno un mandato duale. Dal 1999 la Bce ha una priorità da tutelare: la stabilità monetaria, (...) 
Donato Masciandaro - Il Sole 24 Ore - leggi su Un arma a doppio taglio

Chi E' Xu Zhiyong?

(...) Chi è Xu Zhiyong? Si tratta di un avvocato di quarant'anni, fondatore del «Movimento dei Cittadini», una organizzazione che da tempo chiede maggiore trasparenza all'apparato politico cinese. In particolare il «Movimento dei cittadini» si è battuto per la pubblicazione dei patrimoni economici dei funzionari cinesi, un'istanza molto sentita dall'opinione pubblica cinese. Anche per questo Xu è stato arrestato il 16 luglio scorso con l'accusa di «disturbo dell'ordine pubblico»; un'accusa ridicola se si considera che Xu era da tre mesi agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Pechino.
Le richieste di maggior trasparenza, così come altre speranze circa potenziali riforme in Cina, erano arrivate dopo alcune dichiarazioni proprio del Presidente cinese Xi Jinping. Quest'ultimo infatti aveva affermato che «nessuna organizzazione o individuo dovrebbe porsi al di sopra della costituzione». Speranze vane, ad ora, come tante altre  (...)

Il problema per il «Movimento dei cittadini» - ovvero la ragione per la quale la repressione nei suoi confronti sarà durissima - è quello di incarnare un sentimento fortemente popolare: la disparità di vita tra i funzionari e le persone normaliè ormai evidente in Cina e per questo da tempo sono state effettuate richieste affinché i funzionari pubblichino i propri patrimoni. La campagna di Xi Jinping contro la corruzione aveva fatto pensare alla possibilità che una maggiore trasparenza potesse davvero diventare realtà, ma il processo del PCC, dall'alto verso il basso, ad ora sembra l'unica risposta alle tensioni sociali riguardanti le diseguaglianze nel paese.

Marcinelle, Europa

Marcinelle: la tragedia richiama ad una riflessione ancora attuale sui temi della piena integrazione degli immigrati e della sicurezza nei luoghi di lavoro

"Desidero esprimere sentimenti di ideale vicinanza a quanti partecipano alle cerimonie in ricordo della orribile sorte dei minatori, italiani e non, che persero la vita al Bois du Cazier 57 anni fa". Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato in occasione del 57° anniversario della tragedia di Marcinelle.


"La commemorazione delle 262 vittime deve costituire - ha continuato il Capo dello Stato - potente richiamo ad una riflessione ancora attuale sui temi della piena integrazione degli immigrati così come su quelli della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il concreto accoglimento di queste istanze umane e civili e la piena affermazione di questi diritti fondamentali debbono essere perseguiti con la massima attenzione dalle istituzioni e da tutte le forze sociali".

"In questo giorno dedicato al ricordo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, rivolgo - ha concluso il Presidente Napolitano - il mio pensiero di solidarietà ai familiari delle vittime della tragedia di Marcinelle e di ogni altra nella quale sono periti nostri emigranti".




Contro La Violenza Di Genere - Le Decisioni Del Governo

(...) Lo Stato si schiera senza se e senza ma a favore delle vittime di violenza domestica. «Una lotta senza quartiere», come l’ha definita il premier Enrico Letta che si è detto «orgoglioso» degli interventi decisi dal governo per «dare un chiarissimo segnale di contrasto» al triste fenomeno del femminicidio. Tra le altre novità previste, continua Alfano: «Viene data alle Forze di Polizia la possibilità di buttare fuori da casa con urgenza il coniuge molesto che genera violenza», e sarà possibile con «un’azione preventiva chiesta dal magistrato e disposta dal questore». Se c’è quindi «il rischio che da quelle minacce, da quei atti molesti possa derivare un pericolo di vita o di integrità fisica, si può intervenire subito con un’azione preventiva. Viene impedito a chi opera violenza nei luoghi domestici anche di avvicinarsi alla casa o ai luoghi di residenza». Importante la norma che prevede l’arresto obbligatorio in flagranza per i delitti di maltrattamento contro familiari per lo stalking come la corsia preferenziale nei Tribunali per combattere questi crimini e «il gratuito patrocinio per la vittima, a prescindere dal suo reddito». (...)


