martedì 20 agosto 2013

America autonoma (da ilFoglio.it)

Correva il marzo del 2012 quando Edward Morse, professore a Princeton ma con una lunga esperienza al dipartimento di stato ai tempi di Carter e di Reagan, diede alle stampe un corposo studio dal titolo “Energia 2020: l’America sarà la nuova Arabia Saudita?”. Nel giro di sei mesi il professor Morse fu costretto a metter nel cassetto il suo lavoro per produrne uno nuovo di zecca, uscito a febbraio. Il titolo? “Energia 2020: the Independence day”. Non è escluso che l’accademico di Princeton, alla luce degli ultimi dati, debba esibirsi in una terza fatica. Gli Stati Uniti, infatti, stanno diventando la nuova potenza dell’export di greggio e gas.
Tra il giugno 2012 e la metà del 2013 il saldo positivo della bilancia energetica americana è stato di 110,2 miliardi di dollari, circa il doppio del saldo precedente (51,5 miliardi). Una vera e propria rivoluzione, insomma, che gli Stati Uniti devono a pochi, ostinati animal spirits piuttosto che all’iniziativa dei grandi gruppi industriali o tantomeno della Casa Bianca. Molto si deve a Greg Mitchell, un anziano petroliere da poco scomparso che, a 79 anni suonati, decise di investire tutto quel che possedeva per perforare con le tecniche del fracking un pozzo in North Dakota. “E’ grazie a lui se oggi l’America è di nuovo indipendente”, si legge nella lettera che Daniel Yergin, la massima autorità in materia di greggio, ha scritto al presidente Barack Obama perché premiasse Mitchell con la Medaglia della Libertà, la massima onorificenza presidenziale. Ma la Casa Bianca, che ora non ha presa né polso sui paesi mediorientali dai quali dipendeva per il petrolio, non ha risposto in tempo: Mitchell, nel frattempo è scomparso e il presidente non ha dovuto affrontare le critiche dei Verdi, una fetta rilevante del suo elettorato; a conferma che questa rivoluzione avviene senza alcuna pianificazione. Anzi la politica, quando interviene, non lo fa per incentivare o programmare, ma per ostacolare o rallentare. L’Alaska è ancora in ampi tratti off limits per l’esplorazione, come buona parte della costa atlantica e pacifica. (...) 
Ma Obama, pur attento a non infrangere le regole del politically correct, non disdegna affatto i vantaggi che derivano dalla rivoluzione energetica: una posizione più forte sullo scacchiere internazionale, perché gli Stati Uniti dipendono sempre meno (o non dipendono affatto) dal petrolio mediorientale; circostanza che spiega anche se non giustifica l’impegno più distratto nell’area più calda del pianeta. Senza trascurare altri aspetti positivi (le difficoltà dell’economia russa, di riflesso al calo delle quotazioni del gas) o la minor baldanza dei sauditi che, per bocca del principe al Waleed, cominciano a parlare di possibile decadenza dell’Opec.

lunedì 19 agosto 2013

Egitto: La sfida tra le antenne televisive - Quando le notizie diventano armi (da Corriere.it)

Così i telespettatori hanno potuto vedere i colpi di fucile che partivano dal minareto verso i militari e verso la gente rimasta intorno ai blindati. Evidentemente nella torre si era posizionato un gruppetto ostile all'esercito. I commentatori di Al Jazeera hanno lasciato la parola all'Imam della moschea, Salah Sultan, che si è prodotto in una ridicola spiegazione: dall'interno del tempio non si può accedere al minareto (e passi) e dunque non si capisce da dove siano entrati i cecchini. Come dire: non erano dei nostri. E allora chi erano? Da dove erano entrati? Purtroppo i giornalisti di Al Jazeera hanno omesso queste semplici e indispensabili domande, avallando la versione dell'Imam e l'assunto di base: tutti i Fratelli musulmani sono combattenti per la libertà e la democrazia. Ma disarmati. Una mezza verità, come hanno testimoniato tutti i reporter internazionali presenti nello slargo di Ramses.

Avversari Senza Dialogo (da AffarInternazionali)


Inclusione prima, democrazia poi
In un contesto di democrazia non consolidata, è sul concetto di inclusione che si devono concentrare quanti cercano un’uscita dalla crisi.

Anche se tutte le mediazioni tentate non hanno portato risultati, è essenziale che le parti, a partire dal nuovo governo, si sforzino sinceramente per negoziare una rapida cessazione della violenza che metta da parte i progetti propri di ciascuna fazione.

Anche se le vicende degli ultimi giorni non sembrano andare in questa direzione, l’esercito dovrebbe facilitare una transizione inclusiva che coinvolga tutte le parti in causa, sperando che le dinamiche dell’Egitto portino a un evoluzione simile a quella della Turchia di fine anni ‘90.

Per conservare il sostegno della maggioranza della popolazione, i militari devono evitare atti di violenza come quelli degli ultimi giorni che iniziano a portare defezioni all’interno del fronte dei suoi sostenitori.

A Mohammed El-Baradei, da luglio vice premier del nuovo governo, è stato affidato il compito di spiegare al mondo intero che quello in Egitto non è stato un golpe, ma semplici dimissioni di un premier.

Ancora una volta, dopo aver eliminato il nemico comune, il fronte che ha portato al rovesciamento del governo Mursi rischia quindi di spaccarsi. In questo fronte confluiscono liberali, giovani, copti ed ex mubarakiani con idee diverse circa il ruolo che spetta ai militari.

Difficilmente il sostegno di cui gode ora l’esercito sarà illimitato. A mostrarlo è anche la ricomposizione del vecchio fronte di opposizione al regime militare, nel quale inizia a confluire l’anima giovanile del Tamarrod, la campagna che ha organizzato la prima manifestazione per la deposizione di Mursi. - 


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Dieci anni fa la strage alla sede Onu di Bagdad. E torna il«testamento» di Jean-Sélim Kanaan (da Corriere.it)

«Una potente esplosione, da un camion bomba condotto da un terrorista kamikaze, si è verificata martedì presso il quartier generale dell'Onu a Bagdad, nei locali del Canal Hotel. Secondo fonti Onu vi sono almeno 20 morti e un centinaio di feriti. Tra le vittime dell'attentato c'è anche Sergio Vieira de Mello, rappresentante speciale per l'Iraq del segretario generale dell'Onu Kofi Annan. Tra i morti vi sono anche operatori stranieri». Così, il pomeriggio del 19 agosto 2003, Corriere.it dava - in base alle prime, confuse ricostruzioni - la notizia della più grande tragedia della storia delle Nazioni Unite. I morti furono 23, e tra le vittime «straniere» c'era un ragazzo di 33 anni nato e cresciuto a Roma. Il nome esotico, Jean-Sélim Kanaan, riassumeva una ricchezza di identità dai tratti romanzeschi come la vita breve che ne è scaturita: padre egiziano cristiano copto, funzionario Onu; madre francese di fede protestante; infanzia tra il francese colto del liceo Chateaubriand e il romanesco puro delle strade della Capitale. Un pezzo di adolescenza a Pechino al seguito del padre, che in Cina muore, come si dice in questi casi, prematuramente, freddo avverbio che non rende il vuoto che lascia in un ragazzo la perdita della figura che gli segna la vita.
UNA STORIA SIMBOLO - Perché, a 10 anni dalla carneficina irachena, è giusto ricordare la storia di Jean-Sélim? Perché poche storie come la sua simboleggiano le guerre dell'ultimo ventennio e le contraddizioni dell'«ingerenza umanitaria», formula vaga con cui il mondo civile modula di volta in volta la sua capacità di vincere l'indifferenza. Ecco, «La mia guerra all'indifferenza» era il titolo che Jean-Sélim Kanaan aveva scelto un anno prima di morire per il libro in cui aveva raccontato la sua esperienza di giovanissimo volontario nelle ong prima e di brillante funzionario dopo. Un libro magnifico nella sua autenticità che ora il Saggiatore ripropone con una doppia prefazione: quella di Adriano Sofri, che dieci anni fa ebbe il merito di far sapere all'Italia chi fosse Jean-Sélim, e quella di Laura Dolci-Kanaan, la moglie italiana incontrata in Bosnia. Pagine di dolore asciutto, scritte per il compagno e il figlio nato poche settimane prima del camion bomba, che insieme a quelle del protagonista andrebbero lette nelle scuole - e per fortuna capita già spesso.