Aggredite Con L'Acido A Zanzibar (Corriere della Sera)

Sono volontarie, e non turiste, le due giovani cittadine britanniche attaccate a Zanzibar da ignoti assalitori, che hanno gettato loro acido sul volto per sfregiarle: lo ha precisato un portavoce della polizia dell'arcipelago africano, Mkadam Khamis, secondo cui è in corso una «caccia all'uomo» per catturare gli aggressori.
NON IN PERICOLO DI VITA- Le vittime, entrambe diciottenni, lavorano come operatrici umanitarie per un ente assistenziale. Sono state avvicinate mentre camminavano per strada a Stone Town, il centro storico dell'omonima capitale, da due individui a bordo di un ciclomotore che le hanno colpite anche al torace e alle mani. Pur non essendo state giudicate dai medici tali da poterne mettere in pericolo la vita, l'entità delle lesioni ha fatto sì che le due donne siano state immediatamente trasferite a Dar-es-Salaam, ex capitale e città principale della Tanzania di cui l'isola fa parte, per le cure del caso.(...)

Possiamo Farcela Senza L'FMI (PressEurop - Les Echos)

(...) In realtà l'Fmi è intervenuto nella zona euro (Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro) per tre ragioni principali. La prima è che non era stato previsto nulla per affrontare una situazione di fallimento di uno stato della zona euro, e il Fondo era l'unico strumento finanziario disponibile per aiutare degli stati che avevano delle necessità di finanziamento a brevissimo termine.
La seconda era politica, l'Fmi doveva svolgere il suo ruolo di capro espiatorio, cioè di istituzione che esige delle condizioni impopolari per il risanamento, una cosa che gli stati della zona euro non erano pronti a fare da soli.
Terza e ultima ragione, l'indiscussa esperienza dell'Fmi nel concepire in poche settimane dei programmi economici. Un'esperienza che giustificava un sostegno del genere in una situazione così caotica.(...)
A questo punto non sarebbe il caso che la zona euro dicesse che può fare a meno dell'Fmi? La seconda moneta di riserva al mondo dovrebbe trovare la sua piena sovranità e mostrare che è capace di essere solidale e protettrice nei confronti dei suoi membri. Non ricorrere al Fondo avrebbe una duplice conseguenza. Prima di tutto finanziaria. Bisognerebbe infatti coprire le spese dell'Fmi in Grecia, Portogallo e a Cipro. Ma questi fondi sono adesso disponibili attraverso l'Ems.
In secondo luogo politica, poiché la zona euro sarebbe lasciata a se stessa e alle sue debolezze, soprattutto per quanto riguarda la debole coesione delle economie tra sud e nord. I governi hanno voluto dimostrare che la zona euro non era solo un’unione monetaria, ma anche un atto politico. Di conseguenza un gesto del genere assumerebbe un significato forte: dopo una fase difficile, la zona euro si dimostrerebbe pronta ad affrontare da sola le sue sfide (come per esempio l'annullamento o meno di una parte del debito sovrano della Grecia, questione che è oggeto di discussioni tra Fmi e zona euro).
Tuttavia prima di rinunciare al Fondo potrebbe essere adottata una soluzione intermedia. L'Fmi, come fa già in alcuni paesi, potrebbe firmare con gli stati della zona euro con cui ha concluso un programma di aiuti dei cosiddetti accordi di precauzione, ovviamente di concerto con la zona euro. Si tratta di accordi senza un aiuto finanziario ma sotto forma di firme in bianco sulla condotta della politica economica. Così la zona euro manterrebbe la sua autonomia finanziaria sfruttando al tempo stesso l'esperienza dell'Fmi. Si tratterebbe di una prima fase, perché in ultima analisi la zona dovrà affermarsi politicamente.

mercoledì 7 agosto 2013

Allarme Terrorismo (due articoli di Guido Olimpio sul Corriere)