Gli Attacchi Alle Chiese In Egitto (ilPost)

Sabato 17 agosto, durante una conferenza stampa, il portavoce della presidenza egiziana ha accusato i media occidentali di occuparsi troppo delle azioni del governo nei confronti dei Fratelli Musulmani, ma di aver completamente dimenticato di raccontare gli attacchi che in questi giorni hanno subito le chiese copte in Egitto. Secondo il portavoce, almeno 12 chiese sono state attaccate e incendiate negli ultimi giorni.

L’agenzia di stampa Associated Press ha pubblicato ieri sera un lungo articolo in cui racconta queste violenze, firmato dall’esperto giornalista egiziano e direttore dell’ufficio del Cairo di APHamza Hendawi. Quasi tutte le violenze, scrive Hendawi, hanno avuto luogo fuori dal Cairo e spesso, oltre alle chiese, sono state attaccate anche abitazioni private. Almeno 40 tra chiese e altri edifici religiosi sono stati saccheggiati negli ultimi giorni e altri 23 sono stati incendiati e pesantemente danneggiati. Funzionari anonimi hanno rivelato ad AP che almeno due copti sono stati uccisi negli ultimi giorni, uno ad Alessandria ed un altro nella provincia meridionale di Sohag.
Le violenze si sono concentrate sulla comunità copta, legata ad una delle più antiche chiese cristiane del mondo, che in Egitto rappresenta una minoranza religiosa di quasi 10 milioni di persone, più o meno il 10 per cento della popolazione egiziana (che è in totale di circa 85 milioni di persone). Venerdì la chiesa copta ha diffuso un comunicato, confermando il suo appoggio al governo militare. Sono stati attaccati anche alcuni edifici cattolici.

Un Ripasso Sull'Egitto, Per Punti (ilPost)

Nell’ultimo mese e mezzo in Egitto sono successe molte cose: c’è stato un colpo di stato – anche se non tutti sono d’accordo nell’usare questa definizione – che ha deposto il presidente Mohamed Morsi, eletto nel giugno 2012; c’è stato il ritorno al potere dei militari, che erano stati progressivamente estromessi dai Fratelli Musulmani, il movimento politico-religioso che sostiene Morsi; negli ultimi mesi ci sono stati massacri, soprattutto al Cairo, gli ultimi dei quali sono stati compiuti mercoledì 14 e venerdì 16 e in cui è morto un numero imprecisato di persone (le cifre ufficiali sono state riviste più volte al rialzo).
Da un mese e mezzo fuori dall’Egitto si cerca di capire cosa stia succedendo nel paese, chi sta con chi, che ruolo hanno i militari, chi sono e da dove vengono i Fratelli Musulmani. Se si dovesse raccontare il perché delle violenze in Egitto oggi, ci sarebbe da andare indietro almeno due anni e mezzo, alle prime proteste contro l’allora presidente Hosni Mubarak, chiamate da tutto il mondo insieme ad altre nei paesi vicini “primavera araba”. E di tutto quello che è successo, una cosa non è mai cambiata: lo scontro – politico e non – tra Fratelli Musulmani ed esercito. In sintesi, ecco le tappe più importanti degli eventi in Egitto da allora.

giovedì 8 agosto 2013

Dossier - Sicurezza, Privacy, Tecnologia: il Futuro Non Attende

Nei mesi scorsi si è discusso molto di Privacy e Sicurezza: le maiuscole sono da un certo punto di vista scorrette, ma indicano che qui si parla di valori (anzi, Valori) che appaiono in contrasto fra loro. Se ci lasciamo prendere dalle "istantanee" dell'oggi (Prism, l'"eroe" - mah? - che denuncia lo "spionaggio" del governo, Obama che cerca di difendersi forse non agevolmente), è inevitabile che sentiamo prevalere la maiuscole, ma forse poco la realtà.

Vi propongo di seguito qualche articolo un po' più specialistico (e soprattutto non scritto nei giorni della discussione più accesa), per provare a osservare il problema più generale del connubio fra Tecnologia e Sicurezza... Anzi, diciamo meglio e scriviamo meglio: fra le tecnologie e le sicurezze che chiediamo, e le ricadute di questo legame nei nostri vissuti, nelle nostre sfere intime. Non si parla solo di web, tanto per intenderci.

Non voglio tifare per una posizione particolare, ma invitare ad approfondire: il futuro sta arrivando a noi, anche in forme non semplici da capire e da prevedere, in tempi molto veloci; purtroppo forse il concetto di "privacy" a cui siamo abituati non funziona più, o comunque è di difficilissima applicazione. L'indagine dei dati web - per dirne una - è un'arma potentissima di prevenzione a cui probabilmente è impossibile rinunciare (come è impossibile rinunciare alla bomba atomica, in campo più strettamente militare,in un certo senso).

Dobbiamo probabilmente ridefinire anche la nostra percezione e ilnostro concetto di "dato personale", sapendo che in molti passaggi della nostra vita, questi dati sono di fatto "tracciati" (il che non significa necessariamente essere spiati in senso classico)

Un'ultima cosa; il fattore umano non scompare. Sia nel bene, che nel male. Sia fra chi ci combatte, sia fra chi ci difende. le macchine potranno moltissimo, ma rimaniamo comunque liberi, al fondo. Il racconto di Guido Olimpio che vi propongo - come anche gli articoli sull'allarme terrorismo di questi giorni, in  cui viene sottolineata la possibile presenza di una "fonte" che non è dipesa da intercettazioni - un po' lo dimostrano. 

Robert Baer nel bel libro "La disfatta della CIA" denunciava il fatto che i Servizi si stessero "accontentando" della tecnologia, abbandondando il contatto con le persone, la ricerca dell'informazione di prima mano, di un tradimento e una debolezza da sfruttare, essenziali per capire a fondo come si muovono i nostri nemici. Ebbene, nessuna tecnologia e nessun controllo potranno sostituire una politica dell'intelligence che si gioca sul campo.

Spero che la proposta di letture - che traggo principalmente dal periodico GNOSIS, rivista italiana di Intelligence, organo dell'AISI - possono essere utili per una riflessione più ampia.

Francesco Maria


***
In una breve intervista con Virginia Piccolillo pubblicata oggi sul Corriere della Sera, l’ex parlamentare del PdL Alfredo Mantovano sostiene che il PRISM non fosse un programma segreto e di averlo visto in funzione alcuni anni fa, durante una visita a Washington nel giugno del 2007.
http://www.ilpost.it/2013/06/14/mantovano-il-prism-non-era-segreto-lho-visto-anchio/
Pertanto il dibattito non dovrebbe focalizzarsi sulla scelta “sicurezza o privacy” ma piuttosto su un concetto nuovo, esprimibile come “controllo e sicurezza nel rispetto della privacy”. Questa nuova rappresentazione mentale del binomio sicurezza-privacy, impone la diffusione di un nuova chiave di lettura del concetto stesso di privatezza delle informazioni personali. La privacy non deve essere più intesa come “anonimato assoluto”, ma come “sicurezza personale garantita da processi di identificazione e controllo”. Le metodologie di riconoscimento dell’individuo (effettuato in svariati modi, nei diversi secoli) devono essere rivisitate in funzione della nuova era che stiamo vivendo: l’era delle tecnologie avanzate. Sistemi di biometria, telecamere di controllo (che da tempo forniscono un contributo rilevante alle Forze dell’ordine per l’identificazione rapida dei malviventi), body scanner, passaporto elettronico, sono solo alcune delle implementazioni tecnologiche che saremo costretti ad implementare per innalzare la nostra sensazione di sicurezza personale. Ma tutto ciò, come ho già spiegato, non deve indurci a considerare queste innovazioni come un limite alla nostra democrazia o una ennesima violazione alla nostra privacy. Dobbiamo considerarlo il giusto “obolo” da versare per continuare a vivere un’esistenza normale, in una società in continua evoluzione, in cui la libertà personale e la garanzia di eguali diritti e doveri, sia assicurata a tutti coloro che perseguono i loro obiettivi nel pieno rispetto delle leggi morali e civili del paese in cui vivono. Un ultimo aspetto di particolare rilevanza, legato al problema della tutela della privacy, risiede nella crescita esponenziale del legame che unisce sempre di più l’evoluzione della scienza e l’esigenza di acquisire informazioni dal singolo individuo. Cito un esempio recentissimo. Nelle scorse settimane è stato annunciato da un gruppo di ricercatori della Fondazione FiorGen di Sesto Fiorentino, in collaborazione con i ricercatori tedeschi della Bruker, un sistema per tracciare la carta di identità metabolomica di un individuo attraverso un semplice test delle urine. Mediante la prova d’esame del liquido renale è possibile identificare esattamente tutti i processi del metabolismo di un individuo. Questa scoperta consentirà, nel prossimo futuro, di personalizzare diagnosi e terapie farmacologiche mirate per la risoluzione di patologie personali e per capire, ad esempio, se l’alterazione di un determinato metabolita è collegata all’insorgenza di malattie. Tuttavia l’aspetto più interessante della scoperta dei team di studiosi, risiede nella dimostrazione che esiste un’identità metabolica personale e che attraverso un esame di campioni di urina (esaminati con la risonanza magnetica nucleare) è possibile distinguere un individuo da un altro. Quindi ciascuno di noi, possiede una impronta digitale metabolomica unica e irripetibile. Inoltre, mentre il genoma (estrapolabile dall’analisi del DNA) offre l’immagine delle potenzialità di un individuo, il metaboloma permette di effettuare una fotografia istantanea della situazione “reale” di una persona. Essa tiene conto di fattori come l’età, l’alimentazione, le patologie e gli stili di vita, che non vengono evidenziati dall’analisi del genoma. In sostanza il genoma ci indica ciò che un individuo potrebbe essere, il metaboloma ci indica come realmente è. La scoperta degli scienziati della FiorGen, che ha suscitato grande clamore nel mondo scientifico, è stata pubblicata sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze “Pnas”. In funzione di ciò, tra pochissimi anni, potremo sicuramente disporre di una carta di identità biologica in cui saranno riportati molte informazioni “personali” che ci consentiranno di salvaguardare la nostra salute grazie all’immediata identificazione del quadro clinico personale, o all’assunzione di farmaci “intelligenti” calibrati sul metabolismo individuale, in modo da poter massimizzare l’efficacia, minimizzando, nel contempo, gli eventuali effetti collaterali. Questo dispositivo ci consentirà anche di poter distinguere un individuo dall’altro per esigenze riconducibili ad aspetti legati proprio alla sicurezza personale. Scoprire immediatamente una particolare pericolosa patologia potrebbe salvarci la vita, come anche l’identificazione del tipo di alimentazione che pratichiamo potrebbe scagionarci da un errore giudiziario, ma avrebbe una grandissima valenza anche nello studio delle abitudini e dei comportamenti delle persone in contesti geografici esposti a rischi ambientali. O, molto semplicemente, ci potrebbe consentire di accedere rapidamente in aereo senza arrivare in aeroporto con almeno due ore di anticipo… . Siamo entrati nell’era della Cyber-Society e non c’è modo di uscirne o di tornare indietro. 


Il fattore umano, spesso negletto o offuscato dalle meraviglie della tecnologia, può essere davvero decisivo. Una conferma è emersa tra aprile e maggio di quest’anno, quando è stato sventato un nuovo attentato ad un aereo di linea. Lo doveva compiere un terrorista suicida, fornito di un tipo più sofisticato di ‘mutande-bomba’. Un piano concepito dalla branca yemenita di Al Qaeda. Solo che il probabile kamikaze era un infiltrato dei Servizi sauditi che ha assecondato l’operazione fino ad un passo dall’ora X, per poi scappare negli Emirati. Una volta a Dubai, ha consegnato ai suoi ‘gestori’ l’ordigno e ha fornito indicazioni cruciali sul gruppo estremista. Svelando probabilmente più del dovuto, diverse fonti hanno ricostruito il percorso della talpa. Cittadino inglese d’origini mediorientali, è stato agganciato dagli 007 sauditi proprio in Gran Bretagna. Quindi, è stato ‘coltivato’ e trasformato in militante perfetto. Il candidato ideale per essere reclutato da una formazione qaedista, doveva:

1) apparire determinato,
2) conoscere bene l’Occidente,
3) avere un passaporto britannico che gli permettesse di viaggiare in Europa e in USA senza necessità di visti.

Il passaggio successivo è stato più ‘fumoso’. Forse un secondo informatore ha avvisato Riad che i qaedisti cercavano qualcuno che potesse condurre una nuova operazione. E, allora, la ‘talpa’ si è offerta. Oppure, è stato scelto per i motivi che abbiamo indicato. Il risultato non cambia: il progetto è stato neutralizzato.



Appare, quindi, evidente che i computer, pur essendo risolutivi per molteplici attività, in questo caso dimostrino tutta la loro incapacità nello sfruttamento intelligente delle informazioni in loro possesso. Pertanto, per implementare un sistema di ingegnerizzazione delle informazioni, si rende necessaria ancora la presenza umana, soprattutto per la costruzione di quel workflow processes, appositamente studiato per l’identificazione delle fasi utili fruibili per la realizzazione di un sistema di consapevolezza cognitiva.(...)