In occasione di ogni allarme terrorismo si moltiplicano le rivelazioni su nuovi tipi di bombe che i terroristi di Al Qaeda potrebbero usare. Alcune sembrano elaborazioni fantasiose, altre sono più credibili. Difficile distinguere le prime dalle seconde.(...) ESPLOSIVO LIQUIDO - Ora si parla di altre novità. La prima è un esplosivo liquido che, dopo essere stato sciolto nell’acqua, è assorbito dagli abiti dell’attentatore. Poi è lasciato seccare e a quel punto il kamikaze indossa l’abito-bomba. (...)  FASCIA DETONANTE - E’ possibile che un «campione», se non l’ordigno stesso, sia stato consegnato agli americani da un kamikaze che in realtà era un agente dei sauditi. Reclutato da Al Qaeda nella penisola arabica avrebbe dovuto compiere un attacco e invece è scappato portando in dote una «fascia» detonante di nuova concezione. Un’elaborazione delle famose mutande bomba impiegate da uno studente nigeriano al servizio dei qaedisti. Il secondo modello è quello che prevede una delicata operazione chirurgica per impiantare nel corpo del terrorista una piccola carica. Esperti di sicurezza hanno paventato il rischio ed hanno citato proprio i tentativi di Al Asiri. Fino ad oggi, però, non sono emersi dati concreti.


Gli Usa hanno disposto la partenza immediata del personale diplomatico dell'ambasciata dello Yemen. E Londra li segue, decidendo di evacuare anche la loro ambasciata yemenita e di diramare il più alto livello di allarme possibile a tutte le navi che transitano a largo delle coste del Paese arabo. Misure legate al crescente pericolo di attacchi da parte dei qaedisti. La rappresentanza è una di quelle chiuse dal Dipartimento di Stato americano, oltre una ventina in tutto il mondo islamico. Washington temeva un attentato per il 4 Agosto ma è evidente che il rischio non è per nulla passato. Nel frattempo l'amministrazione Obama ha autorizzato una serie di attacchi con droni in Yemen negli ultimi 10 giorni nel tentativo di distruggere il complotto terroristico. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali quattro attacchi con droni sono avvenuti in rapida successione e sono legati «all'emergenza dell'intelligence che ha indicato come i leader del Al Qaida» abbiamo chiesto al gruppo affiliato in Yemen di attaccare obiettivi occidentali. La catena di eventi che ha innescato l’allarme terrorismo è più complessa di quella fino ad oggi raccontata. Sui media Usa sono trapelate molte versioni, dove ogni agenzia di sicurezza ha cercato di prendersi una parte del merito. Dalla contestata Nsa alla Cia. Proviamo a mettere insieme i tasselli. (...)

Mettere la verità degli altri nelle nostre vite (S.Jesurum, Sette, Corriere della Sera)

(...) AMICIZIE VERE. L’inizio è struggente: «Questa che tu non leggerai è la conclusione di ciò che avrebbe potuto essere un’amicizia ebraico-araba. Avrebbe potuto essere e non è stata che in piccola parte perché, nelle attuali condizioni storiche, ogni tentativo di amicizia vera tra un ebreo e un arabo è destinato a fallire». Il problema era – esattamente così come è anche oggi, ed ecco il motivo per cui la lettera viene riproposta – che uno dei due ragazzi era un convinto sionista, realtà che l’altro rifiutava radicalmente. Quando scoppiò la guerra, Sergio aveva detto a Ibrahim che per lui non ci sarebbe stato problema: «Se vincono gli arabi, tu sei arabo, se vincono gli israeliani, tu sei israeliano. Per me, invece, c’è una sola soluzione possibile». Poi i due amici si persero. Questo è il confitto mediorientale, una faccenda terribilmente difficile, triste, complessa, amara per la dimensione umana prima ancora che per una questione politica e/o ideologica. (...)