Grazie all’avvento della rete Internet, sul finire degli anni ‘90, si comincia a ragionare in termini di sistemi esperti dedicati alla gestione delle informazioni.
La possibilità di creare degli enormi database di dati e notizie da elaborare, per consentire di produrre informazioni complete e strutturate (conoscenza), ha indotto le comunità scientifiche internazionali a concentrare gli studi e le ricerche sullo sviluppo di sistemi informativi, basati soprattutto sul Web. Parallelamente, si assiste allo sviluppo di un nuovo filone scientifico, in cui la ricerca e l’implementazione di sistemi di knowledge engineering, in grado di consentire l’accentramento dei dati in Rete e l’interoperabilità dei programmi e delle tecnologie web, conduce allo sviluppo di un modello architetturale di ricerca intelligente delle informazioni: nasce il web semantico(...)

Ma ciò che preoccupa maggiormente i CIO (Chief Information Officer) è proprio l’inarrestabile crescita dei dati, che renderà ancora più difficoltosa la “gestione intelligente” delle informazioni. In funzione di ciò le aziende saranno costrette ad arruolare i data scientist, figure strategiche che avranno il compito di trasformare questo mare magnum di informazioni in un erogatore di conoscenza.(...)

Nel 2011 il giornalista Kimberly Dozier, dell’Associated Press, durante una visita condotta presso l’Open Source Center della CIA20, ha l’opportunità di verificare alcune delle attività condotte dai primi data scientist reclutati dall’Agenzia.
L’attività primaria consiste nella raccolta continua di dati e informazioni prodotte nel Cyberspazio nella loro “lingua madre” (cioè in tutte le lingue parlate nel mondo), spaziando dall’arabo al cinese mandarino. In seguito, si procede con l’analisi dei dati raccolti: si indagano post sospetti, tweet di utenti arrabbiati, email contenenti frasi strane in documenti chiari, minacce e insulti nei social network, blog anomali o superficiali gestiti da utenti improbabili.

Poi, si incrociano le informazioni “attenzionate”, con giornali locali, conversazioni telefoniche, foto, immagini geostazionarie, posta elettronica, sms, mms, ecc.. Successivamente, si provvede alla costruzione di “scenari ricercati”, studi e rapporti utili per i più alti livelli della Casa Bianca, come nel caso del documento in cui si illustrava lo stato d’animo del popolo della regione pakistana in cui è avvenuto il blitz, all’indomani della cattura e dell’uccisione di Osama Bin Laden. Nell’articolo di Dozier è significativa l’affermazione di un funzionario della CIA, Doug Naquin, che dichiara come la sua squadra di analisti avesse previsto la rivolta verificatasi lo scorso anno in Egitto senza, tuttavia, riuscire a prevedere il periodo esatto in cui si sarebbe sviluppata (...)

Ma l’aspetto che maggiormente assume rilevanza nella struttura ubicata a Shanghai, è la varietà e la particolarità dei campi di ricerca. Ad esempio, si conducono studi sulle tecniche di data mining per il sequenziamento del gene, sull’analisi delle informazioni sui sistemi di trasporto intelligence, sulle motivazioni che conducono alla creazione di virus informatici e, perfino, sugli aspetti psicologici che influiscono sui mercati azionari. Insomma, stiamo parlando di metodologie di analisi ed elaborazione intelligente di tutte le informazioni disponibili. (...)



Ma questa rivoluzione ha un suo costo. Sul Web corre di tutto: reti criminali transnazionali, hackers, terroristi. Ma anche governi o imprese interessate a sottrarre al nemico o al concorrente il vantaggio competitivo di cui godono.
La ricerca del primato si sta rapidamente spostando sulla Rete e, presto o tardi, la collisione tra interessi potrebbe condurre ad una vera e propria guerra combattuta via internet.(...)

Lo spazio cibernetico è un nuovo, fondamentale, campo di battaglia e di competizione economica e geopolitica.
E, come accade in tutte le competizioni, ci saranno attori destinati a dominare ed altri destinati a soccombere. 
Sotto questo profilo, gli Stati Uniti hanno molti più concorrenti e potenziali nemici di quanto non accada per altri tradizionali domìni, da quello economico a quello militare. Il Presidente Obama ha stimato in 1.000 miliardi di dollari la perdita netta nel 2009 per le aziende tecnologiche americane a causa di attacchi informatici, tra danni causati ai sistemi e sottrazione di marchi o brevetti. Nel suo consueto rapporto annuale al Congresso, il Direttore nazionale dell’Intelligence americana ha indicato la cyberguerra al primo posto tra le minacce alla sicurezza nazionale: essa è in grado di erodere il vantaggio competitivo degli Stati Uniti annullando gli impatti delle innovazioni e incidendo, addirittura, sugli stili di vita dei cittadini e delle imprese, costretti probabilmente in un prossimo futuro a rinunciare ad una porzione della loro libertà sul Web per mettere al riparo il Paese da danni più gravi.
Paesi come la Russia, Israele, l’Iran o la Corea del Nord sono già in grado di dispiegare armate di cybercombattenti,(...)



Nel testo si parla anche di guerra psicologica (o psychological warfare) che, grazie all’utilizzo di Internet, ha visto il suo potere accrescere in maniera esponenziale soprattutto per quanto concerne la capacità di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamenti a livello mondiale (un esempio illuminante in tal senso è Wikileaks).
In funzione di ciò, non sono pochi i segnali a conferma del fatto che si possa giungere ad una integrazione del pensiero dell’uomo all’interno del mondo digitale, consentendo di trasformare il cyberspazio in un sistema pensante virtuale. Anche l’intelligence, dovrà adeguarsi a questo inarrestabile e difficile cambiamento, e lo sviluppo dell’open source intelligence, ne è una conferma.
Nonostante la complessità degli argomenti trattati, l’autore è riuscito a realizzare un libro assolutamente divulgativo e comprensibile anche per un pubblico di non esperti di tecnologie e psicologia. Al termine della lettura la considerazione finale non può prescindere da una consapevolezza che si percepisce in tutte le pagine del testo: il potere delle tecnologie e l’integrazione delle stesse con l’essere umano costituiranno il punto nevralgico dell’evoluzione della nostra società e quindi dell’intero nostro pianeta. 
Come asserisce l’autore “In futuro, nel cyberspazio, la mente dell’individuo somiglierà sempre di più ad un componente di un sistema pensante virtuale, in cui da un punto di vista logico, non sarà più facile distinguere ciò che è umano e ciò che è artificiale. La cybersocietà sarà in grado di produrre cose, ad oggi, impensabili. Tuttavia, al di là di ciò che accadrà nei prossimi decenni, l’essere umano sarà certamente in grado di comprendere meglio il funzionamento della sua mente e di ciò che è realmente in grado di fare”.