Pro-Test Italia Si Rivolge Al Presidente Napolitano

Dal sito dell'Associazione Pro-Test traggo e condivido quanto segue
FMM



L’associazione Pro-Test Italia si è rivolta, nei giorni scorsi, direttamente al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ecco il testo della nostra lettera.
Illustrissimo Presidente,
Sono Daria Giovannoni, Presidente dell’associazione no-profit Pro-Test Italia, nata a difesa della ricerca biomedica, e le scrivo riguardo l’ennesimo tentativo di svalutazione della ricerca in Italia.
Mi rivolgo a Lei come garante ultimo del diritto all’istruzione, alla salute e alla ricerca, chiedendo che l’articolo 13 riguardante il recepimento della direttiva europea 2010/63/UE (C. 1326 alla Camera dei Deputati) sulla sperimentazione animale venga rivisto completamente, alla luce delle numerose considerazioni esposte sia da noi che dalla comunità scientifica internazionale.
Non mi voglio soffermare sul fatto che questo articolo vada conto la direttiva dell’Unione Europea, che ben ha saputo mediare tra le richieste degli animalisti e i bisogni della ricerca, ponendo il nostro Paese in infrazione e di conseguenza costretto a nuove multe che non possiamo permetterci; bensì Le esprimo la nostra preoccupazione per le conseguenze che questo articolo porterà nel nostro Paese.
Non troviamo assolutamente accettabile che venga leso il diritto degli studenti a una preparazione completa ed avanzata, all’essere formati come professionisti competitivi in un contesto europeo. Questo articolo infatti incentiva ancora di più la “fuga dei cervelli” che da ormai troppo tempo interessa i nostri giovani laureati.
Non solo, le incredibili limitazioni alla ricerca porteranno l’Italia a non poter più svolgere la cosiddetta “ricerca di base” e di conseguenza verrà a mancare la “ricerca biomedica”. 
Leggi il resto qui http://protestitalia.wordpress.com/2013/08/06/pro-test-italia-si-rivolge-al-presidente-napolitano/

Per un punto della situazione leggi qui: http://protestitalia.wordpress.com/2013/08/02/recepimento-direttiva-sulla-protezione-degli-animali-da-esperimento-facciamo-il-punto/

Affittare Un Utero In India (ilFoglio)

(...) Terribili sono soprattutto le storie che arrivano dall’India. La vera terra promessa dell’utero in affitto, legalizzato dal 2002 e al centro di un business in crescita sregolata, favorita dalle tariffe concorrenziali rispetto agli altri paesi dove pure la pratica è legale (Stati Uniti, Spagna, la citata Ucraina). A raccontare in che cosa consista quel mercato che solo in India, oggi, è valutato in due miliardi di dollari, arriva lo studio di una ong con sede a Nuova Delhi, che dal 1983 si occupa di diritti delle donne: il Centre for social research (Csr), molto attivo anche contro l’aborto selettivo delle femmine e le sterilizzazioni forzate, altre feroci piaghe indiane. Nelle 168 pagine del rapporto, intitolato “Surrogate motherhood. Ethical or commercial”, troviamo i risultati di un sondaggio che ha preso in considerazione cento madri portatrici e cinquanta coppie di committenti (quasi sempre di indiani ricchi residenti in paesi occidentali dove l’utero in affitto è vietato), intervistate a Mumbai e a Nuova Delhi. E’ questa la vera novità dello studio del Crs: a parlare in prima persona sono stavolta anche quelle donne povere e poverissime che accettano di portare avanti una gravidanza su commissione per puro bisogno, a condizioni che non è esagerato definire di tipo schiavistico.

Vediamo così che i contratti stipulati tra queste donne e gli aspiranti genitori (le cliniche in questa fase non compaiono, così non tocca a loro rispondere se qualcosa andasse storto) sono normalmente firmati dopo il secondo trimestre di attesa, una volta consolidata la gravidanza (nelle fecondazioni in vitro c’è un’alta percentuale di aborti spontanei). La maggior parte delle madri surrogate non possiede copia del contratto e spesso non è nemmeno a conoscenza del suo contenuto: a contattarle, magari per strada, è stato uno dei tanti agenti che incassano una commissione dalle cliniche. Oppure ad attirarle è stata un’inserzione pubblicitaria che promette soldi alle madri portatrici. Gli stessi agenti sono, per il settantasette per cento delle donne consultate nel sondaggio, l’unica fonte di informazione su quello che le attende.
Queste e altre circostanze fanno concludere al Csr che, in India, “la libertà della madre surrogata è un’illusione”. Se il neonato mostra un’anomalia o il suo sesso non è quello specificato nel contratto, per esempio, i committenti possono ottenere che la madre surrogata abortisca, spesso con “comodi” metodi chimici somministrati nelle stesse baby factory. Queste donne, durante la gravidanza, vivono nelle cliniche o in case rifugio: ufficialmente per essere al riparo da circostanze che potrebbero metterle a rischio, in realtà per essere controllate: inzeppate di farmaci ormonali prima dell’impianto embrionale, soggette a qualsiasi somministrazione da parte dei medici, dopo.(...)

martedì 6 agosto 2013

I Minatori Cileni, Tre Anni Dopo (ilPost)

(...) I pochi soldi che avevano ricevuto (13 mila dollari per i diritti cinematografici di un film che verrà girato nei prossimi mesi e 10mila dollari donati da un milionario cileno) sono ormai finiti. Alcuni sono ancora disoccupati: uno dei sopravvissuti, Omar Reygadas, ha spiegato come molti proprietari di miniere abbiano timore di assumerli perché «pensano che al primo problema richiameremmo l’attenzione dei media». Qualcuno ha fondato con quei soldi delle piccole imprese e lavora saltuariamente. La maggior parte di loro non ha la possibilità di lavorare perché soffre di gravi problemi fisici e psicologici: sono gli uomini rimasti intrappolati sotto terra per il periodo più lungo di cui si abbia mai avuto notizia e la loro terapia in molti casi si è limitata soltanto alla somministrazione di pasticche per dormire e calmanti. «Alcuni sono caduti nell’alcol e nella droga», ha detto il loro avvocato. 


I minatori cileni, tre anni dopo (ilPost)

lunedì 5 agosto 2013

Un Punto Di Non Ritorno (dal blog di Marta Ottaviani)

(...) Possiamo però dire senza dubbio che la decisione dei giudici, ampiamente prevista da media e opinione pubblica, rischia di esporre il Paese a nuove tensioni dopo il periodo di fuoco dovuto alle proteste per Gezi Parki. Il governo islamico-moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan rischia di tornare nell'occhio del ciclone. Se è vero infatti che alcuni fra i condannati, come l'avvocato Kemal Kerincsiz, avevano tutto fuorché un passato trasparente, ci sono altri imputati che sembrano essere stati riconosciuti colpevoli più per un regolamento di conti politico, che per aver commesso realmente il fatto. Quello che possiamo fare è monitorare come sempre la situazione, ma le circostanze non ci permettono di essere più di tanto ottimisti. Questa mattina la strada che porta al tribunale di Silivri, dove si è tenuto il maxi processo, è stato teatro di scontri fra polizia e manifestanti, soprattutto vicini al partito laico di opposizione CHP, che considerano il processo un'enorme montatura politica. Il 2014 e il 2015 saranno anni di importanti appuntamenti elettorali. La Turchia ci arriva con un clima interno che definirlo teso è usare un eufemismo. 


Un Muro, Un Significato (David Bidussa, ilSole24Ore)

Le frontiere, scrive lo storico Lucien Febvre a metà degli anni '20, segnano luoghi di passaggio, più che linee di interdizione. L'idea di Febvre è che i luoghi di confine sono punti di sutura più che di frattura. Fine della politica è nel proporli appunto come luoghi di sutura per fare in modo che lo siano per davvero: la geografia non è mai ciò che c'è e la politica è uno strumento per fare in modo che la geografia non sia il registro dei conflitti. Oggi vige un diverso principio. I muri ci appaiono come naturali. Lo storico francese Claude Quétel, che con pazienza si è messo a indagare non solo il funzionamento di quelle fratture, ma anche l'origine (...) di David Bidussa - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/ZL2on 

mercoledì 31 luglio 2013

BCE, sì di Draghi alla pubblicazione dei verbali del Consiglio direttivo

(...) Se il progetto venisse realizzato, si tratterebbe della rottura di un tabù gelosamente custodito finora all’interno degli archivi strettamente stop secret dei banchieri centrali europei. Tempo fa Draghi aveva promesso alla Süddeutsche Zeitungl’intenzione di spiegare più in dettaglio le operazioni di politica monetaria e non standard della Bce. E ieri, in un’intervista al quotidiano di Monaco di Baviera, ha detto di ritenere la pubblicazione dei verbali «uno dei prossimi passi necessari» da compiere. E per questo, ha preannunciato che «il board della Bce sottoporrà una proposta in merito alla discussione e alla decisione del Consiglio direttivo».