Nondimeno lo stupore, misto ad una sensazione di incredulità, si impossessa di noi soprattutto quando apprendiamo che alcune di quelle storie fantastiche e ricche di fascino che fino a qualche decennio fa appartenevano alla fantasia, oggi assumono la connotazione dell’ennesima scoperta scientifica. E così non deve stupire più di tanto anche l’annuncio di qualche mese fa, sulla realizzazione di un software messo a punto da Intel (azienda statunitense, leader nella settore della realizzazione di microprocessori), in grado di effettuare, almeno in parte, la lettura del pensiero della mente umana. Il funzionamento del dispositivo è piuttosto semplice (si fa per dire!) e si basa sull’utilizzo di un sistema impiegato per effettuare le risonanze magnetiche. In sostanza, il congegno effettua una mappatura delle aree del cervello interessate alla generazione delle parole, in maniera similare a quanto fanno le applicazioni che traducono la voce in comandi e testi. È opportuno ricordare che l’attività cerebrale del cervello si basa su onde elettriche (onde cerebrali) che generano appunto l’attività elettrica cerebrale. Non a caso, mediante l’elettroencefalogramma (EEG) è possibile registrare l’attività elettrica dell’encefalo. Quindi, il dispositivo della Intel, è in grado di identificare le parole “pensate” dalla mente dell’uomo, di abbinare loro un significato elettrico cerebrale e di costruire, mediante una procedura di apprendimento, una sorta di mappa di collegamento tra le parole pensate e i relativi comandi da generare. La dimostrazione è stata effettuata su un soggetto a cui è stato chiesto di pensare ad una serie di parole comuni (indicate dal ricercatore). Uno specifico algoritmo matematico, associava ad ogni parola le aree del cervello che si attivavano quando esse venivano pensate. Successivamente, al soggetto veniva chiesto di pensare ad una delle parole precedentemente suggeritegli. Il sistema ha dimostrato, durante i vari test, un’accuratezza superiore al 90%. È inutile sottolineare che il successo ottenuto da questa sperimentazione, apre le porte ad un ventaglio di possibili applicazioni. Pensiamo solo alla possibilità di gestire dispositivi elettronici senza usare le mani (si pensi all’eliminazione di tastiere, mouse, monitor touchscreen, telecomandi, etc.), ma si consideri anche le possibilità di applicazioni nel settore delladomotica (scienza interdisciplinare che si occupa dello studio e della ricerca nelle tecnologie legate al miglioramento della qualità della vita nella casa). Forse, nel giro di qualche anno, saremo in grado di accendere il televisore e di sincronizzarlo su di un canale televisivo, semplicemente pensando al programma che ci interessa, oppure di aprire porte e serrature semplicemente con un semplice desiderio espresso dalla nostra mente. Ci fermiamo qui, ma potremmo continuare a citare esempi innumerevoli, guardando anche alle possibili applicazioni in persone affette da gravi handicap fisici.
Il dispositivo è stato presentato al Teach Heaven di New York suscitando grande stupore ed interesse. Al momento i limiti maggiori sono imposti dall’elevato costo dei particolari macchinari, soprattutto in funzione del costo e delle dimensioni del dispositivo di risonanza magnetica, ma secondo Dean Pomerleau, ricercatore dei laboratori Intel, il dispositivo ridurrà il suo ingombro alle dimensioni di un cappello, ed anche il costo subirà un sostanziale ridimensionamento grazie anche allo sviluppo delle nanotecnologie. Grazie ad esse, il dispositivo potrebbe assumere le stesse dimensioni di un auricolare e potrebbe essere utilizzato per impieghi riconducibili all’acquisizione di informazioni personali. Naturalmente ci riferiamo all’utilizzo per applicazioni di intelligence, ed il suo impiego potrebbe rivelarsi molto interessante per verificare la correttezza delle informazioni possedute dal singolo individuo. Proviamo solo ad immaginare quali potrebbero essere gli utilizzi di uno strumento del genere.
Sarebbe possibile dire addio a macchine della verità, farmaci allucinogeni e test psicologici specifici per verificare il grado di attendibilità di un soggetto, basterebbe semplicemente “leggere” nella sua mente per scoprire esattamente a cosa sta pensando e il livello di veridicità delle sue affermazioni.

Il "Sentiero Annunziato"

Per valutare l'efficacia degli annunzi monetari bisogna infatti considerare tre elementi che caratterizzano ciascuna delle banche centrali considerate: la missione, la strategia e la tattica. Un annuncio è credibile se è coerente con la missione del banchiere centrale che si sta legando le mani. Qui emerge la prima differenza tra la Bce, che ha un mandato specializzato, e le due banche centrali anglosassoni, che hanno un mandato duale. Dal 1999 la Bce ha una priorità da tutelare: la stabilità monetaria, (...) 
Donato Masciandaro - Il Sole 24 Ore - leggi su Un arma a doppio taglio

Chi E' Xu Zhiyong?

(...) Chi è Xu Zhiyong? Si tratta di un avvocato di quarant'anni, fondatore del «Movimento dei Cittadini», una organizzazione che da tempo chiede maggiore trasparenza all'apparato politico cinese. In particolare il «Movimento dei cittadini» si è battuto per la pubblicazione dei patrimoni economici dei funzionari cinesi, un'istanza molto sentita dall'opinione pubblica cinese. Anche per questo Xu è stato arrestato il 16 luglio scorso con l'accusa di «disturbo dell'ordine pubblico»; un'accusa ridicola se si considera che Xu era da tre mesi agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Pechino.
Le richieste di maggior trasparenza, così come altre speranze circa potenziali riforme in Cina, erano arrivate dopo alcune dichiarazioni proprio del Presidente cinese Xi Jinping. Quest'ultimo infatti aveva affermato che «nessuna organizzazione o individuo dovrebbe porsi al di sopra della costituzione». Speranze vane, ad ora, come tante altre  (...)

Il problema per il «Movimento dei cittadini» - ovvero la ragione per la quale la repressione nei suoi confronti sarà durissima - è quello di incarnare un sentimento fortemente popolare: la disparità di vita tra i funzionari e le persone normaliè ormai evidente in Cina e per questo da tempo sono state effettuate richieste affinché i funzionari pubblichino i propri patrimoni. La campagna di Xi Jinping contro la corruzione aveva fatto pensare alla possibilità che una maggiore trasparenza potesse davvero diventare realtà, ma il processo del PCC, dall'alto verso il basso, ad ora sembra l'unica risposta alle tensioni sociali riguardanti le diseguaglianze nel paese.

Marcinelle, Europa

Marcinelle: la tragedia richiama ad una riflessione ancora attuale sui temi della piena integrazione degli immigrati e della sicurezza nei luoghi di lavoro

"Desidero esprimere sentimenti di ideale vicinanza a quanti partecipano alle cerimonie in ricordo della orribile sorte dei minatori, italiani e non, che persero la vita al Bois du Cazier 57 anni fa". Lo ha scritto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato in occasione del 57° anniversario della tragedia di Marcinelle.


"La commemorazione delle 262 vittime deve costituire - ha continuato il Capo dello Stato - potente richiamo ad una riflessione ancora attuale sui temi della piena integrazione degli immigrati così come su quelli della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il concreto accoglimento di queste istanze umane e civili e la piena affermazione di questi diritti fondamentali debbono essere perseguiti con la massima attenzione dalle istituzioni e da tutte le forze sociali".

"In questo giorno dedicato al ricordo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, rivolgo - ha concluso il Presidente Napolitano - il mio pensiero di solidarietà ai familiari delle vittime della tragedia di Marcinelle e di ogni altra nella quale sono periti nostri emigranti".




Contro La Violenza Di Genere - Le Decisioni Del Governo

(...) Lo Stato si schiera senza se e senza ma a favore delle vittime di violenza domestica. «Una lotta senza quartiere», come l’ha definita il premier Enrico Letta che si è detto «orgoglioso» degli interventi decisi dal governo per «dare un chiarissimo segnale di contrasto» al triste fenomeno del femminicidio. Tra le altre novità previste, continua Alfano: «Viene data alle Forze di Polizia la possibilità di buttare fuori da casa con urgenza il coniuge molesto che genera violenza», e sarà possibile con «un’azione preventiva chiesta dal magistrato e disposta dal questore». Se c’è quindi «il rischio che da quelle minacce, da quei atti molesti possa derivare un pericolo di vita o di integrità fisica, si può intervenire subito con un’azione preventiva. Viene impedito a chi opera violenza nei luoghi domestici anche di avvicinarsi alla casa o ai luoghi di residenza». Importante la norma che prevede l’arresto obbligatorio in flagranza per i delitti di maltrattamento contro familiari per lo stalking come la corsia preferenziale nei Tribunali per combattere questi crimini e «il gratuito patrocinio per la vittima, a prescindere dal suo reddito». (...)


Aggredite Con L'Acido A Zanzibar (Corriere della Sera)

Sono volontarie, e non turiste, le due giovani cittadine britanniche attaccate a Zanzibar da ignoti assalitori, che hanno gettato loro acido sul volto per sfregiarle: lo ha precisato un portavoce della polizia dell'arcipelago africano, Mkadam Khamis, secondo cui è in corso una «caccia all'uomo» per catturare gli aggressori.
NON IN PERICOLO DI VITA- Le vittime, entrambe diciottenni, lavorano come operatrici umanitarie per un ente assistenziale. Sono state avvicinate mentre camminavano per strada a Stone Town, il centro storico dell'omonima capitale, da due individui a bordo di un ciclomotore che le hanno colpite anche al torace e alle mani. Pur non essendo state giudicate dai medici tali da poterne mettere in pericolo la vita, l'entità delle lesioni ha fatto sì che le due donne siano state immediatamente trasferite a Dar-es-Salaam, ex capitale e città principale della Tanzania di cui l'isola fa parte, per le cure del caso.(...)

Possiamo Farcela Senza L'FMI (PressEurop - Les Echos)

(...) In realtà l'Fmi è intervenuto nella zona euro (Grecia, Irlanda, Portogallo e Cipro) per tre ragioni principali. La prima è che non era stato previsto nulla per affrontare una situazione di fallimento di uno stato della zona euro, e il Fondo era l'unico strumento finanziario disponibile per aiutare degli stati che avevano delle necessità di finanziamento a brevissimo termine.
La seconda era politica, l'Fmi doveva svolgere il suo ruolo di capro espiatorio, cioè di istituzione che esige delle condizioni impopolari per il risanamento, una cosa che gli stati della zona euro non erano pronti a fare da soli.
Terza e ultima ragione, l'indiscussa esperienza dell'Fmi nel concepire in poche settimane dei programmi economici. Un'esperienza che giustificava un sostegno del genere in una situazione così caotica.(...)
A questo punto non sarebbe il caso che la zona euro dicesse che può fare a meno dell'Fmi? La seconda moneta di riserva al mondo dovrebbe trovare la sua piena sovranità e mostrare che è capace di essere solidale e protettrice nei confronti dei suoi membri. Non ricorrere al Fondo avrebbe una duplice conseguenza. Prima di tutto finanziaria. Bisognerebbe infatti coprire le spese dell'Fmi in Grecia, Portogallo e a Cipro. Ma questi fondi sono adesso disponibili attraverso l'Ems.
In secondo luogo politica, poiché la zona euro sarebbe lasciata a se stessa e alle sue debolezze, soprattutto per quanto riguarda la debole coesione delle economie tra sud e nord. I governi hanno voluto dimostrare che la zona euro non era solo un’unione monetaria, ma anche un atto politico. Di conseguenza un gesto del genere assumerebbe un significato forte: dopo una fase difficile, la zona euro si dimostrerebbe pronta ad affrontare da sola le sue sfide (come per esempio l'annullamento o meno di una parte del debito sovrano della Grecia, questione che è oggeto di discussioni tra Fmi e zona euro).
Tuttavia prima di rinunciare al Fondo potrebbe essere adottata una soluzione intermedia. L'Fmi, come fa già in alcuni paesi, potrebbe firmare con gli stati della zona euro con cui ha concluso un programma di aiuti dei cosiddetti accordi di precauzione, ovviamente di concerto con la zona euro. Si tratta di accordi senza un aiuto finanziario ma sotto forma di firme in bianco sulla condotta della politica economica. Così la zona euro manterrebbe la sua autonomia finanziaria sfruttando al tempo stesso l'esperienza dell'Fmi. Si tratterebbe di una prima fase, perché in ultima analisi la zona dovrà affermarsi politicamente.

mercoledì 7 agosto 2013

Allarme Terrorismo (due articoli di Guido Olimpio sul Corriere)

In occasione di ogni allarme terrorismo si moltiplicano le rivelazioni su nuovi tipi di bombe che i terroristi di Al Qaeda potrebbero usare. Alcune sembrano elaborazioni fantasiose, altre sono più credibili. Difficile distinguere le prime dalle seconde.(...) ESPLOSIVO LIQUIDO - Ora si parla di altre novità. La prima è un esplosivo liquido che, dopo essere stato sciolto nell’acqua, è assorbito dagli abiti dell’attentatore. Poi è lasciato seccare e a quel punto il kamikaze indossa l’abito-bomba. (...)  FASCIA DETONANTE - E’ possibile che un «campione», se non l’ordigno stesso, sia stato consegnato agli americani da un kamikaze che in realtà era un agente dei sauditi. Reclutato da Al Qaeda nella penisola arabica avrebbe dovuto compiere un attacco e invece è scappato portando in dote una «fascia» detonante di nuova concezione. Un’elaborazione delle famose mutande bomba impiegate da uno studente nigeriano al servizio dei qaedisti. Il secondo modello è quello che prevede una delicata operazione chirurgica per impiantare nel corpo del terrorista una piccola carica. Esperti di sicurezza hanno paventato il rischio ed hanno citato proprio i tentativi di Al Asiri. Fino ad oggi, però, non sono emersi dati concreti.


Gli Usa hanno disposto la partenza immediata del personale diplomatico dell'ambasciata dello Yemen. E Londra li segue, decidendo di evacuare anche la loro ambasciata yemenita e di diramare il più alto livello di allarme possibile a tutte le navi che transitano a largo delle coste del Paese arabo. Misure legate al crescente pericolo di attacchi da parte dei qaedisti. La rappresentanza è una di quelle chiuse dal Dipartimento di Stato americano, oltre una ventina in tutto il mondo islamico. Washington temeva un attentato per il 4 Agosto ma è evidente che il rischio non è per nulla passato. Nel frattempo l'amministrazione Obama ha autorizzato una serie di attacchi con droni in Yemen negli ultimi 10 giorni nel tentativo di distruggere il complotto terroristico. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti, secondo le quali quattro attacchi con droni sono avvenuti in rapida successione e sono legati «all'emergenza dell'intelligence che ha indicato come i leader del Al Qaida» abbiamo chiesto al gruppo affiliato in Yemen di attaccare obiettivi occidentali. La catena di eventi che ha innescato l’allarme terrorismo è più complessa di quella fino ad oggi raccontata. Sui media Usa sono trapelate molte versioni, dove ogni agenzia di sicurezza ha cercato di prendersi una parte del merito. Dalla contestata Nsa alla Cia. Proviamo a mettere insieme i tasselli. (...)