In seno al direttorio, almeno tre degli altri cinque membri si sono già pronunciati a favore del progetto di maggiore trasparenza, attraverso la pubblicazione dei verbali segreti. Il primo era stato, alcuni giorni fa, il capo economista Peter Praet (in un’intervista al Corriere della Sera), seguito l’ultimo fine settimana dal membro francese Benoit Coeuré e da quello tedesco Jörg Asmussen. E quest’ultimo aveva sostenuto perfino che «i verbali (pubblicati) dovrebbero contenere anche il nome di chi ha votato a favore (di una decisione) e con quale motivazione».(...)

Bce , sì di Draghi alla pubblicazione dei verbali del Consiglio direttivo

31 luglio 1919: nasce Primo Levi

(...) Nato il 31 luglio del 1919 a Torino, da genitori di religione ebraica, Primo Levi si diploma nel 1937 al liceo classico Massimo D’Azeglio e si iscrive al corso di laurea in chimica. Riesce a laurearsi nel 1941 , a pieni voti e con lode ma sul diploma di laurea figura la precisazione: "di razza ebraica". Comincia così la sua carriera di chimico, che lo porta a vivere a Milano, fino all’occupazione tedesca. Il 13 dicembre del 1943 viene catturato  e successivamente trasferito al campo di raccolta di Fossoli dove comincia la sua odissea. Nel giro di poco tempo, infatti, il campo viene preso in gestione dai tedeschi, che deportano tutti i prigionieri ad Auschwitz. È il 22 febbraio del '44:  questa data che nella vita di Levi segnerà  il confine tra "prima" e "dopo". "Avevamo appreso con sollievo la nostra destinazione. Auschwitz: un nome privo di significato, allora e per noi".  (...)

Primo Levi, lo scrittore testimone della Shoa (dal sito Gariwo)

L'importanza dei fatti, delle misurazioni indipendenti, della scienza

(...) I fatti sono un’invenzione recente, non c’erano nemmeno le parole per indicarli. Factum: quello che è stato fatto. Nel 400 d.C. San Girolamo tradusse il Vangelo di Giovanni, 1:14: Verbum caro factum est, E il verbo si fece carne. Factum: da fare, quello che è stato fatto. Non sono un latinista, anzi giusto per rispettare i fatti: per quattro anni sono stato rimandato al liceo. Prendo questa informazione da La stanza intelligente di Weinberger (Codice Edizioni). In alcuni periodi fatto significava fatto disdicevole. Poi è arrivato Bentham e l’utilitarismo. Nel 1819 la Casa dei Comuni britannica discusse un nuovo disegno di legge sugli spazzacamini. I progressisti sostenevano che non fosse giusto far lavorare i ragazzi con meno di 14 anni, mentre i conservatori insistevano che era meglio che i bambini lavorassero «anziché vederli alla prese con imbrogli e furti oggi così comuni tra i maschi di tenera età», come diceva Thomas Denman. Mr. Ommaney era convinto che per i giovani spazzacamini (di otto anni) non ci fosse nessun problema: lui li aveva visti, erano vivaci, allegri e contenti. E Denman rilanciava: a quell’età hanno pure la costituzione fisica perfetta per pulire i camini. I progressisti combatterono le impressioni di Ommaney esibendo delle prove fattuali, e cioè le statistiche mediche che affermavano altro: i giovani spazzacamini esibivano tutti i sintomi della vecchiaia precoce. Erano le statistiche a dirlo: statistiche, dalla radice stat,Stato: un insieme di informazioni di Stato, indipendenti da opinioni e conclusioni personali.
Adesso facciamo presto a dire i fatti e a prendere in giro le statistiche (anzi chi è che non cita Trilussa e il pollo) e l’utilitarismo, ma fino all’Ottocento avevano la meglio i ricchi che, per lo più, esercitavano il potere basandosi sulle proprie impressioni e sulla autorità che il proprio status gli attribuiva. Poi arrivò Bentham. Secondo Bentham il piacere e il dolore influenzano in uguale misura la nostra vita, quindi il criterio per giudicare un’azione è stabilire se produca «la massima felicità per il maggior numero di persone». Il principio di Bentham applicato al caso dei giovani spazzacamini significava, per esempio, che la felicità del duo Denman/Ommaney (usare piccoli di otto anni per pulire il proprio camino) non contava più della felicità dei ragazzini (poveri). Con questa nuova filosofia lo Stato non poteva più basare le sue azioni sulle impressioni di quelli come Ommaney (ho visto anche gli spazzacamini felici), ma doveva impegnarsi ad accrescere la felicità generale. Per prima cosa doveva capire com’era davvero la vita dei cittadini, c’era bisogno di fatti, e di metodologie per accertarli. Fu il tempo dei libri azzurri, i rapporti sulla povertà, la criminalità, l’istruzione. Libri pieni di aneddoti, storie, interviste e tabelle statistiche: fatti su fatti, e anche se i metodi statistici non erano così raffinati, alla fine hanno vinto i progressisti.(...)