Mettere la verità degli altri nelle nostre vite (S.Jesurum, Sette, Corriere della Sera)

(...) AMICIZIE VERE. L’inizio è struggente: «Questa che tu non leggerai è la conclusione di ciò che avrebbe potuto essere un’amicizia ebraico-araba. Avrebbe potuto essere e non è stata che in piccola parte perché, nelle attuali condizioni storiche, ogni tentativo di amicizia vera tra un ebreo e un arabo è destinato a fallire». Il problema era – esattamente così come è anche oggi, ed ecco il motivo per cui la lettera viene riproposta – che uno dei due ragazzi era un convinto sionista, realtà che l’altro rifiutava radicalmente. Quando scoppiò la guerra, Sergio aveva detto a Ibrahim che per lui non ci sarebbe stato problema: «Se vincono gli arabi, tu sei arabo, se vincono gli israeliani, tu sei israeliano. Per me, invece, c’è una sola soluzione possibile». Poi i due amici si persero. Questo è il confitto mediorientale, una faccenda terribilmente difficile, triste, complessa, amara per la dimensione umana prima ancora che per una questione politica e/o ideologica. (...)

Pro-Test Italia Si Rivolge Al Presidente Napolitano

Dal sito dell'Associazione Pro-Test traggo e condivido quanto segue
FMM



L’associazione Pro-Test Italia si è rivolta, nei giorni scorsi, direttamente al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ecco il testo della nostra lettera.
Illustrissimo Presidente,
Sono Daria Giovannoni, Presidente dell’associazione no-profit Pro-Test Italia, nata a difesa della ricerca biomedica, e le scrivo riguardo l’ennesimo tentativo di svalutazione della ricerca in Italia.
Mi rivolgo a Lei come garante ultimo del diritto all’istruzione, alla salute e alla ricerca, chiedendo che l’articolo 13 riguardante il recepimento della direttiva europea 2010/63/UE (C. 1326 alla Camera dei Deputati) sulla sperimentazione animale venga rivisto completamente, alla luce delle numerose considerazioni esposte sia da noi che dalla comunità scientifica internazionale.
Non mi voglio soffermare sul fatto che questo articolo vada conto la direttiva dell’Unione Europea, che ben ha saputo mediare tra le richieste degli animalisti e i bisogni della ricerca, ponendo il nostro Paese in infrazione e di conseguenza costretto a nuove multe che non possiamo permetterci; bensì Le esprimo la nostra preoccupazione per le conseguenze che questo articolo porterà nel nostro Paese.
Non troviamo assolutamente accettabile che venga leso il diritto degli studenti a una preparazione completa ed avanzata, all’essere formati come professionisti competitivi in un contesto europeo. Questo articolo infatti incentiva ancora di più la “fuga dei cervelli” che da ormai troppo tempo interessa i nostri giovani laureati.
Non solo, le incredibili limitazioni alla ricerca porteranno l’Italia a non poter più svolgere la cosiddetta “ricerca di base” e di conseguenza verrà a mancare la “ricerca biomedica”. 
Leggi il resto qui http://protestitalia.wordpress.com/2013/08/06/pro-test-italia-si-rivolge-al-presidente-napolitano/

Per un punto della situazione leggi qui: http://protestitalia.wordpress.com/2013/08/02/recepimento-direttiva-sulla-protezione-degli-animali-da-esperimento-facciamo-il-punto/

Affittare Un Utero In India (ilFoglio)

(...) Terribili sono soprattutto le storie che arrivano dall’India. La vera terra promessa dell’utero in affitto, legalizzato dal 2002 e al centro di un business in crescita sregolata, favorita dalle tariffe concorrenziali rispetto agli altri paesi dove pure la pratica è legale (Stati Uniti, Spagna, la citata Ucraina). A raccontare in che cosa consista quel mercato che solo in India, oggi, è valutato in due miliardi di dollari, arriva lo studio di una ong con sede a Nuova Delhi, che dal 1983 si occupa di diritti delle donne: il Centre for social research (Csr), molto attivo anche contro l’aborto selettivo delle femmine e le sterilizzazioni forzate, altre feroci piaghe indiane. Nelle 168 pagine del rapporto, intitolato “Surrogate motherhood. Ethical or commercial”, troviamo i risultati di un sondaggio che ha preso in considerazione cento madri portatrici e cinquanta coppie di committenti (quasi sempre di indiani ricchi residenti in paesi occidentali dove l’utero in affitto è vietato), intervistate a Mumbai e a Nuova Delhi. E’ questa la vera novità dello studio del Crs: a parlare in prima persona sono stavolta anche quelle donne povere e poverissime che accettano di portare avanti una gravidanza su commissione per puro bisogno, a condizioni che non è esagerato definire di tipo schiavistico.

Vediamo così che i contratti stipulati tra queste donne e gli aspiranti genitori (le cliniche in questa fase non compaiono, così non tocca a loro rispondere se qualcosa andasse storto) sono normalmente firmati dopo il secondo trimestre di attesa, una volta consolidata la gravidanza (nelle fecondazioni in vitro c’è un’alta percentuale di aborti spontanei). La maggior parte delle madri surrogate non possiede copia del contratto e spesso non è nemmeno a conoscenza del suo contenuto: a contattarle, magari per strada, è stato uno dei tanti agenti che incassano una commissione dalle cliniche. Oppure ad attirarle è stata un’inserzione pubblicitaria che promette soldi alle madri portatrici. Gli stessi agenti sono, per il settantasette per cento delle donne consultate nel sondaggio, l’unica fonte di informazione su quello che le attende.
Queste e altre circostanze fanno concludere al Csr che, in India, “la libertà della madre surrogata è un’illusione”. Se il neonato mostra un’anomalia o il suo sesso non è quello specificato nel contratto, per esempio, i committenti possono ottenere che la madre surrogata abortisca, spesso con “comodi” metodi chimici somministrati nelle stesse baby factory. Queste donne, durante la gravidanza, vivono nelle cliniche o in case rifugio: ufficialmente per essere al riparo da circostanze che potrebbero metterle a rischio, in realtà per essere controllate: inzeppate di farmaci ormonali prima dell’impianto embrionale, soggette a qualsiasi somministrazione da parte dei medici, dopo.(...)

martedì 6 agosto 2013

I Minatori Cileni, Tre Anni Dopo (ilPost)

(...) I pochi soldi che avevano ricevuto (13 mila dollari per i diritti cinematografici di un film che verrà girato nei prossimi mesi e 10mila dollari donati da un milionario cileno) sono ormai finiti. Alcuni sono ancora disoccupati: uno dei sopravvissuti, Omar Reygadas, ha spiegato come molti proprietari di miniere abbiano timore di assumerli perché «pensano che al primo problema richiameremmo l’attenzione dei media». Qualcuno ha fondato con quei soldi delle piccole imprese e lavora saltuariamente. La maggior parte di loro non ha la possibilità di lavorare perché soffre di gravi problemi fisici e psicologici: sono gli uomini rimasti intrappolati sotto terra per il periodo più lungo di cui si abbia mai avuto notizia e la loro terapia in molti casi si è limitata soltanto alla somministrazione di pasticche per dormire e calmanti. «Alcuni sono caduti nell’alcol e nella droga», ha detto il loro avvocato. 


I minatori cileni, tre anni dopo (ilPost)

lunedì 5 agosto 2013

Un Punto Di Non Ritorno (dal blog di Marta Ottaviani)

(...) Possiamo però dire senza dubbio che la decisione dei giudici, ampiamente prevista da media e opinione pubblica, rischia di esporre il Paese a nuove tensioni dopo il periodo di fuoco dovuto alle proteste per Gezi Parki. Il governo islamico-moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan rischia di tornare nell'occhio del ciclone. Se è vero infatti che alcuni fra i condannati, come l'avvocato Kemal Kerincsiz, avevano tutto fuorché un passato trasparente, ci sono altri imputati che sembrano essere stati riconosciuti colpevoli più per un regolamento di conti politico, che per aver commesso realmente il fatto. Quello che possiamo fare è monitorare come sempre la situazione, ma le circostanze non ci permettono di essere più di tanto ottimisti. Questa mattina la strada che porta al tribunale di Silivri, dove si è tenuto il maxi processo, è stato teatro di scontri fra polizia e manifestanti, soprattutto vicini al partito laico di opposizione CHP, che considerano il processo un'enorme montatura politica. Il 2014 e il 2015 saranno anni di importanti appuntamenti elettorali. La Turchia ci arriva con un clima interno che definirlo teso è usare un eufemismo. 


Un Muro, Un Significato (David Bidussa, ilSole24Ore)

Le frontiere, scrive lo storico Lucien Febvre a metà degli anni '20, segnano luoghi di passaggio, più che linee di interdizione. L'idea di Febvre è che i luoghi di confine sono punti di sutura più che di frattura. Fine della politica è nel proporli appunto come luoghi di sutura per fare in modo che lo siano per davvero: la geografia non è mai ciò che c'è e la politica è uno strumento per fare in modo che la geografia non sia il registro dei conflitti. Oggi vige un diverso principio. I muri ci appaiono come naturali. Lo storico francese Claude Quétel, che con pazienza si è messo a indagare non solo il funzionamento di quelle fratture, ma anche l'origine (...) di David Bidussa - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/ZL2on 

mercoledì 31 luglio 2013

BCE, sì di Draghi alla pubblicazione dei verbali del Consiglio direttivo

(...) Se il progetto venisse realizzato, si tratterebbe della rottura di un tabù gelosamente custodito finora all’interno degli archivi strettamente stop secret dei banchieri centrali europei. Tempo fa Draghi aveva promesso alla Süddeutsche Zeitungl’intenzione di spiegare più in dettaglio le operazioni di politica monetaria e non standard della Bce. E ieri, in un’intervista al quotidiano di Monaco di Baviera, ha detto di ritenere la pubblicazione dei verbali «uno dei prossimi passi necessari» da compiere. E per questo, ha preannunciato che «il board della Bce sottoporrà una proposta in merito alla discussione e alla decisione del Consiglio direttivo».

In seno al direttorio, almeno tre degli altri cinque membri si sono già pronunciati a favore del progetto di maggiore trasparenza, attraverso la pubblicazione dei verbali segreti. Il primo era stato, alcuni giorni fa, il capo economista Peter Praet (in un’intervista al Corriere della Sera), seguito l’ultimo fine settimana dal membro francese Benoit Coeuré e da quello tedesco Jörg Asmussen. E quest’ultimo aveva sostenuto perfino che «i verbali (pubblicati) dovrebbero contenere anche il nome di chi ha votato a favore (di una decisione) e con quale motivazione».(...)

Bce , sì di Draghi alla pubblicazione dei verbali del Consiglio direttivo

31 luglio 1919: nasce Primo Levi

(...) Nato il 31 luglio del 1919 a Torino, da genitori di religione ebraica, Primo Levi si diploma nel 1937 al liceo classico Massimo D’Azeglio e si iscrive al corso di laurea in chimica. Riesce a laurearsi nel 1941 , a pieni voti e con lode ma sul diploma di laurea figura la precisazione: "di razza ebraica". Comincia così la sua carriera di chimico, che lo porta a vivere a Milano, fino all’occupazione tedesca. Il 13 dicembre del 1943 viene catturato  e successivamente trasferito al campo di raccolta di Fossoli dove comincia la sua odissea. Nel giro di poco tempo, infatti, il campo viene preso in gestione dai tedeschi, che deportano tutti i prigionieri ad Auschwitz. È il 22 febbraio del '44:  questa data che nella vita di Levi segnerà  il confine tra "prima" e "dopo". "Avevamo appreso con sollievo la nostra destinazione. Auschwitz: un nome privo di significato, allora e per noi".  (...)

Primo Levi, lo scrittore testimone della Shoa (dal sito Gariwo)

L'importanza dei fatti, delle misurazioni indipendenti, della scienza

(...) I fatti sono un’invenzione recente, non c’erano nemmeno le parole per indicarli. Factum: quello che è stato fatto. Nel 400 d.C. San Girolamo tradusse il Vangelo di Giovanni, 1:14: Verbum caro factum est, E il verbo si fece carne. Factum: da fare, quello che è stato fatto. Non sono un latinista, anzi giusto per rispettare i fatti: per quattro anni sono stato rimandato al liceo. Prendo questa informazione da La stanza intelligente di Weinberger (Codice Edizioni). In alcuni periodi fatto significava fatto disdicevole. Poi è arrivato Bentham e l’utilitarismo. Nel 1819 la Casa dei Comuni britannica discusse un nuovo disegno di legge sugli spazzacamini. I progressisti sostenevano che non fosse giusto far lavorare i ragazzi con meno di 14 anni, mentre i conservatori insistevano che era meglio che i bambini lavorassero «anziché vederli alla prese con imbrogli e furti oggi così comuni tra i maschi di tenera età», come diceva Thomas Denman. Mr. Ommaney era convinto che per i giovani spazzacamini (di otto anni) non ci fosse nessun problema: lui li aveva visti, erano vivaci, allegri e contenti. E Denman rilanciava: a quell’età hanno pure la costituzione fisica perfetta per pulire i camini. I progressisti combatterono le impressioni di Ommaney esibendo delle prove fattuali, e cioè le statistiche mediche che affermavano altro: i giovani spazzacamini esibivano tutti i sintomi della vecchiaia precoce. Erano le statistiche a dirlo: statistiche, dalla radice stat,Stato: un insieme di informazioni di Stato, indipendenti da opinioni e conclusioni personali.
Adesso facciamo presto a dire i fatti e a prendere in giro le statistiche (anzi chi è che non cita Trilussa e il pollo) e l’utilitarismo, ma fino all’Ottocento avevano la meglio i ricchi che, per lo più, esercitavano il potere basandosi sulle proprie impressioni e sulla autorità che il proprio status gli attribuiva. Poi arrivò Bentham. Secondo Bentham il piacere e il dolore influenzano in uguale misura la nostra vita, quindi il criterio per giudicare un’azione è stabilire se produca «la massima felicità per il maggior numero di persone». Il principio di Bentham applicato al caso dei giovani spazzacamini significava, per esempio, che la felicità del duo Denman/Ommaney (usare piccoli di otto anni per pulire il proprio camino) non contava più della felicità dei ragazzini (poveri). Con questa nuova filosofia lo Stato non poteva più basare le sue azioni sulle impressioni di quelli come Ommaney (ho visto anche gli spazzacamini felici), ma doveva impegnarsi ad accrescere la felicità generale. Per prima cosa doveva capire com’era davvero la vita dei cittadini, c’era bisogno di fatti, e di metodologie per accertarli. Fu il tempo dei libri azzurri, i rapporti sulla povertà, la criminalità, l’istruzione. Libri pieni di aneddoti, storie, interviste e tabelle statistiche: fatti su fatti, e anche se i metodi statistici non erano così raffinati, alla fine hanno vinto i progressisti.(...)