giovedì 10 gennaio 2013

Sul Reddito Minimo Garantito (Van Parijs - Vanderborght, Il reddito minimo universale, Università Bocconi editore)


"Nell’Utopia di Thomas More (1516) il viaggiatore Raphaël argomenta con l’Arcivescovo di Canterbury che un reddito minimo contribuirebbe alla lotta alla criminalità più della pena capitale. Oggi Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght (Il reddito minimo universale, Università Bocconi editore, 190 pagine, 14 euro) sostengono la superiorità di un reddito di cittadinanza individuale, universale e incondizionato, erogato dalla comunità politica a tutti i suoi membri, rispetto a ogni altra forma di welfare, basando la loro affermazione su argomenti etico-filosofici, ma sostanziandola con una puntuale analisi economica.
In buona sostanza, solo con la sicurezza di un reddito minimo universale i cittadini, secondo i due autori, potrebbero dirsi effettivamente liberi di compiere ogni altra scelta di vita, senza lo spettro della necessità di sussistenza.
Il dibattito sul reddito minimo universale, pur trovando degli antecedenti fin dal XVI secolo, diventa di vera attualità con la rivoluzione industriale e con i connessi bisogni di protezione sociale. Van Parijs, che insegna etica economica e sociale a Lovanio e filosofia politica ad Harvard, è uno dei protagonisti del dibattito, soprattutto europeo, sul reddito di cittadinanza degli ultimi venti anni. “Per alcuni”, scrivono gli autori nell’introduzione, “il reddito minimo universale costituisce un rimedio decisivo a numerose piaghe sociali, a cominciare dalla povertà e dalla disoccupazione. Per altri, è soltanto un’assurda chimera, economicamente impraticabile ed eticamente ripugnante”. Van Parijs e Vanderborght non fingono di essere neutrali, ma cercano di fornire al lettore le basi intellettuali per affrontare con cognizione di causa il dibattito.
Le resistenze all’introduzione di un automatismo che distribuisca una uguale somma di denaro a ogni cittadino, miliardario o nullatenente, impiegato, disoccupato o estraneo per scelta al mercato del lavoro sono “concettuali e morali prima ancora che di bilancio”, spiega nella prefazione Chiara Saraceno, ed è proprio a queste obiezioni che i due autori rispondono, in dettaglio, nel libro.
In queste pagine aleggia una certa fiducia nel fatto che il reddito minimo universale si sia affrancato, nell’ultimo quarto di secolo, dalla zona d’ombra dell’utopia, per avvicinarsi ad essere una reale possibilità. L’unico luogo al mondo in cui è realtà, anche se in piccola scala, è l’Alaska. Dal 1981 parte degli introiti derivanti dallo sfruttamento del sottosuolo sono divisi in parti uguali tra i cittadini, anche se la cifra risultante non è particolarmente significativa. (...)"


Le due versioni del reddito minimo garantito europeo (laStampa)

Il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, lo invoca. Persino Mario Monti nella sua famosa agenda lo richiama. Il reddito minimo garantito è sempre stato un cavallo di battaglia della sinistra sociale, ma ora anche autorevoli liberisti ne sembrano affascinati. In Europa solo Grecia e Italia ne sono prive. In altri paesi, Regno Unito, Francia, Germania, paesi scandinavi si sono da tempo attrezzati. In sintesi, le formule sono due, l'obiettivo uno solo: evitare che con la diffusione della disoccupazione ampi strati di popolazione cadano nella condizione di povertà. Le due versioni di reddito minimo garantito sono: una legata alla condizione lavorativa, l'altra legata alla lotta alla esclusione, indipendentemente dalla condizione lavorativa. (...)




mercoledì 9 gennaio 2013

La Cina abolisce i campi di rieducazione?

LA CINA dovrebbe cancellare entro l’anno in corso i campi di rieducazione attraverso il lavoro, i laojiao, l’annuncio lo avrebbe dato Meng Jiangzu, fino al mese scorso ministro della Pubblica sicurezza. La notizia è dirompente, se è vera, se non vi saranno smentite, se l’agenzia ufficiale Nuova Cina la confermerà nell’immediato, perché ieri si è limitata a comunicare che il governo cinese andrà avanti nella riforma del sistema penale senza citare l’abolizione del sistema dei campi di lavoro, in vigore da 56 anni. Un sistema che ha impresso una macchia ignominiosa su un regime che è sorto senza preoccuparsi troppo della certezza del diritto, dove la giustizia si fregiava dell’unica certezza di essere "proletaria" e gli abusi sono stati infiniti, purtroppo immaginabili. Per essere condannati al laojiao, non c’era - e non c’è ancora-bisogno di nessun processo, basta che la polizia lo voglia e lo sanzioni conunapratica amministrativa di reclusione fino a un massimo di tre anni, a discrezione aumentabili fino a otto. E poi? Negli ultimi tempi la stampa, anche quellapiùvicina al p otere, ha svolto inchieste per denunciare labarbarie di un metodo che forse andava bene negli anni caotici della Cina rivoluzionaria ma che non è ammissibile in un Paese che aspira alla leadership mondiale. E da più parti è stato ribadito che questa pratica è in contraddizione con la Costituzione del 1983, ancora una volta al centro della richiesta di vere riforme. (...)

Il Nobel Soyinka: “L’islam politico è peggio della schiavitù” (ilFoglio)

Una testimonianza su cui riflettere. L'Islam teocratico e fondamentalista non è l'unica voce di una fede professata da milioni di persone in tutto il mondo e non vanno fatte semplificazioni; ma non possiamo negarlo: c'è il forte rischio che possa diventare la parte vincente e politicamente più forte, soprattutto se non si guarda con attenzione a quello che avviene in Africa.

FMM


“Potete uccidermi se questo è il vostro modo di agire, ma le vostre bombe non mi costringeranno mai a sedermi a un tavolo con voi”, aveva detto di recente l’ottantenne Wole Soyinka dopo le minacce di morte che gli erano arrivate da Boko Haram, il potente gruppo islamista che sta insanguinando la Nigeria facendo strage di cristiani. Il nome del premio Nobel per la Letteratura del 1986, autore di capolavori quali “L’uomo è morto”, è infatti in cima alla lista degli intellettuali africani che i terroristi vorrebbero eliminare. Il servizio d’intelligence nigeriano ha da poco consigliato a Soyinka di tagliarsi la barba per evitare di essere riconosciuto per strada. 
Dopo essere finito nel mirino dei fondamentalisti islamici, il premio Nobel, fra le personalità più prestigiose dell’Africa e storico protagonista delle battaglie per la democrazia, torna a scrivere contro i terroristi e gli islamisti con un nuovo libro “On Africa”.

Il libro contro “l’aggressione egemonica dell’islam politico” esce nel momento in cui nella Nigeria natia di Soyinka decine di cristiani ogni giorno vengono uccisi dai terroristi. Nel grande plateau subsahariano descritto da Soyinka impazza l’odium fidei. Secondo Philip Jenkins, uno dei massimi esperti di religioni, “in Nigeria è in gioco l’equilibrio fra islam e cristianesimo”. Uno scontro che più che dalle immagini del film di Sydney Pollack “La mia Africa”, che inscena un continente opulento e affascinante, è simboleggiato dal villaggio nigeriano di Dogo Nahawa, dove gli islamisti hanno falcidiato a colpi di machete trecento cristiani, la maggior parte donne e bambini.  Trenta i fedeli uccisi una settimana fa. Prima, a Chibok, nel nord-est del paese, durante una funzione religiosa in una chiesa presa d’assalto da uomini armati. Poi a Musari, vicino al quartier generale dei militanti della setta islamica Boko Haram: i terroristi hanno tagliato la gola a quindici cristiani durante la notte. (...)

Il Nobel Soyinka: “L’islam politico è peggio della schiavitù”